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Scoperta la prima esoluna mai osservata: è grande come Giove e cambia ciò che sappiamo sull'universo

La Terra vista dalla Luna
La Terra vista dalla Luna Diritti d'autore  NASA
Diritti d'autore NASA
Di Cagla Uren
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Pubblicato su Nature lo studio che annuncia la scoperta della prima esoluna mai rilevata. Il gigantesco satellite orbita attorno a una nana bruna e apre nuovi interrogativi sulla formazione dei sistemi planetari

Per oltre trent'anni gli astronomi hanno scoperto migliaia di pianeti oltre il Sistema solare, ma nessuno era ancora riuscito a individuare con certezza una luna in orbita attorno a uno di questi mondi. Ora un team internazionale di ricercatori annuncia quella che potrebbe rappresentare una svolta storica: la scoperta della prima esoluna mai rilevata.

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Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, è stato condotto grazie alle osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell'Osservatorio europeo australe (ESO), situato nel deserto di Atacama, in Cile. La scoperta riguarda il sistema CD-35 2772, distante circa 71 anni luce dalla Terra.

Un tassello mancante nello studio dell'universo

L'umanità osserva il cielo da migliaia di anni, ma la scoperta del primo esopianeta risale soltanto al 1992. Da allora il numero dei mondi individuati oltre il Sistema solare è cresciuto rapidamente: oggi ne conosciamo oltre 6 mila e gli astronomi ritengono che quasi ogni stella della Via Lattea ospiti almeno un pianeta.

Nel nostro Sistema solare sono noti 891 satelliti naturali, distribuiti attorno ai pianeti, ai pianeti nani e ad altri corpi celesti. Al di fuori del Sistema solare, però, finora nessuna luna era mai stata confermata con certezza.

La nuova ricerca colma dunque una delle più importanti lacune dell'astronomia moderna.

Una luna gigantesca, grande quanto Giove

L'oggetto scoperto è tutt'altro che una piccola luna simile a quelle che conosciamo.

La nuova esoluna possiede infatti una massa almeno pari a quella di Giove, il pianeta più grande del Sistema solare, con un diametro circa undici volte superiore a quello terrestre.

Ma la vera particolarità è il corpo attorno al quale orbita.

Non si tratta infatti di un pianeta tradizionale, bensì di una nana bruna, un oggetto celeste con una massa circa 33 volte quella di Giove. Le nane brune occupano una sorta di posizione intermedia tra i pianeti giganti e le stelle: sono troppo massicce per essere considerate pianeti, ma non abbastanza da avviare stabilmente la fusione nucleare che alimenta le stelle.

Kevin Hoy, autore principale dello studio e ricercatore dell'Universidad Diego Portales in Cile, ha spiegato al settimanale Time che queste particolari categorie di oggetti finiscono spesso per comparire sia nei cataloghi stellari sia in quelli dedicati agli esopianeti, proprio perché rappresentano una sorta di "terra di mezzo" cosmica.

Come è stata scoperta la prima esoluna

A differenza di quanto si potrebbe immaginare, la luna non è stata fotografata direttamente.

Gli esopianeti e i loro eventuali satelliti sono infatti estremamente difficili da osservare perché la luce della stella vicina ne oscura quasi completamente la presenza.

Normalmente gli astronomi ricorrono a due tecniche indirette:

  • il metodo del transito, che rileva la lieve diminuzione di luminosità della stella quando il pianeta le passa davanti;
  • il metodo della velocità radiale, che misura il piccolo "ondeggiamento" della stella provocato dalla gravità del pianeta.

Nel caso del sistema CD-35 2772 la nana bruna era già stata osservata direttamente nel 2011 grazie alla sua elevata luminosità.

La nuova esoluna, invece, è emersa analizzando minuscole oscillazioni nel movimento della nana bruna. Attraverso sofisticati modelli matematici, gli astronomi hanno dedotto la presenza di un corpo in orbita e ne hanno stimato la massa.

Una scoperta che mette in discussione le classificazioni astronomiche

La scoperta apre anche un dibattito su come classificare gli oggetti celesti.

Secondo Kevin Hoy, in questo caso si parla di satellite semplicemente perché il corpo orbita attorno a un altro oggetto. Tuttavia le sue caratteristiche sono molto diverse da quelle delle lune che conosciamo nel Sistema solare.

Il sistema pone infatti interrogativi fondamentali: quando un oggetto quasi stellare può essere considerato un pianeta? E quando un corpo con una massa simile a quella di Giove può essere definito una semplice luna?

Per gli studiosi è ancora troppo presto per capire se questo rappresenti un caso eccezionale oppure una configurazione relativamente comune nell'universo.

I nuovi telescopi potrebbero trovare molte altre esolune

La ricerca è soltanto all'inizio.

Il gruppo di astronomi ha già individuato un secondo possibile candidato, sul quale sono in corso ulteriori osservazioni.

A dare un forte impulso a questo filone di ricerca sarà soprattutto l'Extremely Large Telescope (ELT) dell'ESO, destinato a entrare in funzione nel 2029.

Grazie a una capacità di raccolta della luce circa 20 volte superiore rispetto all'attuale Very Large Telescope, il nuovo osservatorio permetterà di analizzare con una precisione senza precedenti i sistemi extrasolari già conosciuti e potrebbe portare alla scoperta di numerose altre esolune.

Se la scoperta verrà confermata e seguita da nuovi ritrovamenti, gli astronomi avranno finalmente a disposizione un nuovo tassello per comprendere come si formano i sistemi planetari e quanto siano diffusi nell'universo mondi complessi simili – almeno in parte – al nostro.

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