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La Biennale d'Arte contemporanea di Lione: opere in via di trasformazione

La Biennale d'Arte contemporanea di Lione: opere in via di trasformazione
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Uno dei più importanti eventi di arte contemporanea in Europa, la Biennale di Lione, si sposta in un territorio inesplorato per la sua quindicesima edizione: i 29 mila metri quadri dell'ex fabbrica Fagor-Brandt, chiusa nel 2015.

Curatori ospiti di quest'anno, il team del Palais de Tokyo di Parigi. Tra di loro, Vittoria Matarrese, che illustra la logica del loro lavoro: "Abbiamo voluto soprattutto creare l'attraversamento di un'esperienza. E per attraversare un'esperienza, abbiamo cominciato a immaginare un paesaggio. Ma che tipo di paesaggio? Non semplicemente della natura, non quest'idea di paesaggio, ma un paesaggio che fosse anche economico, sociale, storico, politico, batteriologico, che andasse dall'infrasottile a una dimensione più cosmogonica".

Arte transmedia, transgenere, transgender

Design modernista, glam rock e umorismo si fondono nell'installazione multimediale di Jakob Lena Knebl e Ashley Hans Scheirl. "Mi piace usare la formula transmedia, transgenere, transgender- dice Scheirl -, perché anch'io sono transgender e nei miei quadri cerco di mescolare sempre i diversi generi e media". Il duo artistico denuncia anche gli eccessi del neoliberismo e il lato oscuro del della società.

Il Prometeo dal fegato umano

Sono invece scienza e arte, mitologia e fantascienza, utopia e distopia, a fondersi nel Prometheus Delivered ("Prometeo liberato", con un gioco di parole con liver, "fegato": "Prometeo privato di fegato") di Thomas Feuerstein. Una scultura di marmo raffigurante l'eroe archetipico incatenato viene lentamente decomposta da batteri che mangiano la pietra. "Per punizione ogni giorno un'aquila veniva a mangiare il fegato di Prometeo - ricorda Feuerstein -, e il fegato era il simbolo del futuro. Ho chiesto agli scienziati dell'Università di medicina in Austria di creare un nuovo fegato per il mio Prometeo. Ci sono riusciti e hanno realizzato una speciale scultura 3D ricavata da cellule epatiche umane".

Il punto di vista dei detenuti minorenni

La Biennale di Lione non si tiene più solo a Lione. Ormai si estende all'intero territorio della metropoli e oltre. Uno dei luoghi della manifestazione è Meyzieu, nella periferia della città. Ed è qui, in un carcere minorile, che il francese Karim Kal ha scattato le sue foto, testimonianze di vite dietro le sbarre. "L'idea generale - spiega - era di mostrare il punto di vista dei detenuti, o in ogni caso di chi occupa i locali. Le immagini sono state realizzate di notte con un flash abbastanza potente e una velocità dell'otturatore elevata, e il risultato è che lo sfondo è completamente nero".

"Qui - prosegue l'artista - abbiamo il ritratto di un sorvegliante realizzato da un detenuto con una biro. Abbiamo anche questo vetro che è rotto, a seguito di una pratica molto diffusa nell'ambiente carcerario, che è quella di sbattere la finestra della propria cella per esprimere il proprio malcontento".

Una Biennale in evoluzione

Le opere di oltre 50 artisti provenienti da tutto il mondo saranno in esposizione fino al gennaio 2020. Molte delle opere di quest'ambiziosa ed eclettica Biennale si trasformeranno, cambieranno e cresceranno nei prossimi mesi. Cambiamenti che si riflettono nella metamorfosi dell'edificio che ospita l'esposizione internazionale: da fabbrica di elettrodomestici a centro culturale.