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Libero scambio con l'Australia, Ue attenta alle denominazioni

Libero scambio con l'Australia, Ue attenta alle denominazioni
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L'accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia non può prescindere dalle denominiazioni di origine. Bruxelles non cede sull'indicazione geografica che permette di proteggere nomi basati su una località.

Dall'altro lato, l'Australia spera di esportare più prodotti agricoli e di allevamento verso l'Unione, terza destinazione del suo export.

"È strano che un mercato di 500 milioni di persone come quello europeo vende all'Australia - un paese di 25 milioni di persone - più prodotti agricoli di quanti ne importa - dice Brendan Berne, ambasciatore australiano in Francia - L'Australia, nel caso di un accordo più ampio, vorrebbe vedere un maggiore equilibrio in questo scambio".

Ospite del programma Good Morning Europe di Euronews, il rappresentante del governo australiano ha parlato anche del sistema di respingimento dei migranti, molto criticato nel Vecchio Continente.

"Non commento le critiche dei nostri amici europei - prosegue Brendan Berne - L'Australia ha adottato questa politica sull'immigrazione dopo aver provato diversi approcci. Riteniamo di aver trovato la giusta soluzione. Abbiamo fermato gli sbarchi, sono diversi anni che in Australia non arriva una barca".

"Ha avuto successo con la stessa strategia di Matteo Salvini", interrompe la giornalista di euronews, Rosie Wright.

"Sto dicendo che si adatta alle esigenze dell'Australia - conclude l'ambasciatore - Non spetta a me, come diplomatico straniero, commentare ciò che gli altri Paesi dovrebbero o non dovrebbero fare".

Un altro terreno di confronto con l'Australia riguarda anche la lotta all'inquinamento. L'Unione europea teme che le emissioni australiane di carbonio aumentino nel periodo 2013-2020 e che vengano aperte nuove miniere di carbone per l'esportazione.