A Milano prende il via la prima class action europea contro Meta e TikTok per la tutela dei minori. Famiglie e associazioni accusano le piattaforme di usare algoritmi e meccanismi che favoriscono dipendenza, scroll infinito e accesso illegale degli under 14
La battaglia legale contro Meta Platforms e TikTok entra in una fase decisiva. Il Tribunale delle Imprese di Milano si prepara infatti ad aprire la prima udienza della class action promossa da associazioni familiari italiane e da un gruppo di genitori che accusano le piattaforme social di non proteggere adeguatamente i minori e di utilizzare algoritmi progettati per aumentare la dipendenza digitale.
L’azione legale, considerata una delle prime iniziative europee di questo tipo, è stata avviata dal MOIGE (Movimento Italiano Genitori) insieme allo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino.
Nel mirino ci sono Facebook, Instagram e TikTok, accusati di permettere l’accesso ai social anche a bambini sotto i 14 anni attraverso sistemi di verifica dell’età ritenuti inefficaci o facilmente aggirabili. Secondo i promotori della causa, sarebbero circa 3,5 milioni i minori italiani tra i 7 e i 14 anni presenti sulle piattaforme con dati falsi o non verificati.
La class action punta soprattutto contro i cosiddetti “dark patterns”, ovvero i meccanismi progettati per massimizzare il tempo trascorso online. Tra gli elementi contestati figurano lo scroll infinito, le notifiche continue, l’autoplay dei contenuti e gli algoritmi di profilazione che personalizzano i feed in base al comportamento degli utenti. Secondo gli avvocati delle famiglie, queste tecnologie stimolerebbero in modo eccessivo il circuito della ricompensa nei ragazzi, aumentando il rischio di dipendenza, ansia, disturbi del sonno e isolamento sociale.
I promotori chiedono tre interventi principali al tribunale: un sistema reale e certificato di verifica dell’età, la rimozione dei meccanismi ritenuti “addictive” e l’introduzione di avvisi chiari sui rischi per la salute mentale, simili ai foglietti illustrativi di farmaci, alcol o tabacco.
Il procedimento italiano si inserisce in un contesto internazionale sempre più critico verso i social network. Negli Stati Uniti, TikTok è già coinvolta in diverse cause legali promosse da Stati americani e famiglie che accusano la piattaforma di favorire comportamenti compulsivi nei minori e di esporli a contenuti dannosi. Anche in Francia sono state avviate azioni giudiziarie legate ai presunti effetti degli algoritmi sulla salute mentale degli adolescenti.
Nel frattempo anche l’Unione europea sta aumentando la pressione sulle Big Tech. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato nuove misure contro i design “addictive” dei social media, citando esplicitamente TikTok, Instagram e Facebook. Bruxelles sta valutando restrizioni più severe su autoplay, notifiche push e sistemi di raccomandazione algoritmica, oltre a possibili limiti di età più rigidi per l’accesso alle piattaforme.
Meta e TikTok, dal canto loro, respingono le accuse. Le aziende sostengono di aver introdotto strumenti per la sicurezza dei minori, come gli account “teen”, controlli parentali e limiti sui contenuti sensibili. I rappresentanti delle piattaforme hanno inoltre negato che i loro servizi siano progettati per creare dipendenza, pur riconoscendo la necessità di rafforzare le tutele per gli utenti più giovani.
L’udienza di Milano potrebbe diventare un precedente importante per tutta Europa. Se il tribunale dovesse accogliere le richieste delle famiglie, le piattaforme potrebbero essere costrette a modificare in profondità il funzionamento dei propri algoritmi e dei sistemi di coinvolgimento degli utenti minorenni