La leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya visita Kiev durante il più massiccio attacco russo dell’anno. Cresce la pressione su Lukashenko tra guerra, minacce nucleari e rapporti con l’Occidente
Nel giorno in cui Kiev si è svegliata sotto il più pesante attacco missilistico russo del 2026, la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, Svetlana Tikhanovskaya, ha compiuto la sua prima visita ufficiale nella capitale ucraina. Un gesto altamente simbolico, mentre l’Europa e gli Stati Uniti osservano con crescente attenzione il ruolo della Bielorussia nella guerra scatenata da Mosca.
Tikhanovskaya, considerata dalla comunità internazionale la vera leader democratica bielorussa dopo le contestate elezioni del 2020 vinte da Aleksandr Lukashenko, ha iniziato la sua visita rendendo omaggio a Maria Zaitseva, dissidente bielorussa morta combattendo nelle forze armate ucraine.
“Maria è il simbolo di una nuova generazione di bielorussi”, ha scritto Tikhanovskaya sui social. “Persone che comprendono che la libertà della Bielorussia e quella dell’Ucraina sono inseparabili”.
Parole che assumono un peso politico enorme in un momento in cui Minsk continua a essere uno degli alleati strategici più importanti del Cremlino. Dall’inizio dell’invasione russa, infatti, la Bielorussia ha consentito alle truppe di Mosca di utilizzare il proprio territorio come base operativa per attaccare l’Ucraina.
Il messaggio a Lukashenko
La visita arriva poche ore dopo una telefonata tra il presidente francese Emmanuel Macron e Lukashenko, il primo contatto diretto tra i due leader dall’inizio della guerra.
Secondo Tikhanovskaya, il colloquio rappresenta un segnale chiaro dell’Europa verso Minsk: fermare il sostegno all’aggressione russa e interrompere le provocazioni contro l’Occidente.
“Il regime di Lukashenko sa perfettamente cosa deve fare per migliorare i rapporti con l’Unione europea”, ha dichiarato all’Associated Press. “Ma invece continuano gli attacchi ibridi, il ricatto nucleare e le minacce contro l’intera regione”.
Negli ultimi anni il leader bielorusso ha rafforzato ulteriormente la sua dipendenza politica ed economica da Vladimir Putin. Energia a basso costo, prestiti e sostegno strategico del Cremlino hanno permesso al regime di resistere alle pesanti sanzioni occidentali imposte per la repressione interna e il coinvolgimento nella guerra.
Il tentativo di riavvicinamento all’Occidente
Nonostante questo, Lukashenko sta cercando di aprire nuovi canali diplomatici con l’Occidente. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il governo bielorusso ha liberato centinaia di prigionieri politici nell’ambito di negoziati che hanno portato a un alleggerimento parziale di alcune sanzioni statunitensi.
Una mossa che molti osservatori interpretano come un tentativo di ottenere maggiore margine di manovra rispetto a Mosca, senza però rompere davvero con il Cremlino.
Intanto, mentre Kiev continua a contare vittime e distruzione dopo l’ennesima offensiva russa, la visita di Tikhanovskaya manda un messaggio preciso: una parte della società bielorussa non si riconosce nell’alleanza tra Lukashenko e Putin e guarda all’Ucraina come al fronte decisivo per il futuro della libertà nell’Europa orientale.