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Brexit: dova va il Regno Unito? La May in mezzo al nulla

Brexit: dova va il Regno Unito? La May in mezzo al nulla
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Il caos politico britannico avanza di record in record con la premier Theresa May che chiede una nuova proroga all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. La nuova missiva spedita al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, chiede un'estensione limitata, ma flessibile, della scadenza del divorzio. Praticamente siamo all'assurdo di voler dare flessibilità a qualcosa che è stata trattata con la minor flessibilità possibile. Una 'flextention', secondo l'immancabile trovata linguistica british.

Un accordo coi laburisti?

Ma l'uscita d'emergenza con un accordo coi laburisti di Corbyn stenta a venire anche perchè questi ultimi vogliono un buon accordo doganale col vecchio continente e le animosità conservatrici intonano un altro registro. A tre anni di distanza dal risultato del referendum che avrebbe dovuto separare la Gran Bretagna dall'Europa le catene continentali non si spezzano facilmente perchè far passare nel Parlamento di Westminster un qualche accordo di divorzio è come far passare un cammello nella cruna di un ago.

L'uscita "responsabile"

"Il governo britannico vuole concordare una tabella di marcia che permetta al Regno Unito di ritirarsi dall'Ue prima del 23 maggio e così cancellare le elezioni parlamentari europee, ma continuerà a prepararsi responsabilmente per organizzarle se questo piano non si dimostrasse possibile", premette la May dopo aver fatto riferimento alla richiesta del 30 giugno.

Il weekend dei colloqui con l'opposizione

Nonostante il fatto che i Laburisti si dichiarino delusi dai primi approcci con May, Downing Street conferma la prosecuzione della trattativa senza ribadire di credere ancora di poter rompere lo stallo in casa sua. Insomma si procede fra il nulla con un avvitamento che non danneggia solo il popolo britannico.

Ma l'Europa?

"Saranno i leader dell'Ue al vertice di mercoledì a rispondere alla richiesta" di Theresa May, taglia corto il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, liquidando poi alla stregua di un'indiscrezione l'idea alternativa attribuita a Donald Tusk di una diversa e ben più lunga 'flextension': della durata di un anno - dal termine già fissato dal 12 aprile 2019 al 12 aprile 2020 - con possibile rinuncia in ogni momento. Un'ipotesi che non piace affatto a Parigi, dove l'Eliseo si affretta a far sapere di giudicare "prematura" anche la sola opzione di prendere in esame il rinvio corto evocato da Londra finché non emergerà un "progetto più chiaro". E nemmeno piace al premier olandese Mark Rutte. Intanto fra i governi più concilianti prevale la cautela: dall'Italia alla Germania, con il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che parla di "questioni da precisare" e il portavoce di Angela Merkel che si limita a promettere tutto l'impegno possibile "per evitare una Brexit no deal".

L'incubo no deal

La delicata questione irlandese con l'incubo del ritorno della frontera nell'Irlanda del nord schiude uno scenario regressivo destinato a riaprire vecchie ferite che ancor di più bisognerebbe assolutamente evitare.

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