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La Federal Reserve alza i tassi per la prima volta dal 2023 con un voto unanime che sfida il presidente Trump

ARCHIVIO. Il presidente del Federal Reserve Board Kevin Warsh parla durante una conferenza stampa a Washington, il 29 luglio 2026
ARCHIVIO. Il presidente del Federal Reserve Board Kevin Warsh parla durante una conferenza stampa a Washington, 29 luglio 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Mark Schiefelbein
Diritti d'autore AP Photo/Mark Schiefelbein
Di Quirino Mealha
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La Federal Reserve ha alzato il tasso di riferimento di un quarto di punto. Si tratta del primo rialzo da luglio 2023, ed è stato approvato all’unanimità (12-0). Una mossa che pone il presidente della Fed Kevin Warsh in rotta di collisione con il presidente Usa Donald Trump che lo ha nominato

Alla sua prima decisione alla guida della Fed, Kevin Warsh ha preso le distanze dal presidente statunitense Donald Trump, e lo ha fatto con l'appoggio dell'intero comitato.

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Mercoledì il Federal Open Market Committee ha aumentato i tassi, dopo averli mantenuti tra il 3,5% e il 3,75% da dicembre, ponendo fine a una pausa sempre più difficile da giustificare perché i costi dell'energia spingevano i prezzi al rialzo.

Nessun membro ha votato contro, il risultato è stato un unanime: 12 a 0.

Il dato è significativo perché le pressioni andavano in entrambe le direzioni: a luglio tre presidenti delle Fed regionali avevano votato per un rialzo, mentre la Casa Bianca per mesi chiedeva tagli.

Nessuno, però, ha sostenuto una delle due opzioni estreme.

Al momento in cui scriviamo, la reazione dei mercati alla decisione è piuttosto contenuta, probabilmente perché il rialzo era ampiamente previsto.

Perché il comunicato della Fed che annuncia il taglio dei tassi di interesse è così anomalo

La comunicazione della Fed è stata incisiva quanto la decisione.

Il comunicato si articolava in tre brevi paragrafi, molto meno del solito per i mercati, senza indicazioni prospettiche né cautele.

"Inflazione ancora elevata", si legge, con l'aggiunta che "l'azione di politica monetaria di oggi favorirà un ritorno più tempestivo all'obiettivo del 2 per cento fissato dal Comitato".

La parola "più tempestivo" implica un'ammissione che il rientro è stato finora troppo lento.

Poi una frase che la Fed quasi non usa mai: "Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi". Non "si propone di", non "è impegnato a". "Garantirà".

Anche la valutazione dell'economia è stata costantemente fiduciosa.

L'attività "si sta espandendo a un ritmo solido", la spesa interna "si è dimostrata resiliente", la crescita della produttività è "forte" e gli investimenti in capitale "robusti", mentre l'occupazione "ha tenuto il passo con la forza lavoro".

Il livello di incertezza resta elevato, ha osservato la Fed, in parte a causa degli "sviluppi geopolitici", la formula con cui indica la guerra con l'Iran.

Descrivendo un'economia in buona salute, il comitato ha fatto cadere l'argomento secondo cui tassi più alti danneggerebbero la crescita, esattamente la tesi sostenuta dal presidente Donald Trump.

Perché la decisione di Kevin Warsh era attesa

La decisione maturava da mesi.

A luglio tre presidenti delle Fed regionali avevano votato contro chiedendo un aumento, il maggior numero in una sola direzione dal 2016, e diversi altri avevano poi dichiarato di essere pronti a intervenire salvo un rallentamento dell'inflazione, che non c'è stato.

L'indicatore preferito dalla Fed, l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), è stato del 3,7% sia a giugno sia a luglio, con un'inflazione core (indicatore economico che misura l'aumento dei prezzi al consumo escludendo i beni alimentari non lavorati e i prodotti energetici) al 3,3%. Prima che la guerra con l'Iran facesse impennare i prezzi dei carburanti, la core era al 3%.

I prezzi al consumo sono rimasti al 3,4% in agosto, ma l'aumento mensile dello 0,4% è stato il più marcato da maggio, prova che lo shock energetico si sta trasferendo al resto dell'economia. L'inflazione è sopra il target del 2% da più di cinque anni.

Warsh si era di fatto impegnato a Jackson Hole ad agosto, dichiarando al simposio che "sarebbe difficile descrivere le condizioni finanziarie complessive come restrittive" e avvertendo che, se l'inflazione di fondo non si fosse avvicinata all'obiettivo "in modo chiaro e con sufficiente rapidità", la Fed avrebbe avuto "ancora lavoro da fare".

I mercati gli hanno creduto: lo strumento FedWatch del CME attribuiva a un rialzo dei tassi una probabilità superiore al 90% già prima della decisione odierna.

Perché la decisione della Fed viene interpretata come una sfida al presidente USA Donald Trump

Per mesi il presidente Donald Trump aveva chiesto l'esatto contrario, sostenendo che il Paese dovesse avere i tassi d'interesse più bassi al mondo e scegliendo Warsh anche nella convinzione che li avrebbe garantiti.

Lo stesso Warsh, mentre era in corsa per l'incarico, aveva affermato che i tassi sarebbero potuti scendere.

Il trattamento riservato al suo predecessore ha reso la posta ancora più alta: Jerome Powell è stato attaccato pubblicamente per la lentezza delle sue mosse e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un'indagine penale sulle testimonianze rese al Congresso.

La decisione di oggi potrebbe anche contribuire a rafforzare la percezione dell'indipendenza della Federal Reserve come istituzione.

Il presidente statunitense Donald Trump applaude Kevin Warsh dopo il giuramento come presidente della Federal Reserve nella East Room della Casa Bianca, 22 maggio 2026
Il presidente statunitense Donald Trump applaude Kevin Warsh dopo il giuramento come presidente della Federal Reserve nella East Room della Casa Bianca, 22 maggio 2026 AP Photo/Manuel Balce Ceneta

I dettagli tecnici indicano una Fed intenzionata a stabilizzarsi sul nuovo livello.

Da giovedì il tasso sugli interessi sulle riserve sale al 3,90%, il tasso di credito primario al 4% e le operazioni di pronti contro termine permanenti saranno effettuate al 4%. Sette Federal Reserve regionali hanno chiesto l'aumento del tasso di sconto.

Il nuovo dot plot della Fed mostra che 12 dei 18 funzionari si aspettano un ulteriore rialzo di 0,25 punti entro fine anno, che porterebbe i tassi al 4,125%, mentre quattro prevedono un livello al 4,375%.

Il segnale "falco" (hawkish), ovvero la volontà di una banca centrale di alzare i tassi di interesse, si spinge ben oltre il 2026: 14 funzionari prevedono che i tassi a fine 2027 saranno superiori a quelli attuali, mentre la mediana per il 2028 è al 3,9% contro il 3,4% atteso.

È aumentato anche il tasso di lungo periodo, al 3,2%, segno che i responsabili della politica monetaria ritengono sempre di più che il tasso neutrale si sia spostato verso l'alto. Anche molti economisti si aspettano altri rialzi.

Circa il 53% degli analisti intervistati da Reuters prevede almeno un altro aumento entro fine marzo, e i mercati dei futures incorporano ulteriori rialzi nel corso del prossimo anno.

La capo economista di KPMG, Diane Swonk, ha definito il rialzo di un quarto di punto "una mossa iniziale, non quella finale".

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