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Migranti: Ispi, studio fa luce su utilità politiche deterrenza

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Migranti: Ispi, studio fa luce su utilità politiche deterrenza

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Un rapporto dell'Ispi curato dal ricercatore Matteo Villa che fa un bilancio e che vuole imporre una riflessione sull'utilità delle politiche di deterrenza a quattro mesi dall'inizio della stretta sui salvataggi in mare, voluta dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. La conclusione è la "riduzione relativamente modesta" degli sbarchi, che ha coinciso "con un forte aumento del numero di morti e dispersi".

Il rapporto confronta i due fenomeni su tre periodi, quello precedente alla fase che ha visto il calo degli sbarchi da luglio 2016 fino allo stesso mese nel 2017, quello che ha coinciso con le politiche di Minniti fino al governo Conte e infine il momento attuale quello delle politiche di Salvini.

Numeri alla mano, la fase pre-calo degli sbarchi ha visto l'ingresso via mare in modo irregolare di 195.000 persone ovvero una media di 532 arrivate in modo irregolare al giorno. Numero drammaticamente sceso a 117 persone nel periodo Minniti, infine una media di 61 al giorno, durante le politiche di Salvini dal giugno 2018 al settembre di quest'anno.

Sul fronte dei morti e dispersi in mare il grafico elaborato da Ispi mostra chiaramente come si sia passati da una media di 3 morti al giorno nel periodo Minniti ad una di 8 da quando sono entrate in vigore le poltiche di Salvini.

L'ulteriore riduzione deli sbarchi del 48% in quest'ultimo periodo rispetto al precedente, durante il quale c'e' stata quasi parità tra arrivi e morti - non coincide con il numero dei decessi e dei dispersi che in questo caso invece risulta piu che radoppiato.

Uno studio chiaro che, si legge, vuole far riflettere, si legge nel rapporto, sulla relazione che esiste tra costo e opportunità delle politiche pubbliche e che definisce "dubbia" l'utilità delle misure di deterrenza a fronte di una riduzione modesta degli sbarchi a cui ha corrisposto un aumento significativo dei morti in mare.