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Chi è James Talarico, l'ex seminarista presbiteriano che ha riportato il Texas ai democratici

Il candidato democratico al Senato, James Talarico, durante un evento elettorale a San Marcos, in Texas, lo scorso 15 ottobre
Il candidato democratico al Senato, James Talarico, durante un evento elettorale a San Marcos, in Texas, lo scorso 15 ottobre -  Diritti d'autore  AP Photo/Eric Gay)
Diritti d'autore AP Photo/Eric Gay)
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Per decenni simbolo del conservatorismo americano, il Texas ha eletto il democratico James Talarico al Senato e Gina Hinojosa al ruolo di governatrice. Ex insegnante protestante, Talarico ha costruito la vittoria con una retorica anti-miliardari che intreccia richiami biblici e giustizia sociale

Fino a poche ore fa il Texas era il bastione repubblicano per eccellenza degli Stati Uniti, quello degli evangelici e dei petrolieri, dei giganti del tech come Oracle e Tesla di imprenditori vicini al presidente Trump, e di aziende pronte a investire in data center e infrastrutture digitali grazie a energia abbondante, terreni a basso costo e normative favorevoli garantiti dal progetto Stargate inaugurato dalla Casa Bianca.

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Lo Stato si è risvegliato invece mercoledì più che mai "blu", il colore dei democratici, dopo che il voto di metà mandato, martedì per il rinnovo del Congresso e dei governatori, ha incoronato Gina Hinojosa e James Talarico.

Se la prima fa la storia come governatrice di origini latino-americane, è il 37enne democratico a portare in Senato un carico simbolico non indifferente.

Per Talarico "l'unica minoranza che sta distruggendo l'America sono i miliardari"

Gli slogan anti-establishment si erano quasi persi nella politica americana fino all'avvento di Bernie Sanders, il vecchio senatore del Vermont autodefinitosi un "socialista democratico".

Alle presidenziali del 2016, concluse con la sconfitta nelle primarie democratiche contro Hillary Clinton, Sanders aveva portato al centro del dibattito proposte di spesa pubblica liquidate dai detrattori come "comuniste".

Ma aveva anche contribuito a far nascere una nuova leva progressista, incarnata da politiche come Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley, e in seguito da Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York.

Il voto di metà mandato ha portato in Congresso e nelle assemblee statali numerosi altri candidati sostenuti dai Democratic Socialists of America (DSA), a cui viene spesso aggiunto il neo-senatore mussulmano del Michigan, Abdul El-Sayed.

Eppure l'America First, il motto isolazionista rilanciato dai due mandati di Trump sottoforma di polarizzazione etnica ed economica - esacerbata per di più da guerre e dazi dopo il suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025 - viene ora attaccato anche da un'altra dottrina, altrettanto sociale, quella dell'ex seminarista texano Talarico.

Talarico contro Golia (e gli altri riferimenti alla Bibbia)

Studente dell'Austin Presbyterian Theological Seminary, ex insegnante di scuola media, padre adottivo di origine italiane, Talarico ha ringraziato gli elettori definendoli la "fionda" con cui "abbiamo sconfitto Golia".

Il riferimento è chiarito dai suoi ultimi comizi, in cui l'attuale deputato della Camera statale del Texas aveva promesso - attraverso la metafora biblica Davide, il giovane pastore che uccide il nemico ritenuto invincibile - una visione di quello che il nostro stato può essere" e la "lotta ai finanziatori mega miliardari" che "hanno preso il controllo del Texas".

Di fronte, in effetti, aveva una sfida non da poco. I repubblicani candidavano il procuratore dello Stato pur aggravato da qualche scandalo, Ken Paxton (forte di decine di milioni di dollari versati alla sua campagna da Elon Musk), e l'ultimo senatore democratico partito per il Campidoglio dallo Stato della Lone Star (la stella solitaria della Repubblica del Texas, che si rese indipendente dal Messico nel 1836) lo aveva fatto nel lontano 1988.

Talarico ha girato dunque per lo Stato diffondendo il messaggio che "l'unica cosa più forte dell'odio è l'amore" e che la minoranza di miliardari va distrutta iniziando a "ribaltare i tavoli".

Sembra la rievocazione dell'episodio raccontato nei Vangeli, in cui Gesù si incollerisce contro cambiavalute e venditori nel Tempio di Gerusalemme, ma oltre ai principi c'è un programma politico, alternativo alla tradizionale ricetta di libertà individuali miste a investimenti.

La proposta di Talarico ai texani si è basata su aumento dei salari, riforma dei finanziamenti elettorali per liberarli dai grandi interessi e politiche pubbliche per alloggi, scuole e sanità.

Inoltre, all'inizio della sua carriera politica, aveva difeso i diritti transgender, l'introduzione dell'educazione sessuale per gli studenti e criticato in generale il peso eccessivo della religione nell'educazione statale. Tanto è bastato ai repubblicani, nella corsa del voto di midterm, per accusarlo di "non essere uomo", "di essere malato" e "debole".

Intervistato il mese scorso prima del voto sul tema dell'aborto, il neo-senatore protestante aveva citato due papi, Francesco e Leone XIV, per affermare che essere "pro-vita" abbraccia anche la lotta alla povertà, al cambiamento climatico e alle violenze della guerra.

Un richiamo, in definitiva, all'appello della "pace disarmante" di Leone e alle sue fondamenta di solidarietà, dignità umana e giustizia sociale, che la Chiesa cattolica porta avanti dall'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII e che papa Prevost ha voluto riportare al centro del Vaticano adattandola al XXI secolo.

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