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Più tasse, meno pensioni: la ricetta (indigesta) dell'austerity alla greca

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Di Diego Giuliani
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Più tasse, meno pensioni: la ricetta (indigesta) dell'austerity alla greca

Aumenti alle tasse e tagli alle pensioni i bocconi più amari dell’austerity alla greca, che Tsipras deve far ingoiare a piazza e Parlamento, per poter passare in cassa e reclamare lo sblocco di oltre 5 miliardi di aiuti.



Più tasse per tutti? Il rebus della soglia d’imponibilità

Se sul fronte delle tasse il Ministro delle finanze Tsakalotos ha a più riprese giurato che non abbasserà la soglia d’imponibilità al di sotto degli attuali 9.100 euro, è su quello delle pensioni che gli ambiti tagli da oltre un milardo all’anno stanno catalizzando tensioni e critiche.

Indiscrezioni riportate da media greci lasciano tuttavia supporre che Atene sia pronta a fare retromarcia e abbassare invece la soglia di imponibilità, per rispondere a esigenze avanzate dal Fondo Monetario Internazionale.



Il nodo delle pensioni: tagli dolorosi ma (secondo Atene) inevitabili

“Oggi siamo un quarto più poveri di quanto già non lo fossimo nel duemiladieci – ha argomentato giovedì il Ministro del lavoro Katrougalos -. Ed è anche per questo che dobbiamo fare delle concessioni sulle pensioni. Per la prima volta, ciò avverà però nel rispetto di un principio d’equità”.

In un appello a votare il pacchetto di riforme, Tsipras ha parlato di “esigenza che deve essere compresa da tutti” e giustificato gli interventi sulle pensioni con l’urgenza di tornare alla “sostenibilità”. Obiettivo dei previsti tagli da oltre un miliardo all’anno è alleggerire i costi di un sistema previdenziale, che da solo incarna il 17% del PIL greco.

La scure delle riforme proposte si abbatterà dal 2018 soprattutto sulle pensioni oltre i 1.300 euro, ma all’Eurogruppo Atene vuole presentarsi con tagli del 15% anche a quelle che toccano i 750. In ballo, nella riunione di lunedì, la revisione di conti che Christine Lagarde già sostiene non tornino: nessuna soluzione, il messaggio che la numero uno del Fondo Monetario Internazionale ha ribadito ai 19, senza una ristrutturazione del debito.