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Berlinale 2019: il palmarès

Berlinale 2019: il palmarès
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Risplende fra le stelle Juliette Binoche alla Berlinale. La pluripremiata attrice francese quest'anno presiedeva la giuria internazionale del festival.

Un festival che ha premiato con l'Orso d'oro alla carriera la britannica Charlotte Rampling, mentre un'altra grande carriera, quella della regista novantenne Agnès Varda, è stata celebrata con la consegna della Berlinale Camera.

Il premio più ambito della competizione, l'Orso d'oro per il miglior film, è andato a "Synonymes"dell'israeliano Nadav Lapid, che ha raccolto anche il premio Fipresci della critica internazionale.

Il film narra la storia di un israeliano che arriva a Parigi portando con sé un profondo disgusto per il proprio paese e la ferma intenzione di "trasformarsi" in francese, in un caleidoscopico scontro d'identità.

Ad aggiudicarsi il Gran Premio della giuria è stato "Grâce à Dieu" di François Ozon, sulle vicende di pedofilia nella chiesa cattolica in Francia. Al momento di ricevere il trofeo, Ozon ha giocato sul titolo del suo film, proclamando: "Dico solo: 'Grazie a Dio'!".

Un film d'inchiesta girato dalla parte delle vittime che hanno denunciato i colpevoli degli abusi, dando il via all'indagine che ha portato al processo, tutt'ora in corso, all'arcivescovo di Lione Philippe Barbarin. Il film è finito a sua volta in tribunale per aver fatto i nomi degli indagati, e ha attraversato diverse difficoltà, perdendo anche dei finanziamenti, come ammette Ozon ai nostri microfoni: "È complicato, ci penserò la prossima volta, perché ci sono state molte resistenze, reazioni violente, ci sono persone che non vogliono che questo film esca e possa essere visto, è una lotta continua, anche se non è nulla rispetto a quella delle vere vittime..."

Il regista ha anche ringraziato i membri dell'associazione La Parole Libérée, di cui fanno parte le vittime che hanno svelato gli abusi, per averlo ispirato.

Gli Orsi d'argento per la miglior attrice e il miglior attore sono andati ai cinesi Yong Mei e Wang Jingchun. I due interpretano una coppia in "So Long, My Son" di Wang Xiaoshuai, la cui vita è segnata dalla perdita di un bambino nella Cina della politica del figlio unico.

La tedesca Angela Schanelec ha portato a casa l'Orso d'argento del miglior regista per "I Was at Home, But...":Astrid ha perso il marito due anni fa. Quando inizia il film, il figlio tredicenne torna a casa dopo essere sparito per una settimana, senza una spiegazione.

Soddisfazione non da poco anche per l'Italia: vince per la migliore sceneggiatura "La paranza dei bambini", tratto dal libro di Roberto Saviano.

Dopo 18 anni questa è anche l'ultima edizione per il direttore del festival Dieter Kosslick, che è riuscito a rafforzarne il profilo politico, attraendo star internazionali e dando supporto a registe donne. Con 350 mila biglietti venduti ogni anno, Kosslick ha reso la Berlinale il festival del cinema più accessibile al mondo per il pubblico.