L'ex primo ministro italiano ha affermato che l'Unione europea rischia di essere subordinata, divisa e deindustrializzata se non procederà a federarsi
L’ex presidente del Consiglio italiano e ex numero uno della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha lanciato un monito sull’avvenire dell’Unione europea nel corso di un discorso pronunciato lunedì all’Università belga Ku Leuven, dove ha ricevuto una laurea honoris causa.
Secondo Draghi, l’Europa rischia di diventare “subordinata, divisa e deindustrializzata” se non abbraccia un profondo processo di integrazione politica e istituzionale per trasformarsi da una confederazione di Stati in una vera e propria federazione.
“La logica della confederazione - ha osservato Draghi - non produce un blocco potente. Il potere richiede che l’Europa passi dalla confederazione alla federazione”, con una governance in grado di decidere e agire con unità su temi fondamentali come difesa, politica estera, industria e competitività.
Un ordine globale “defunto”
Nel suo intervento, l’ex presidente della Bce ha anche definito l’ordine globale “ormai defunto”, evidenziando che il mondo sta cambiando profondamente e che ciò che potrebbe sostituire il sistema precedente rappresenta una minaccia se l’Europa non saprà difendere i propri interessi collettivi.
Pur sottolineando che un mondo con meno scambi commerciali e regole più deboli sarebbe “doloroso”, Draghi ha affermato che l’Unione europea potrebbe adattarsi a tali cambiamenti solo se dotata di maggiore coesione e forza contrattuale. “Un’Europa che non è in grado di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori”, ha ammonito.
Dall’economia alla geopolitica
Nel discorso Draghi ha fatto notare come, nei settori in cui l’Europa ha già una forma di integrazione forte – come commercio, concorrenza, mercato unico e politica monetaria – l’Unione sia rispettata a livello internazionale e capace di negoziare come un unico soggetto. Ha citato, a titolo d’esempio, gli accordi commerciali recentemente siglati con l’India e con paesi dell’America Latina.
Tuttavia, ha aggiunto, dove questa integrazione manca, come nella difesa, nella politica estera e nelle scelte industriali strategiche, gli Stati europei sono spesso trattati come “insieme di Stati di medie dimensioni”, privi di autonomia strategica di fronte alle grandi potenze globali.
Una scelta cruciale per l’Europa
Per Draghi, la domanda fondamentale che l’Europa deve oggi porsi è netta: “Restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità degli altri? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?”.
L’ex premier ha quindi fatto appello a una visione più ambiziosa di integrazione europea, che vada oltre l’attuale modello, per rispondere alle sfide geopolitiche ed economiche poste dagli Stati Uniti, dalla Cina e da un contesto internazionale sempre più competitivo e instabile.