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Kosovo: il "treno della discordia" fermato al confine ritorna a Belgrado

Era diretto a Kosovska Mitrovica, il “treno della discordia”, decorato con la bandiera serba e la scritta in 21 lingue “Il Kosovo è Serbia”.

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Kosovo: il "treno della discordia" fermato al confine ritorna a Belgrado

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Era diretto a Kosovska Mitrovica, il “treno della discordia”, decorato con la bandiera serba e la scritta in 21 lingue “Il Kosovo è Serbia”. Era partito sabato mattina da Belgrado. Quello previsto era il viaggio inaugurale dopo 18 anni di interruzione: a bordo politici, funzionari serbi e giornalisti oltre ai normali passeggeri. Il convoglio è stato fermato a Raska, ultima località serba prima del confine con Kosovo. Non è chiaro chi abbia dato l’ordine dello stop.
Il primo ministro serbo, Vucic, ha chiesto che il convoglio venisse fermato per evitare tensioni. Ma anche il presidente kosovaro, Hamci, ne aveva ordinato lo stop.

“Il Kosovo rispetta la libertà di movimento di persone e beni, ha scritto Hamci su Facebook. Ma l’ingresso di un treno con affissi slogan nazionalisti serbi, contrari alla costituzione kosovara, è totalmente inaccettabile. Inoltre ci sono passeggeri e alte cariche della Serbia su questo treno che non hanno il permesso di entrare nel Paese. Tutto quello che è illegale e che viola potenzialmente la sovranità del Kosovo dovrebbe essere evitato. Questo treno è l’ultima delle provocazioni e le autorità kosovare prenderanno immediati provvedimenti legali per fermarlo”
Il premier serbo gli ha risposto a stretto giro di posta: “Le autorità kosovare hanno mandato unità speciali armate al confine per arrestare il macchinista del treno e i passeggeri: inizialmente pensavamo fosse per arrogarsi una sorta di vittoria politica. Ma poi abbiamo realizzato che quello che vogliono è provocare un conflitto su larga scala”.

Questo tentativo di Belgrado di rimettere in funzione, 18 anni dopo il conflitto in Kosovo del 1998-99, la linea che collega la capitale serba a Kosovska Mitrovica nel nord del Kosovo, si è scontrata con la ferma opposizione di Pristina che ha visto in questo atto una seria provocazione.