ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ridurre lo zucchero? Facile a dirsi...

L’OMS raccomanda di non consumare più di 50 grammi di zucchero al giorno: più o meno. In effetti, l’organismo dell’ONU che si occupa della nostra

Lettura in corso:

Ridurre lo zucchero? Facile a dirsi...

Dimensioni di testo Aa Aa

L’OMS raccomanda di non consumare più di 50 grammi di zucchero al giorno: più o meno.

In effetti, l’organismo dell’ONU che si occupa della nostra salute dice che si dovrebbe ridurre il consumo di zuccheri al 10% del totale del nostro consumo energetico (calorie). In media, quindi, 50 grammi. Meglio sarebbe un’ulteriore riduzione, addirittura al 5%.

Così facendo si riduce drasticamente il rischio di carie, sovrappeso e obesità (e quindi i rischi cardiovascolari connessi).

Attualmente in Europa le raccomandazioni raramente si azzardano a scendere al di sotto di una soglia del 15% (come in Italia). E il consumo medio di un adulto nell’Europa occidentale è di 101 grammi.

Tagliare della metà l’apporto energetico degli zuccheri non è facile, ma con un po’ di consapevolezza in più e qualche semplice regola di comportamento…

In effetti, la raccomandazione dell’OMS considera gli zuccheri liberi monosaccaridi e disaccardi (per intenderci: glucosio, fruttosio, saccarosio) aggiunti ad alimenti e bevande, ma anche quelli presenti naturalmente nel miele, negli sciroppi, nei succhi di frutta. Esclusi invece gli zuccheri naturalmente presenti in frutta, verdura e latte freschi: quelli non fanno male.

  • Ecco a cosa corrispondono 50 grammi di saccarosio, o zucchero da tavola. L’OMS consiglia questo limite giornaliero per la dieta di un adulto

  • 50 grammi di zucchero li trovate, per esempio, in 77,7 grammi di Mars, cioè poco meno di due barrette


  • 50 grammi di zucchero corrispondono anche a poco meno di sei porzioni da 30 grammi di Honey Pops, i cereali soffiati al miele della Kellog’s. Una porzione contiene 8,7 grammi di zucchero

  • 50 grammi di zucchero sono anche contenuti in 88 grammi di Nutella, o cinque cucchiaini

  • 50 grammi di zucchero valgono poco meno di una bottiglietta da 50 cl di Coca Cola

  • 50 grammi di zucchero li trovate anche in una dose da 45 cl di succo d’arancia Tropicana, benché ci sia scritto “senza zuccheri aggiunti”


  • 50 grammi di zucchero sono contenuti anche in tre dosi da 64 grammi di cioccolata istantanea della Benco. Una porzione con l’aggiunta di latte contiene circa 16 grammi di zucchero

  • 50 grammi di zucchero corrispondono anche a poco più di un quarto di un pacchetto da 330 grammi di M&Ms


  • 50 grammi di zucchero valgono anche più o meno 80 grammi di frutta secca mista da supermercato


  • 50 grammi di zucchero sono contenuti in cinque confezioni piccole di yoghurt da bere, bemché sia scritto “senza zuccheri aggiunti”. Una confezione contiene 10 grammi di zucchero


  • 50 grammi di zucchero si trovano in un terzo di una meringata al limone surgelata da 490 grammi

  • C‘è zucchero persino dove non vi aspettereste di trovarne. Una piccola porzione (80 grammi) di Penne Barilla contiene 3 grammi di zucchero

  • Una pizza surgelata ai peperoni e formaggio contiene 22 grammi di zucchero


  • E 50 grammi di zucchero corrispondono anche a poco meno di 18 fette di pane bianco. Ci sono 2,8 grammi di zucchero in ogni fetta

Morale: mangiate fresco, mangiate vario e non mangiate per noia o per stress: la gran parte degli zuccheri “da ingrasso” è contenuta in alimenti trasformati, solitamente proposti ovunque e in confezioni pratiche e attraenti…

Su questa “morale” sono d’accordo anche quanti non condividono l’approccio quantitativo dell’Organizzazione Mondiale della Salute: per esempio il governo italiano. Il Ministero della Salute si era già opposto in passato all’imposizione di regole di riduzione degli ingredienti, che metterebbero in difficoltà l’industria dolciaria italiana (spesso legata a tradizioni di lunga data): l’approccio giusto, dice il governo di Roma, non è quello che impone una riduzione del contenuto di zuccheri, ma quello che insegna le giuste abitudini di consumo. Cioè: non esistono cibi cattivi, ma le cattive abitudini alimentari sì. Ed è su quelle che si deve agire.