L'Ocse ha annunciato giovedì una revisione al ribasso delle stime di crescita dell'eurozona e prevede un'inflazione più alta nel 2026, dopo che la guerra in Medio Oriente ha fatto impennare i prezzi dell'energia.
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha tagliato le previsioni di crescita per l'unione monetaria di 0,4 punti percentuali, portandole allo 0,8%, mentre le due principali economie del continente, Germania e Francia, sono state a loro volta riviste al ribasso allo 0,8%.
L'organizzazione ha inoltre alzato la previsione d'inflazione per l'eurozona di 0,7 punti, al 2,6%, mentre la stima di crescita globale per quest'anno resta al 2,9%.
«L'impennata dei prezzi dell'energia e la natura imprevedibile del conflitto in evoluzione in Medio Oriente aumenteranno i costi e ridurranno la domanda, finendo per compensare i venti favorevoli legati ai robusti investimenti e alla produzione nel settore tecnologico, alle aliquote tariffarie effettive più basse e alla spinta ereditata dal 2025», si legge nel rapporto.
Un'inflazione superiore alle attese potrebbe spingere la Banca centrale europea a reagire con la politica monetaria già il mese prossimo, se l'obiettivo del 2% dovesse apparire a rischio.
Gli operatori di mercato hanno aumentato le scommesse su un rialzo dei tassi da parte della BCE già dal mese prossimo, per frenare l'ondata attesa di inflazione.
Tuttavia, la presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiaratomercoledì che l'eurozona è oggi molto più preparata ad assorbire lo shock rispetto a quando la Russia ha invaso l'Ucraina.
Nell'ultimo rapporto, l'OCSE rileva che la crescita globale stava tenendo «bene» prima della guerra e che sarebbe potuta essere superiore di 0,3 punti percentuali se il conflitto non fosse degenerato.
Il rapporto ipotizza che le interruzioni nelle forniture energetiche inizieranno ad attenuarsi dalla metà del 2026, pur avvertendo delle incertezze legate alla guerra.
«La portata e la durata del conflitto sono molto incerte, ma un periodo prolungato di prezzi dell'energia più alti aumenterà sensibilmente i costi per le imprese e farà salire l'inflazione al consumo, con conseguenze negative sulla crescita», si legge ancora.
L'organizzazione cita in particolare il prezzo dell'urea, uno dei principali fertilizzanti azotati, aumentato di oltre il 40% dalla metà di febbraio. Un rincaro che potrebbe ridurre i raccolti nel 2027.
Gli Stati Uniti, che a novembre affronteranno delicate elezioni di metà mandato, dovrebbero fare meglio delle altre regioni quest'anno.
Dopo una crescita del 2,1% nel 2025, la previsione per l'economia statunitense nel 2026 è stata rivista al rialzo di 0,3 punti percentuali, al 2%.
Nel 2027 la crescita è invece attesa in rallentamento all'1,7%, 0,2 punti in meno rispetto alla precedente stima, perché i forti investimenti legati all'intelligenza artificiale verrebbero gradualmente compensati dal rallentamento della crescita dei redditi reali e dei consumi.
La crescita della Cina è ancora attesa al 4,4% quest'anno, per poi scendere al 4,3% nel 2027.
L'OCSE attribuisce il rallentamento alla fine dei sussidi pubblici ai consumi, all'aumento dei prezzi delle importazioni energetiche e al perdurante aggiustamento del settore immobiliare.
Per attenuare futuri shock energetici, l'OCSE sollecita «politiche che migliorino l'efficienza energetica interna e riducano la dipendenza dai combustibili fossili importati».
Aggiunge inoltre che «accordi per allentare le tensioni commerciali e approfondire le relazioni di scambio aumenterebbero la prevedibilità delle politiche e rafforzerebbero le prospettive di una crescita sostenibile».