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Prodi: "L'Europa non ha una politica estera, con l'unanimità non si può governare"

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Di Alberto De Filippis
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Prodi: "L'Europa non ha una politica estera, con l'unanimità non si può governare"
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Romano Prodi è considerato uno dei padri dell'euro ed è un convinto sostenitore dell'allargamento dell'Unione europea. L'ex presidente della Commissione europea chiede coraggio ai leader comunitari per affrontare le nuove sfide geopolitiche e sanitarie, dalla Brexit al Covid, che hanno stravolto l'agenda di Bruxelles. Alberto De Filippis ne ha parlato con l'ex premier italiano, che ha appena pubblicato il suo nuovo libro, "L'Europa", in cui racconta la storia del progetto europeo, dalla sua nascita ai giorni nostri, attraverso cento immagini significative.

**Lei è stato al vertice dell'Unione e sempre tra i promotori del progetto europeo. Adesso è critico: ha criticato ad esempio il concetto di unanimità nei processi decisionali comunitari, affermando che nessun sistema democratico può operare in questo modo. L'Unione quindi non funziona più così com'è?
**Ho sempre ritenuto l'unanimità una disgrazia. Confermo che con l'unanimità non si può più governare. Non possiamo più sopportare di non avere una politica estera, di avere Turchia e Russia che comandano in Libia, di non sapere che decisioni prendere perché le dobbiamo prendere tutte all'unanimità, dalla guerra in Iraq in poi. Sono convinto che alcuni paesi europei stiano capendo questo aspetto e, se si potesse creare un primo legame su questo con Germania, Francia, Italia, e Spagna, si troverebbe un nucleo che può fare finalmente il salto in avanti nella politica europea.

**L'Europa è spesso accusata di essere un gigante con i piedi d'argilla. Come ritiene che si stia gestendo il dossier ucraino, il problema ai confini con la Bielorussia e il problema dell'approvvigionamento di gas dalla Russia? E come ci si sta interfacciando con altri competitor importanti come la Cina?
**C'è da un lato una fedeltà all'Alleanza atlantica che ha unito i paesi europei fin dall'inizio. È una fedeltà secondo me necessaria e utile, ma passiva: quindi la politica europea non la fa l’Europa. Secondo me anche la Nato avrebbe bisogno di un esercito europeo. Ci siamo lamentati di non essere stati avvisati del ritiro dall'Afghanistan: ecco, non esiste un'alleanza in cui non si avvisa l'alleato.

**L'Unione ha attraversato varie crisi nella sua storia, però lo scontro fra Bruxelles e i paesi come Polonia e Ungheria sembra potenzialmente più devastante. Secondo lei come potrà risolversi alla fine?
**È uno scontro sui principi fondamentali dell'Unione, ma io sono fortemente convinto che saranno Polonia e Ungheria a capire che hanno fatto qualcosa di sbagliato. C'è una progressiva coscienza. La democrazia è pazienza, e io vedo un mutamento della situazione in quei Paesi. Quindi sono ottimista.

**Dopo la Brexit si stanno in qualche modo ridisegnando i ruoli in Europa, per esempio con il trattato del Quirinale fra Francia e Italia. La locomotiva franco-tedesca, in questo nuovo stato di cose, è una realtà superata? Ha ragion d'essere?
**Ma nient'affatto. L'Europa non può andare avanti se non ci sono i due pistoni del motore che sono Francia e Germania. L'Italia è però essenziale affinché questo motore funzioni. Al gruppo, oltre Francia e Germania, va aggiunta anche la Spagna.

**Parliamo un po' di soldi. Per ottenere il Recovery Fund sono necessarie le riforme. I soldi che dovrebbero arrivare saranno legati a queste riforme che sono una condizione necessaria per ottenerli. Cosa ne pensa?
**Secondo me bisogna l'unica via di uscire e fare le riforme. Io ne sono convintissimo. Nell'economia si è fatto il passo in avanti che non si è fatto in politica. Attenzione però che esiste un messaggio molto chiaro: per fare passi in avanti si esigono comportamenti comuni. Non esiste altra via d’uscita che fare le riforme. Non sono state messe per dispetto queste riforme, ma per procedere in modo omogeneo, unitario. Allora le riforme vanno semplicemente realizzate. Sono convintissimo che l’Unione Europea debba usare un'adeguata severità in questo controllo.

Sta per arrivare il ventesimo compleanno della moneta unica. Possiamo fare un rapido bilancio? Qualcosa poteva essere fatta meglio o in modo diverso vent'anni fa?

È partita benissimo poi, durante la crisi, i poteri decisionali si sono smagliati e l'euro ha perso la sua brillantezza. Io credo che sia ancora molto forte la necessità per l'euro e oggi è uno dei giocatori importanti anche se non è a parità del dollaro, come qualcuno sperava. Però non è certo un giocatore minore.

Rizzoli
La copertina del nuovo libro di Romano ProdiRizzoli

**Tra poco si giocherà la partita del Quirinale. Draghi lo vogliono tutti per gestire la ripresa ma anche come presidente della Repubblica. Secondo lei come andrà a finire?
**Non ne ho la minima idea perché non so che idea abbia Draghi. Basta che la scelta sia fatta consapevolmente, con un paese sereno e non ci siano degli scontri. Per il resto, quando si tratta di decisioni personali, devono essere lasciate alle persone. La prima cosa è dire: che intenzioni hai? Perché tutti parlavano di Mattarella. Mattarella ha sempre detto di no e il problema è risolto. Con Draghi il pronunciamento dovrà arrivare presto.

**Lei ha scritto un libro che è una dichiarazione d'amore nei confronti dell'Europa. Mi illustra alcune delle immagini a cui è più affezionato e perché?
**Comincio ovviamente con la cultura e con la mia città, Bologna, e con gli stemmi degli studenti che a fine Medioevo venivano da tutte le parti d'Europa. In questa cultura che andava avanti nel momento della tragedia delle guerre e poi le tensioni tra le due terribili guerre mondiali. E poi arrivano tre grandi statisti che capiscono che la storia deve cambiare. Prendono il Manifesto di Ventotene e comincia l'avventura. E questi sono i momenti delle emozioni. Poi ci sono i momenti del divertimento, la testata di Zidane ai mondiali. E poi l'Erasmus e i grandi passati dell'euro: un'Europa rigorosa nell'analisi ma facile ed emozionante nel racconto.