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Backrooms, da creepypasta a Hollywood: tutto sull’horror liminale

Dalle creepypasta a Hollywood: tutto quello che c’è da sapere su 'Backrooms' e l'orrore liminale
Dalle creepypasta a Hollywood: tutto quello che c’è da sapere sui Backrooms e sull’horror liminale Diritti d'autore  A24
Diritti d'autore A24
Di David Mouriquand
Pubblicato il
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Ti è mai capitato di ritrovarti in un corridoio vuoto che sembra non finire mai, o in una stanza deserta che ti mette a disagio? Un film in uscita esplora la “liminalità”, un concetto chiave in architettura, psicologia e antropologia. Ecco cosa sapere su “Backrooms”.

Il film horror rivelazione del 2026 potrebbe essere dietro l'angolo.

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Diretto dallo youtuber e artista degli effetti visivi ventenne Kane Parsons, alias Kane Pixels, Backrooms è l'adattamento di una “creepypasta” nata in rete che lui aveva già esplorato in una serie di video su YouTube. È uno degli horror più attesi dell'anno e ha riportato in auge la fascinazione per gli spazi liminali.

A24, lo studio dietro Moonlight, Everything Everywhere All At Once e Marty Supreme, ha deciso di produrre il progetto, facendo di Parsons il regista più giovane ad aver mai firmato con loro. Il loro sigillo di approvazione ha rafforzato le credenziali di Backrooms come possibile successo indipendente e ha contribuito ad attirare un cast di tutto rispetto per il debutto di Parsons.

Il film segue la terapeuta, la dottoressa Mary Kline (Renate Reinsve – Sentimental Value e la recente vincitrice della Palma d'Oro Fjord), che si avventura in una dimensione ultraterrena, i Backrooms del titolo, alla ricerca del suo paziente scomparso, l'architetto fallito Clark (Chiwetel Ejiofor).

«Ho trovato qualcosa», dice Ejiofor a Reinsve nel teaser trailer (fonte in inglese), mentre la macchina da presa di Parsons scende attraverso una serie di stanze vuote. «Ho trovato un posto», continua. «Lì dentro è enorme. Continua, e continua, e continua... Tutte queste stanze. Le costruisce. O meglio, è come se le ricordasse».

Intrigati? Bene. Ma se vi state ancora chiedendo perché questo horror in arrivo stia generando così tanto clamore, lasciate che siamo noi a guidarvi... Sempre che non ci perdiamo in corridoi apparentemente interminabili.

Un inferno virale: che cosa sono i Backrooms?

La foto da cui è partito tutto
La foto da cui è partito tutto 4chan post screenshot - Anonymous

Il fenomeno dei Backrooms risale a un'unica immagine, pubblicata in forma anonima nel 2019 su 4chan Creepypasta (fonte in inglese), termine ombrello per le leggende urbane horror nate su internet che includono Slender Man, Jeff The Killer e Smile Dog.

L'immagine ritraeva uno spazio vuoto e senza finestre, fatto di pareti e moquette di un giallo malato, ed era accompagnata da questa descrizione: «Se non stai attento e fai noclip fuori dalla realtà nei punti sbagliati, finirai nei Backrooms, dove non c'è altro che la puzza di vecchia moquette bagnata, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito dei neon al massimo del ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate a caso in cui restare intrappolato. Dio ti salvi se senti qualcosa aggirarsi lì vicino, perché di sicuro ti ha sentito».

Sono state pubblicate altre immagini inquietanti, si sono costruite mitologie e, nel caso di Kane Parsons, sono nati cortometraggi horror. La sua webserie è diventata virale ed è stata vista da centinaia di milioni di persone.

È nato così un paesaggio infernale liminale. E sette anni dopo, una versione cinematografica di questo strano angolo di cultura online è pronta a risucchiarvi...

Né qui né lì: che cos'è uno spazio liminale?

