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Il caso dei migranti turchi respinti illegalmente dalla Grecia da "uomini mascherati e con bastoni"

Il caso dei migranti turchi respinti illegalmente dalla Grecia da "uomini mascherati e con bastoni"
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Stando alle testimonianze raccolte da Euronews nelle ultime settimane sono stati denunciati diversi casi di respingimenti illegali di richiedenti asilo provenienti dalla Turchia.

Invece di trovare protezione la maggior parte di loro, stando alle testimonianze dirette delle vittime e a quelle di familiari e avvocati, sarebbe finita nelle prigioni turche.

Il 26 aprile un gruppo di 11 persone ha attraversato il fiume Evros, confine naturale tra Turchia e Grecia. Due di loro, Mikail e Gulay, hanno raccontato ad Euronews cosa è successo dopo che la polizia greca li ha individuati.

"C'erano quattro agenti di polizia e dietro di loro c'erano altre quattro persone che indossavano uniformi di tipo militare, sembravano soldati - racconta Mikail -. Uno di loro aveva una maschera e tutti avevano in mano dei bastoni. Quello con la maschera però ne aveva uno particolarmente grande. A vedere il loro atteggiamento era come se andassero in guerra, come se fossero pronti ad attaccarci. Abbiamo cercato di capire cosa stesse succedendo e gli abbiamo chiesto perché si stessero comportando così. Ci hanno risposto che ci avrebbero rimandati indietro".

"I miei figli - ricorda Gulay - erano accanto a me e mi hanno chiesto se ci avrebbero ucciso. Ho risposto loro di no, che stavano solo cercando di rimandarci indietro".

Nonostante lo spavento Mikail e Gulay oggi sono in Grecia. Altri però non sono stati così fortunati. Tra loro c'è Aisse Erdogan, arrestata assieme ad altre due persone dopo avere attraversato il confine lo scorso 4 maggio.

Dei tre si erano perse le tracce dopo che erano andati assieme ad un avvocato alla stazione di polizia di Neo Heimonio. Al momento si troverebbero nel carcere di Edirne, in Turchia.

Prima di partire Aisse, temendo un respingimento, aveva informato il fratello e un avvocato del suo viaggio.

Ishan Erdogan

"Sono andato alla stazione di polizia di Neo Heimonio e gli ho chiesto di vedere mia sorella - ha detto ad Euronews Ishan Erdogan, fratello di Aisse - ma mi hanno risposto che non era lì e che quel giorno non c'era stato nessun arresto. Ho provato a inistere ma hanno continuato a ripetermi che mia sorella non era lì".

Ufficialmente il caso non esiste. I funzionari del ministero dell'interno greco hanno fatto sapere a Euronews che gli incidenti non sono stati confermati. Tuttavia le denunce continuano ad accumularsi. Gli avvocati delle vittime pretendono giustizia e invocano l'avvio di un'indagine indipendente per individuare i responsabili di questi respingimenti.