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Maduro spedì cinque miliardi di euro in lingotti d'oro in Svizzera: ecco perché

ARCHIVIO. In questa foto d'archivio del 10 gennaio 2019, il presidente del Venezuela Nicolás Maduro fa il segno della vittoria durante la sua cerimonia di insediamento.
ARCHIVIO. In questa foto d'archivio del 10 gen. 2019, il presidente del Venezuela Nicolás Maduro fa il segno della vittoria durante la cerimonia di giuramento. Diritti d'autore  Ariana Cubillos/AP
Diritti d'autore Ariana Cubillos/AP
Di Una Hajdari
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dieci anni fa, Caracas spedì in segreto 127 tonnellate d'oro della banca centrale a fonderie Svizzere con l'obiettivo di ottenere liquidità e frenare la crisi del debito, ma non servì

Dieci anni fa, il Venezuela spedì in segreto in Svizzera l'oro delle sue riserve per un valore di quasi 4,7 miliardi di franchi svizzeri (5,05 miliardi di euro), con l’intenzione di fonderlo e venderlo sui mercati internazionali.

Nel giro di cinque anni, Caracas trasportò per via aerea in Svizzera 127 tonnellate d’oro, operazione successivamente ricostruita dalle dogane svizzere.

La Svizzera è uno dei principali hub internazionali per l’oro e, in termini di valore, è stata il maggiore importatore ed esportatore di oro al mondo.

Elemento cruciale per un Paese come il Venezuela, che cercava di monetizzare i lingotti delle riserve auree della sua banca centrale: in Svizzera hanno sede alcune delle maggiori fonderie al mondo. Tra queste Valcambi, Pamp e Argor-Heraeus, concentrate in gran parte nel Canton Ticino.

Queste strutture possono fondere e rifondere i metalli negli standard più elevati dei formati internazionalmente commerciabili, le cosiddette barre "Good Delivery", e fornire la documentazione e le certificazioni che rendono l’oro più facile da vendere sul mercato globale.

In passato il governo svizzero non aveva pubblicato dati sull'oro venezuelano, in linea con la tradizione di massima discrezione finanziaria, che continua a renderla attraente sia per importanti uomini d’affari sia per leader con inclinazioni autocratiche alla ricerca di un luogo dove custodire i propri asset.

L’emittente pubblica svizzera Srf ha affermato che il governo di Maduro spedì l’oro all’estero per "disperazione", nel tentativo di scongiurare la bancarotta dello Stato, vendendo parte dei lingotti e utilizzandone un’altra parte come garanzia per prestiti e per il rifinanziamento del debito.

Quando nel 2017 il Venezuela andò in default, il Paese era già di fatto escluso dai normali canali di rifinanziamento e stava esaurendo le riserve di valuta forte (oro o valute estere) utilizzabili.

Un policy paper del 2017 del Center for International Governance Innovation (Cigi) stimava per quell’anno un fabbisogno di finanziamento che raggiungeva quasi 20 miliardi di dollari (17,1 miliardi di euro) includendo i pagamenti dei debiti che Caracas aveva con la Cina.

Il Venezuela presentava un "notevole gap di finanziamento" e "poche risorse o opzioni di politica economica per colmarlo”, proprio mentre Maduro faceva trasportare l’oro in Svizzera.

I proventi delle esportazioni di petrolio, che erano e restano la principale rendita per il Paese, erano crollati, e il rapporto affermava che “le entrate da esportazione sono gravemente insufficienti a coprire il servizio del debito obbligazionario di quest’anno”.

Secondo Srf, dopo la rifusione, parte dell’oro venezuelano è stata venduta a Paesi come la Turchia o trasportata verso altre destinazioni, come la Gran Bretagna, anch’essa un importante hub internazionale per il commercio dell’oro.

Parte delle riserve auree del Venezuela sono nel Regno Unito

Nei caveau della Bank of England è custodito oro venezuelano dal valore di almeno 1,95 miliardi di dollari (1,67 miliardi di euro), secondo documenti del 2020 della Corte Suprema del Regno Unito. Le 32 tonnellate di oro sono a Londra dagli anni '80, ha riportato il Guardian, ma dal 2018 a Caracas è stato vietato di prelevarle come risultato delle sanzioni internazionali imposte al Paese.

Quando Maduro inviò l'oro in Svizzera, le importazioni del Paese elvetico non violavano alcuna sanzione. Tuttavia, operazioni di questo tipo oggi sarebbero altamente improbabili, poiché nel 2018 il Paese ha inasprito le normative sulle transazioni finanziarie dopo l’introduzione delle sanzioni contro il Venezuela da parte di Stati Uniti e Unione Europea.

Il tentativo di Maduro di prevenire il default trasferendo le riserve auree all’estero è quindi in gran parte fallito. Già nel 2017 il Venezuela non era più in grado di adempiere ai propri obblighi e non poteva né rimborsare i debiti né pagare i relativi interessi.

L’attuale debito estero del Venezuela è stimato fino a 170 miliardi di dollari (145,4 miliardi di euro), pari al doppio della produzione economica annua del Paese, rendendolo di fatto insolvente.

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