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Petrolio stabile a 100 dollari, mercati ancora volatili con lo stallo dei negoziati USA-Iran

L'operatore di opzioni Brian Garvey al lavoro sul parquet della Borsa di New York, 22 maggio 2026
Il trader di opzioni Brian Garvey al lavoro sul floor della Borsa di New York, 22 maggio 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Richard Drew
Diritti d'autore AP Photo/Richard Drew
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Il Brent viene scambiato a 100 dollari al barile, indici europei in calo, borse asiatiche perlopiù piatte e listini USA in rialzo. I mercati restano volatili mentre i colloqui USA-Iran si arenano e Trump ribadisce le sue richieste sul nucleare.

Il Brent è salito di circa il 2,5% martedì e sembra essersi stabilizzato intorno ai 100 dollari al barile al momento in cui scriviamo, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono in stallo.

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Il WTI, invece, è sceso di oltre il 4% e viene scambiato intorno a 92,6 dollari al barile.

Nel complesso i prezzi del petrolio erano in calo da mercoledì scorso, quando sembrava vicino un accordo di principio su un’intesa di pace, o almeno su un cessate il fuoco più lungo e ampio, tra Stati Uniti e Iran.

Teheran, però, ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’attuale cessate il fuoco dopo che Washington ha effettuato quelli che ha definito attacchi difensivi nel sud del Paese.

Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli attacchi statunitensi nella provincia di Hormozgan, dove i media iraniani hanno riferito di esplosioni nelle prime ore di martedì, costituiscono una «grave violazione» del fragile cessate il fuoco in vigore da quasi sette settimane.

Nel frattempo il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha affermato che i negoziati per porre fine al conflitto potrebbero richiedere «alcuni giorni» per arrivare a un accordo.

Lunedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inoltre ribadito, in un post sui social media, le richieste sul nucleare, mentre le tensioni restano elevate sui punti fondamentali di un possibile accordo.

Le ultime dichiarazioni di Trump sui negoziati tra Stati Uniti e Iran

Gli investitori sembrano reagire in modo contrastante agli ultimi sviluppi e alcuni mercati sembrano scontare una minore probabilità che un accordo sia imminente.

In Europa l’Euro Stoxx 50 è sceso di oltre lo 0,7%, mentre il più ampio indice paneuropeo Stoxx 600 è in calo di circa l’1% man mano che ci si avvicina alla chiusura della seduta di martedì.

Il FTSE 100 di Londra, il DAX 30 di Francoforte, il CAC 40 di Parigi, il FTSE MIB di Milano, l’AEX di Amsterdam e il CH20 di Zurigo registrano tutti ribassi compresi tra lo 0,1% e lo 0,7%.

In Asia il Nikkei 225 di Tokyo e il TAIEX di Taipei hanno chiuso sulla parità, mentre il KOSPI sudcoreano è balzato del 2,5%, trainato soprattutto dalla domanda costante per i titoli legati all’intelligenza artificiale.

I mercati statunitensi appaiono però del tutto scollegati dagli altri indici e dal quadro generale. Martedì i prezzi del WTI hanno continuato a scendere, mentre l’S&P 500 ha aperto in rialzo dello 0,6%.

Le ultime sullo Stretto di Hormuz

Stati Uniti e Iran avevano segnalato progressi verso un memorandum d’intesa che potrebbe porre fine al conflitto e riaprire il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente bloccato. L’accordo darebbe inoltre ai negoziatori una finestra di 60 giorni per affrontare questioni più complesse, come le attività e le forniture nucleari iraniane.

Nelle sue ultime dichiarazioni, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha affermato che lo Stretto di Hormuz deve restare accessibile «in un modo o nell’altro», mentre il traffico in questo punto nevralgico è crollato: oggi solo poche decine di navi utilizzano la rotta ogni giorno, contro le abituali 125-140 imbarcazioni.

L’Iran continua a consentire un traffico limitato, dando priorità alle navi legate a Paesi alleati o amici e organizzando il passaggio attraverso accordi tra Stati.

I continui resoconti di attacchi nello Stretto di Hormuz mostrano quanto la normalizzazione dei flussi energetici e di altre forniture sia ancora lontana per l’economia globale.

Allerta per l’esplosione di una petroliera al largo dell’Oman
Allerta per l’esplosione di una petroliera al largo dell’Oman UKMTO

Martedì la United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha riferito che una petroliera è stata colpita da un’esplosione esterna vicino alla linea di galleggiamento sul lato di babordo.

Secondo l’agenzia, l’unità si trovava a circa 60 miglia nautiche da Mascate, capitale dell’Oman.

La UKMTO ha precisato che la petroliera e tutto l’equipaggio non hanno riportato danni, anche se una certa quantità di combustibile di bordo è finita in mare.

Si tratta, al momento in cui scriviamo, dell’episodio più recente segnalato nei pressi dello Stretto di Hormuz.

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