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Ucraina, dalla rivoluzione alla guerra civile

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Ucraina, dalla rivoluzione alla guerra civile

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Il 2014 si conclude in lutto con l’attacco contro una scuola da parte dei taleban del Pakistan e la morte di oltre 120 bambini. Il 2014 è stato un anno difficile, spesso tragico, un anno segnato da guerre, drammi e da pochi eventi felici.

Durante tutto l’anno, la nostra redazione e i nostri inviati vi hanno raccontato questi eventi. Abbiamo selezionato i momenti più importanti del 2014 e vi invitiamo a riviverli con noi.

Cominciamo con l’Ucraina. Un paese diviso dalle diverse aspirazioni dell’Est e dell’Ovest. E poi la decisione del presidente che accende la miccia della rivoluzione. Una crisi degenerata in una guerra civile che si combatte alle porte d’Europa. E di cui non si sa quale sarà l’esito.

Innescate dopo il rinvio dell’accordo di associazione con l’Unione europea nel novembre 2013, a febbraio le proteste di piazza a Kiev si fanno violente. Inizia la rivoluzione di Maidan. Il presidente, Viktor Yanukovich, rifiuta di dimettersi e dà l’ordine di evacuare la piazza. Ne seguono violenti scontri che provocano 82 morti.

“Non ho intenzione di lasciare l’Ucraina, non vado da nessuna parte. Non ho intenzione di dimettermi – annuncia il cao dello Stato in tv – Sono un presidente legittimamente eletto”.

Neanche 24 ore dopo, Yanukovich fugge da Kiev a bordo di un elicottero.

È la fine della sua presidenza. Nel giro di poche ore, il Parlamento ucraino lo destituisce e delibera il rilascio immediato dell’ex eroina della rivoluzione arancione, Yulia Tymoshenko, in carcere da 2 anni e mezzo.

Il suo arrivo in sedia a rotelle in piazza Maidan, il 22 febbraio, è una delle istantanee di questa rivoluzione. Ma ben presto la situazione si deteriora. Il paese si scopre più che mai diviso tra filo-europei e filo-russi.

La decisione della Rada di abolire l’uso della lingua russa fa esplodere la polveriera rappresentata dall’Ucraina orientale. Il 3 marzo, centinaia di manifestanti filo-russi occupano i palazzi del potere in diverse città del Donbass.

In Crimea si va dritti verso la secessione. Il 16 marzo, in una regione presidiata dalle truppe di Mosca, si vota per l’unificazione con la Russia. La comunità internazionale non riconosce il referendum.

Ma gli abitanti della Crimea celebrano la separazione dall’Ucraina. Due giorni dopo, Vladimir Putin e il presidente della regione autonoma firmano il trattato di adesione alla Russia. È la prima volta dopo la guerra nei Balcani che in Europa cambiano le frontiere.

Un detonatore per le regioni dell’Est, dove la crisi cede il passo alla guerra civile tra esercito di Kiev e forze separatiste, sospettate di essere sostenute dalle truppe russe. Si susseguono, senza successo, i negoziati e gli accordi per un cessate il fuoco in una guerra che ha già provocato oltre 4.000 morti. Numerose sono le vittimi civili.