ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Quinoa e amaranto: il cibo del futuro?


futuris

Quinoa e amaranto: il cibo del futuro?

Progetto “Protein2Food”

La risposta ai futuri problemi alimentari mondiali potrebbe venire dal passato. Piante come la quinoa, già note alla civiltà degli Incas, sarebbero un’alternativa al consumo di carni. Qui a Caserta, nel sud dell’Italia, si stanno sperimentando questo tipo di coltivazioni nell’ambito del progetto Protein2Food.

Mangiare sano e proteico senza consumare carne

Un giorno queste piante potrebbero modificare i nostri regimi alimentari, attualmente troppo ricchi in proteine animali. Secondo la Fao entro il 2050 la domanda di cibo nel mondo aumenterà del 70%; saranno dunque necessarie fonti alternative di proteine di alta qualità, come la quinoa e l’amaranto, che hanno valori nutrizionali simili alla carne. Come ci spiega Cataldo Pulvento, ricercatore presso il CNR-ISAFOM, la composizione delle proteine di quinoa e amaranto è costituita da tutti gli amminoacidi essenziali, per cui anche avendo un livello proteico inferiore alle leguminose hanno una qualità (nutritiva) superiore.

Le proprietà nutritive di colture come quinoa e amaranto

In Italia, come negli altri paesi che partecipano a questo progetto finanziato dall’UE, i ricercatori studiano diversi tipi di colture per capire quali sono le più adatte a crescere in particolari condizioni. “Quinoa e amaranto sono culture molto tolleranti agli stress abiotici. Nella zona del sud Europa gli stress abiotici principali sono la scarsità idrica e la salinità”, prosegue Pulvento

Durante i test, le piante vengono annaffiate a ritmi differenti con acqua a salinità variabile. Proprio l’acqua è una delle principali vittime della produzione intensiva di carne, in quanto ne sono necessarie enormi quantità per la coltivazione dei mangimi degli animali. “Possiamo mangiare carne, è buona, ma consuma molta terra per produrre il foraggio che usiamo per nutrire gli animali. Inoltre c‘è un enorme consumo di acqua per ogni kg di carne prodotta, che è circa dieci volte superiore a quella usata per le piante “ Sven Erick Jacobsen, Professore presso l’Università di Copenaghen e Coordinatore del progetto Protein2Food.

I ricercatori del CNR di Ercolano studiano in dettaglio, attraverso immagini in 3D, l’impatto degli stress test sulla produzione e la qualità dei raccolti. Fattori chiave per capire il potenziale delle colture. “L’importanza per il coltivatore è quella di essere sicuro di coltivare una pianta che ha una buona resa per la sua azienda, per il consumatore andiamo a distinguere le diverse componenti del seme, ognuna delle quali presenta delle proprietà che possono essere desiderabili dal punto di vista del consumatore”, ci fa notare Giacomo Mele, ricercatore presso il CNR-ISAFOM.

Il progetto si basa su un approccio multidisciplinare, che copre tutta la catena di approvvigionamento alimentare, ecco perché si deve tenere conto anche della parte culinaria, visto che ha un impatto diretto sui consumatori. Raffaele Ingicco, chef presso il ristorante Giosole Capua, ci spiega che il principale problema è che la gente non conosce la quinoa. “Se la abbiniamo ad altri legumi può essere un ottimo ingrediente per far fare un salto di qualità alle zuppe, per esempio.”

In pratica queste antiche colture, come sostiene anche il Professor Jacobsen, miglioreranno la nostra dieta quando saremo seduti a tavola per cenare con la famiglia. La nostra alimentazione sarà più ricca. La fertilità del suolo ne trarrà un grande beneficio.

Incentivando la produzione di proteine vegetali si porteranno vantaggi anche all’ecosistema e quindi alla nostra salute. Secondo gli scienziati del progetto, infatti, la transizione dalle proteine di origine animale a quelle vegetali porterà una riduzione della quota di emissioni di CO2.

La nostra scelta

Prossimo Articolo

futuris

Le micro-alghe utili per produrre cibo, farmaci, plastiche e cosmetici