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Paesi baltici, corsa ai radar antidroni: colli di bottiglia europei li frenano

Il telefono mostra un messaggio di allerta ai residenti di Vilnius, in Lituania, invitandoli a restare in casa durante un'incursione di droni il 20 maggio 2026
Il telefono mostra un messaggio di allerta ai residenti di Vilnius, in Lituania, invitandoli a restare in casa durante un'incursione di droni il 20 maggio 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Mindaugas Kulbis
Diritti d'autore AP Photo/Mindaugas Kulbis
Di Anna Desmarais
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I Paesi baltici, come il resto d'Europa, sono alle prese con carenze di equipaggiamenti per le tecnologie chiave che dovrebbero facilitare la risposta alle incursioni dei droni, secondo gli esperti.

Le recenti incursioni di droni lungo il fianco orientale della NATO hanno rafforzato la spinta degli Stati baltici a potenziare le loro difese aeree.

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Ma gli esperti di difesa avvertono che la carenza di equipaggiamenti e di personale specializzato in tutta Europa potrebbe rallentare gli sforzi per colmare le lacune più critiche nella rilevazione e nella risposta ai droni.

«La capacità industriale è il principale fattore limitante», ha dichiarato a Euronews Next Tomas Jermalavičius, responsabile degli studi presso l’International Centre for Defence and Security (ICDS) in Estonia.

Mentre i Paesi europei investono massicciamente nella difesa aerea e antimissile, si ritrovano in competizione per gli stessi sistemi radar, capacità di guerra elettronica e tecnologie anti‑drone, fornite da un numero ristretto di aziende, spiegano gli esperti.

Il risultato sono ordini arretrati in aumento, costi in crescita e tempi di consegna che possono allungarsi per anni, aggiunge Jermalavičius.

«Nessun Paese può garantire una copertura al 100% in ogni momento»

Per contrastare un drone, le forze armate hanno bisogno di sensori di tracciamento, di sistemi d’arma in grado di abbatterlo e di un’«architettura complessiva» che permetta agli operatori di capire pienamente che cosa sta accadendo nello spazio aereo, di solito combinando immagini dalle videocamere con i dati dei radar e dei sensori acustici su una serie di schermi.

«Se manca anche solo uno di questi elementi o c’è una lacuna, contrastare la minaccia diventa più difficile», ha dichiarato a Euronews Next Federico Borsari, analista di difesa presso il Centre for European Policy Analysis (CEPA).

Il primo collo di bottiglia per i Paesi baltici resta la stessa individuazione dei droni, ha aggiunto.

I droni vengono letti in modo diverso rispetto ad altri bersagli, come aerei o missili da crociera, dagli attuali sistemi radar europei a lungo e medio raggio, perché sono costruiti con materiali che li rendono più difficili da individuare, spiega Jermalavičius.

«Volano basso e lentamente», ha detto. «Spesso possono essere scambiati per uccelli di grandi dimensioni o per uno stormo.»

A volte gli eserciti fanno decollare caccia per ottenere una visione aerea della minaccia e avere più informazioni su un eventuale abbattimento, ma questa soluzione è estremamente costosa, osserva Borsari.

La priorità per i Paesi baltici, secondo Jermalavičius, è investire di più in radar a corto e a cortissimo raggio, per seguire i droni in modo più efficace.

«Con un radar a corto raggio l’immagine è più precisa e permette di identificare più facilmente con che cosa abbiamo a che fare», ha spiegato, osservando che i sistemi a lungo raggio a volte perdono la traccia nei punti in cui i droni entrano nello spazio aereo.

Si potrebbero inoltre integrare nuovi radar a corto raggio nel sistema già utilizzato dalla missione Baltic Air Policing (sorveglianza aerea sul Baltico), che comprende radar terrestri di allerta precoce e sorveglianza per individuare aerei, droni e missili nei tre Paesi, ha aggiunto.

Tuttavia, ha avvertito Jermalavičius, c’è un limite al numero di radar che possono essere dispiegati contemporaneamente, quindi «dobbiamo stabilire delle priorità in modo molto rigoroso su dove collocarli».

Nonostante ciò, i missili a corto raggio non sono una soluzione perfetta per fermare ogni singola incursione di droni, ha aggiunto. Se un governo investisse solo nei radar a corto raggio, rischierebbe di trascurare altri settori, come l’acquisto di missili più economici per intercettare i droni.

«Nessun Paese può garantire una copertura al 100% in ogni momento, ovunque, su tutti i potenziali bersagli e contro tutti i tipi di minaccia», ha sottolineato Jermalavičius. «Ci sarà sempre un drone che riuscirà a passare comunque.

Paesi come quelli baltici e la Polonia, sul fianco orientale dell’Alleanza atlantica, sanno di dover fare questi investimenti, ma «non è qualcosa che si possa costruire dall’oggi al domani», ha spiegato Borsari.

Secondo Borsari, i Paesi baltici dovrebbero affiancare agli investimenti immediati in radar anche l’acquisto di nuove tecnologie, come i laser ad alta energia, relativamente economici e molto efficaci contro i droni.

«Tutti competono per gli stessi sistemi»

Ci sono però molti ostacoli alla messa in servizio di questi radar a breve termine lungo l’intera linea di difesa baltica, affermano entrambi gli esperti.

Secondo Jermalavičius, la produzione e la consegna di un singolo sistema radar possono richiedere fino a 24 mesi. Di conseguenza, la capacità delle aziende di evadere gli ordini determina in larga misura quando, e se, i Paesi baltici e il resto d’Europa riusciranno a dotarsi di radar a corto raggio.

«In generale, l’Europa deve far fronte a enormi lacune nella difesa aerea, che sono ormai croniche», ha detto Jermalavičius. «Tutti competono per gli stessi equipaggiamenti, quindi si rivolgono agli stessi fornitori, agli stessi produttori, e questo rende la corsa molto serrata.»

La rilevazione dei droni richiede anche altri tipi di equipaggiamento, come sensori acustici, elettro‑ottici e a infrarossi, che mancano in tutta Europa, ha aggiunto Jermalavičius.

Un’ulteriore difficoltà nello sviluppo delle tecnologie necessarie per individuare i droni è la carenza di competenze e di personale, hanno sottolineato Jermalavičius e Borsari.

«Siamo Paesi piccoli, i nostri mercati del lavoro sono molto competitivi e si tratta di professioni altamente tecniche. La disponibilità di personale qualificato da formare e impiegare in ruoli operativi è quindi un altro importante fattore limitante», ha spiegato Jermalavičius.

Una risposta efficace ai droni prevede anche un sistema interconnesso, in cui una minaccia in uno dei Paesi baltici possa essere rilevata da un altro. I Paesi baltici dispongono di un sistema di sorveglianza aerea «molto ben integrato», chiamato Baltnet, che consente di condividere le informazioni sulle minacce, ha ricordato Jermalavičius.

Se un radar estone all’interno di Baltnet individua una minaccia e la segue, le informazioni vengono condivise con gli operatori della sorveglianza aerea lettone e lituana, oltre che con i sistemi integrati di difesa aerea e missilistica della NATO, per coordinare la risposta.

Jermalavičius ha tuttavia sottolineato che Baltnet deve integrare meglio anche «altri attori» sul terreno, come la Baltic Air Policing o le Forze di difesa territoriale, per migliorare la risposta alle minacce dei droni.

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