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Phobic2ice: un'alternativa allo sghiacciamento chimico

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Phobic2ice: un'alternativa allo sghiacciamento chimico

Phobic2ice: un'alternativa allo sghiacciamento chimico
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Per chi vola in inverno un ritardo dovuto a una procedura di sghiacciamento può essere molto seccante. L'attesa è giustificata: il ghiaccio sulla superficie di un aereo può essere estremamente pericoloso. Ma una soluzione migliore è possibile?

Il problema è che le gocce d'acqua restano appiccicate alle superfici d'alluminio. È così che le particelle di ghiaccio si attaccano all'aeroplano quando fa freddo e umido. Come si può prevenire? Risponde Bartlomiej Przybyszewski, scienziato dei materiali: "Una delle soluzioni per evitare la formazione di ghiaccio sull'aereo è di usare rivestimenti superidrofobici".

Ed è proprio su questo che questi scienziati stanno lavorando, nell'ambito del progetto di ricerca europeo PHOBIC2ICE. Uno di questi rivestimenti sperimentali contiene nanoparticelle che rendono l'alluminio straordinariamente idrorepellente e di conseguenza antighiaccio.

"Le nanoparticelle - spiega Przybyszewski - formano dei rilievi che intrappolano l'aria. È per questo che l'acqua non può entrare e scivola sulla superficie".

Gli scienziati stanno lavorando su vari modi possibili per rendere i materiali antighiaccio. Tecnologie all'avanguardia che s'ispirano a un fenomeno naturale noto come "effetto loto": le foglie di loto non si bagnano grazie alla nanoscopica struttura che hanno sulla superficie.

Per passare alle applicazioni pratiche, visitiamo il centro di ricerca e tecnologia di Airbus, dove troviamo una galleria del vento ghiacciato. Realizzato in legno, per ragioni d'isolamento termico, questo strumento mostra come si forma il ghiaccio sulle superfici di un aereo.

"In sostanza - dice il ricercatore Norbert Karpen - creiamo una nuvola di ghiaccio all'interno del tunnel. L'acqua viene spruzzata nel tunnel e finisce su queste strutture dove si ghiaccia al momento dell'impatto".

Come mostra l'esperimento, le particelle d'acqua fredda possono trasformarsi in ghiaccio nel momento in cui colpiscono l'aereo. Ma nella creazione di queste superfici bisogna pensare anche a molti altri pericoli, spiega lo scienziato Elmar Bonaccurso: "Come industria dobbiamo assicurarci che questi rivestimenti antighiaccio non siano soltanto funzionali contro il ghiaccio, ma siano anche resistenti ad agenti atmosferici come la sabbia, se voliamo attraverso una tempesta di sabbia, la pioggia, se l'aereo vola attraverso una nuvola, oppure i raggi ultravioletti".

Questo strumento bombarda dei campioni con getti d'acqua ad alta pressione per scoprire quanto ci metta la superficie a consumarsi. Dover riapplicare i rivestimenti troppo spesso costerebbe troppo. Ulteriori ricerche dovrebbero permettere ai rivestimenti antighiaccio di migliorare a sufficienza per poter competere con gli attuali metodi di sghiacciamento.

Perché, dice la professoressa Jolanta Sapieha, per sghiacciare i velivoli "Al momento applichiamo calore, e le sostanze che usiamo non sono molto efficienti, consumano molto combustibile. E poi ci sono le dannose sostanze chimiche che usiamo per rimuovere il ghiaccio. Quindi un miglioramento delle superfici sarebbe un'ottima soluzione, molto economica"

Ci vorranno ancora anni di ricerca, ma alla fine questa tecnologia potrebbe rendere lo sghiacciamento chimico solo un ricordo.

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