Per Donald Tusk il conflitto sul Tribunale costituzionale può finire senza cambiare la Costituzione, se il presidente Karol Nawrocki riconosce i giudici scelti dal Sejm
La disputa sulla gestione del tribunale costituzionale, sullo status dei giudici e sulla legittimità delle ultime decisioni entra in una nuova fase. Martedì si riunirà l'Assemblea Generale dei Giudici della corte costituzionale.
Il primo ministro polacco Donald Tusk è intervenuto lunedì mattina sull'escalation del conflitto attorno al tribunale costituzionale. In un post pubblicato ha sottolineato che, a suo avviso, per risolvere la disputa non sono necessarie modifiche alla Costituzione.
Tusk chiede a Nawrocki di riconoscere i giudici del tribunale costituzionale
Secondo il capo del governo, il presidente Nawrocki dovrebbe riconoscere i giudici legalmente eletti dal Sejm e poi permettere loro di iniziare a lavorare nel Tribunale.
Tusk ha accusato Karol Nawrocki di aver scelto lo scontro di forza e ha avvertito che un'ulteriore escalation potrebbe avere serie conseguenze per la Polonia. Ha assicurato allo stesso tempo che lo stato di diritto non cederà alla pressione politica.
Lunedì mattina è intervenuta la giudice Anna Korwin-Piotrowska, che attualmente dirige i lavori del Tribunale. Ha informato che l'Assemblea Generale dei Giudici della corte costituzionale si terrà probabilmente martedì 3 novembre alle 15.30, nella sede del tribunale a Varsavia.
Uno dei punti più importanti sarà la questione del quorum. Secondo le norme richiamate da Korwin-Piotrowska è necessaria la presenza di due terzi del numero complessivo dei giudici. Con il numero legale fissato a 15 questo significa dieci persone.
I dubbi riguardano se la sospensione dalle funzioni del presidente della corte Bogdan Święczkowski e del vicepresidente Bartłomiej Sochański, insieme alla disputa sullo status di Jarosław Wyrembak, possano incidere sulla determinazione del quorum. Korwin-Piotrowska ha sottolineato che la decisione finale spetta all'Assemblea Generale.
Il conflitto sulla leadership del tribunale
La crisi nella corte costituzionale va avanti da anni ed è legata soprattutto alla disputa sulla correttezza della nomina dei giudici, sullo status delle persone scelte al posto di incarichi già occupati e sul modo di funzionamento del tribunale. Nel marzo 2026 il Sejm ha scelto altri giudici, ma il presidente non ha ricevuto il giuramento da alcuni di loro. Questo ha portato a un nuovo conflitto di competenze tra il parlamento, il governo e il Palazzo Presidenziale.
L'attuale escalation è conseguenza delle decisioni adottate venerdì sulla direzione dellla corte. Anna Korwin-Piotrowska ha assunto le funzioni di presidente e sul sito del Tribunale è stata pubblicata l'informazione sulla sospensione dalle attività di servizio di Bogdan Święczkowski e Bartłomiej Sochański.
Sullo sfondo ci sono le richieste della procura dir revocare l'immunità di entrambi i giudici.
Gli eventi hanno portato a manifestazioni davanti alla sede del Tribunale. Nella notte tra venerdì e sabato è arrivato nell'edificio il presidente polacco Karol Nawrocki, che in precedenza aveva interrotto una visita in Senegal. All'ingresso dell'edificio c'è stato un duro scambio di parole e spintoni, con la partecipazione del presidente e di un gruppo di giudici.
Il presidente polacco Nawrocki vuole dialogo ma l'intesa non c'è
Karol Nawrocki ha avviato consultazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari. All'incontro di sabato hanno partecipato rappresentanti di una parte dell'opposizione, senza la Coalizione Civica e la Sinistra.
Il presidente polacco descrive quanto accade nel Tribunale come una violazione dell'ordine costituzionale e un tentativo di prendere con la forza l'istituzione. Il governo sostiene invece che si tratta di ripristinare il corretto funzionamento della corte e di rispettare la scelta effettuata dal Sejm.
Il ministro della Giustizia Waldemar Żurek annuncia che il tribunale dovrebbe tornare a esaminare i casi nel giro di poche settimane. Sottolinea al tempo stesso gli arretrati nella trattazione dei ricorsi dei cittadini.