Backrooms
Backrooms A24

Il termine «liminalità» indica uno stato di transizione e deriva dal latino «limen», cioè «soglia». Il concetto è importante in architettura, psicologia e antropologia.

Può riferirsi a spazi reali, come i corridoi degli alberghi o i gate degli aeroporti. In sostanza, luoghi di passaggio e di potenziale trasformazione che sono al tempo stesso familiari e inquietanti.

Possono essere anche spazi quotidiani, come centri commerciali semi deserti, interni aziendali anonimi o corridoi vuoti: scenari che sembrano eterei, come se il tempo fosse sospeso. Non sono abbastanza alienanti da risultare apertamente terrificanti, ma non sono neppure così ordinari da rassicurare.

Le foto di questi spazi perturbanti hanno acceso l'interesse per la liminalità degli ambienti fisici e hanno dato vita a un sottogenere dell'horror in cui la sovversione è centrale. Il senso sfuggente di nostalgia che emana da un certo tipo di estetica viene incrinato da un vuoto inquietante e dalla minaccia, solo immaginata ma percepibile, di una presenza in agguato che potrebbe aggirarsi per corridoi senza fine. Così ciò che inizialmente appare familiare viene destabilizzato da un senso di ignoto, e l'architettura finisce per influenzare le emozioni umane.

Qualcosa sembra “stonare”, e ci si ritrova bloccati in un limbo, lacerati da un'esasperante sospensione tra calma e profondo disagio.

Entra in gioco anche un'ulteriore componente psicologica. Questi spazi liminali apparentemente senza fine non solo ti spingono verso l'elusiva soglia dell'oscurità, ma intercettano anche le ansie contemporanee che affliggono alcune generazioni: la solitudine, i comportamenti labirintici che ci costruiamo da soli, il terrore esistenziale che nasce dalla perdita di speranza.

Vi sentite confortati? Non dovreste affatto.

Perdete l'orientamento: Backrooms sarà il film horror rivelazione del 2026?

Backrooms
Backrooms A24

In parole povere: è presto per dirlo. Di certo però l'horror liminale sta passando al mainstream, soprattutto dopo l'uscita dell'horror del 2024 I Saw The TV Glow e del più recente Exit 8. Entrambi hanno esplorato l'inquietudine della liminalità, in particolare il secondo.

Exit 8 è un horror psicologico giapponese basato sull'omonimo videogioco del 2023, in cui i giocatori devono orientarsi in una stazione della metropolitana sotterranea quasi deserta che si ripete all'infinito, evitando le anomalie e cercando di uscirne vivi.

L'adattamento cinematografico, diretto da Genki Kawamura, è riuscito a cogliere le sfumature dell'horror liminale, dimostrando ancora una volta che questo genere sfaccettato è molto più dei facili spaventi a sorpresa.

Se Parsons saprà giocare con la natura perturbante dell'architettura contemporanea e far emergere i significati nascosti negli spazi in cui una persona – e la sua mente – può smarrirsi, Backrooms potrebbe riuscire a disancorare lo spettatore dalla realtà e diventare il Blair Witch Project di una nuova generazione (passando per Severance).

I segnali sono incoraggianti, perché Parsons non è il primo youtuber a compiere con successo il salto dall'online all'horror per il grande schermo. Basti pensare a Lights Out di David F. Sandberg, a Talk To Me e Bring Her Back dei fratelli Philippou e a Iron Lung di Markiplier: tutti esempi riusciti di passaggio dai brividi in rete a quelli in sala.

D'altra parte, abbiamo anche avuto Slender Man del 2018, che ha rovinato del tutto il boogeyman della creepypasta. Speriamo quindi che il salto da 4chan al cinema non si confermi come un bacio della morte.

Alcuni appassionati europei di horror potranno perdersi nei Backrooms già questa settimana. Il film esce a fine maggio nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Polonia e in Italia, mentre il pubblico francese, spagnolo e tedesco dovrà aspettare fino al mese prossimo. In bocca al lupo. E cercate di non perdervi.

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