Nella newsletter di oggi i riflettori sono puntati su Berlino, dove Zelensky e Tusk cercano di sciogliere le tensioni, mentre restano dubbi su un incontro tra Commissione europea e rappresentanti talebani
Buongiorno da Bruxelles. Angela Skujins vi accompagna in questo mercoledì. Ecco i grandi temi della giornata: capire se le relazioni tra Polonia e Ucraina possono essere ricucite prima della prossima Ukraine Recovery Conference, e fare il punto sul dossier talebani, con il commissario europeo Magnus Brunner chiamato a rispondere a domande complesse.
Per cominciare: le tensioni tra Kiev e Varsavia. Dopo giorni di speculazioni, l’Ucraina ha finalmente confermato quali esponenti di vertice del Paese saranno presenti alla Ukraine Recovery Conference del 25-26 giugno a Danzica, in Polonia. Si tratta di un appuntamento chiave nell’agenda politica europea, pensato per raccogliere sostegno al processo di ricostruzione del Paese quando, e se, finirà l’invasione russa.
Ma l’evento, per quanto importante, è quasi passato in secondo piano rispetto allo scontro velenoso tra le due capitali su una decorazione, il cambio di nome di un’unità militare e un pesante bagaglio di storia.
Come riferisce la giornalista Sasha Vakulina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non sarà presente. A guidare la delegazione sarà la premier Yuliia Svyrydenko. Ha già fatto capire di voler cambiare tono, puntando sui risultati economici più che sulle tensioni politiche, mentre i rapporti tra Polonia e Ucraina si sono incrinati negli ultimi giorni.
Bruxelles però non è l’unica città a osservare come si evolverà lo scontro, come Jorge Liboreiro racconta. "In questo tipo di situazioni c’è un solo osservatore soddisfatto, ed è l’aggressore in Ucraina. Non dovremmo fare il suo gioco", ha dichiarato la capo portavoce della Commissione europea, Paula Pinho.
Nell'agenda di oggi: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ospiterà a Berlino il presidente francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro polacco Donald Tusk per discutere delle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Faranno anche il punto sul G7 della scorsa settimana in Francia, durante il quale gli Stati Uniti hanno ribadito la volontà di reintrodurre sanzioni contro la Russia.
Merz ha posizionato la Germania come terza co-presidente della Coalition of the Willing, un ruolo che potrebbe diventare ancora più importante dopo l’annunciata uscita di scena di Starmer. I funzionari europei cercano ancora di capire come il suo probabile successore, Andy Burnham, vorrà orientare la politica estera.
Chi è fuggito. Come hanno raccontato Vincenzo Genovese e Jorge Liboreiro, funzionari dell'Ue e rappresentanti talebani si sono incontrati a Bruxelles per discutere il rimpatrio dei cittadini afghani. La mossa arriva mentre l’Unione europea rilancia i tentativi di aumentare i rimpatri, in generale, dei migranti che non hanno il diritto di restare in Europa.
Dettagli come l’orario e il luogo della riunione non sono stati resi pubblici. Una scelta duramente criticata dai deputati progressisti e dalle organizzazioni della società civile.
Gruppi come Amnesty International hanno reagito con particolare durezza al fatto che l’esecutivo europeo stia dialogando con un regime autoritario che viola regolarmente i diritti umani. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, circa 21,9 milioni di persone, pari a circa il 45% della popolazione, avranno bisogno di assistenza umanitaria quest’anno.
Milioni di persone vivono in povertà e non hanno accesso all’istruzione, soprattutto donne e ragazze. "L’Afghanistan è un cimitero dei diritti umani", ha dichiarato l’Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Volker Türk.
A Bruxelles si è discusso del ritorno di migranti afghani irregolari "che hanno commesso reati gravi o rappresentano una minaccia per la sicurezza", ha spiegato un portavoce della Commissione in un comunicato. Ma, come scrive Vincenzo, non esistono dati che indichino quanti afghani irregolari siano effettivamente responsabili di reati gravi o costituiscano una minaccia alla sicurezza in Europa.
A complicare il quadro c’è l’invito che la Commissione ha indirizzato ai talebani in cui si parla solo del rimpatrio degli "afghani che non hanno diritto di restare nell'Ue". Il commissario europeo per la Migrazione, Magnus Brunner, terrà oggi pomeriggio una conferenza stampa sul rafforzamento di Europol. I miei colleghi di Euronews sono pronti a passarlo al setaccio e a porre nuove domande.
Come Israele è diventato un banco di prova nella battaglia istituzionale dell’UE sulla politica estera
Israele è sempre più un terreno di scontro su chi detti la linea di politica estera europea: tra l’Alto rappresentante Kaja Kallas e il resto della Commissione, con effetti sulla coerenza complessiva dell’azione europea. Lunedì Euronews ha rivelato che la commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, si stava recando in Israele.
Secondo la portavoce della Commissione, la visita era stata preparata da tempo. Tuttavia non era stata annunciata sulla pagina ufficiale della commissaria e ha colto di sorpresa diverse capitali europee. La stessa Paula Pinho non ha saputo spiegare perché il viaggio non fosse stato comunicato correttamente, limitandosi a dire che "ci lavoreranno".
La missione è arrivata subito dopo che il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha interrotto ogni contatto con Kallas, in seguito ad articoli di stampa secondo cui avrebbe paragonato Israele al Sudafrica dell’apartheid.
La visita era effettivamente stata pianificata prima che scoppiasse la polemica. Ma il team di Kallas ha sollevato dubbi sull’opportunità del viaggio, dato quanto accaduto nei giorni precedenti, e ha ribadito l’importanza di mantenere una posizione unitaria, come Euronews può confermare.
Durante un punto stampa lunedì, Sa’ar ha di fatto attaccato Kallas, spingendo diversi diplomatici europei a rimproverare Šuica per non aver difeso la sua collega. "Che straordinaria dimostrazione di 'solidarietà e coordinamento' nell'Ue", ha scritto su X Josep Borrell, l’ex Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, predecessore di Kallas, che si è scontrato più volte con von der Leyen proprio sul dossier di Israele.
Potete leggere qui il resto dell’inchiesta firmata da Luca Bertuzzi e da me.
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Da tenere d’occhio
- La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen riceve a Bruxelles, alle 14, il presidente del Benin Romuald Wadagni.
- I commissari europei Valdis Dombrovskis e Wopke Hoekstra terranno nel pomeriggio a Bruxelles una conferenza stampa sulla semplificazione della normativa fiscale e sulla produzione di energia.
Per oggi è tutto. A questo newsletter hanno contribuito Sasha Vakulina, Jorge Liboreiro e Vincenzo Genovese