La premier richiama la politica a un "umanesimo tecnologico" per guidare il futuro e propone standard globali a tutela di lavoro, privacy e sovranità umana. La proposta nel suo intervento a Evian lo scorso giugno, appena pubblicato in Italia
Nel rinnovato dibattito su capacità e limiti dell'intelligenza artificiale (AI), sollevato dallo scenario apocalittico prospettato da un ex dipendente di Anthropic e dal successivo invito a rallentare lo sviluppo di questa tecnologia da parte del fondatore della società, Dario Amodei, la parola passa alla politica.
Donald Trump ha replicato subito agli inviti di Amodei che, supportato da Sam Altman di OpenAI e da altri leader dei big tech incluso Elon Musk, ha ammonito in un'intervista alla CBS domenica sulla necessità di "misure di sicurezza" e di "un ruolo per governi e pubblico" al fianco delle compagnie private nell'avanzamento dell'AI.
"Gli Stati Uniti sono e devono restare davanti alla Cina nella corsa all’AI. Chi vince la corsa all’AI vince tutto", ha detto nel fine settimana durante la sua visita in Irlanda il presidente USA, che aveva voluto tutti i capi delle aziende tecnologiche nazionali alla cerimonia del suo secondo insediamento alla Casa Bianca nel gennaio del 2025.
Al G7 di Evian dello scorso giugno, invece, Giorgia Meloni aveva invitato a regole per disegnare il futuro comune, secondo un suo intervento pubblicato lunedì dal quotidiano La Stampa.
Meloni sull'AI: "Abbiamo bisogno di una bussola morale"
"L'intelligenza artificiale non è semplicemente l'ennesima rivoluzione industriale; è la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia del genere umano. Solo che, per la prima volta", aveva detto la premier italiana ai leader mondiali in Francia, "non stiamo creando uno strumento per amplificare la nostra forza fisica o la nostra velocità di calcolo, ma stiamo delegando a una macchina una funzione che finora ha definito la specificità stessa dell'essere umano: il pensiero".
Meloni aveva chiarito che questo incipit del suo discorso era stato scritto proprio con l'aiuto dell'intelligenza artificiale per dimostrare come "vivere in un mondo nel quale non si distingue più cosa sia vero da cosa sia falso", aveva spiegato, "è semplicemente rinunciare alla base della democrazia".
Di lì la domanda chiave tornata ai massimi livelli a distanza di tre mesi. "Quale soluzione proponete voi? E soprattutto: siamo disposti a concordare standard globali vincolanti per la tracciabilità dei contenuti generati da AI", aveva chiesto la premier alla platea di Evian, "o lasciamo che il mercato decida da solo cosa debba contare come vero?"
Quali possono essere i limiti e le regole da imporre sull'AI
Prima di proporre un rallentamento nell'avanzamento dei modelli di intelligenza artificiale (qui l'intervento completo postato sabato in inglese dal titolo We must pace the Frontier), l'amministratore delegato di Anthropic Amodei aveva scritto alla Casa Bianca per sollecitare un intervento del governo che, da parte sua (dopo avere rinviato la quotazione pubblica di OpenAi), Altman ha auspicato potere essere concordato tra Stati Uniti e Cina, l'altro grande motore dell'AI globale.
Non a caso il presidente cinese, Xi Jinping, ha appena lanciato al vertice dei BRICS, l'idea di una zona di intelligenza artificiale tra gli 11 membri del gruppo. E non pare estraneo a queste prese di posizione il fatto che, a partire dai sistemi d'arma degli Stati Uniti e dalla guerra sul campo in Ucraina e a Gaza, l'intelligenza artificiale svolga una funzione ormai preponderante nel settore militare.
In Francia, uno dei Paesi che sta guidando la sfida sui principi come la tutela degli adolescenti dall'abuso dei social media, Meloni sembra avere richiamato tuttavia un terzo elemento, descritto come un "umanesimo tecnologico" che metta i bisogni e i diritti dell'uomo al centro, come d'altra parte esortato nella sua prima enciclica da Papa Leone XIV.
"Se l'algoritmo rischia di esautorare l'intelletto, se la macchina rischia di sostituire il lavoratorere a tutti i livelli, abbiamo il compito di tracciare e difendere i confini di questa sovranità umana", aveva detto, e deve essere "un impegno comune" che coinvolga anche le grandi aziende tecnologiche.
"Quale è il potere che la politica può mettere in campo, e quale l’impegno che le grandi aziende possono assicurare?", aveva domandato Meloni, declinando tre parametri per incanalare l'intelligenza artificiale: dignità del lavoro, supervisione degli agenti di IA sempre più autonomi e a rischio di iniziative estemporanee, la tutela dei dati e delle identità digitali con riferimento alla disinformazione di massa.
La riflessione terminava con una sorta di replica anticipata al monito di Trump sul vantaggio da non perdere nella concorrenza con la Cina.
"Ma siamo sicuri che - il vantaggio competitivo occidentale - durerà? Se è vero come è vero che l’Ai è soprattutto un moltiplicatore di dati, siamo sicuri che sulla lunga distanza non saranno i regimi ad avere la maggiore quantità di dati da processare", conludeva la leader italiana, "non avendo le regole, ad esempio di tutela della privacy, previste nei sistemi democratici?"