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A Ciampino le salme dei quattro militari morti nell'incidente dell'elicottero in Bosnia: martedì i funerali

I resti dell'elicottero militare italiane precipitato in Bosnia: le 4 salme sono rientrate in Italia lunedì
I resti dell'elicottero militare italiane precipitato in Bosnia: le 4 salme sono rientrate in Italia lunedì -  Diritti d'autore  (AP Photo/Predrag Simic)
Diritti d'autore (AP Photo/Predrag Simic)
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Ad accoglierle le bare all'aeroporto romano di Ciampino c'erano, oltre alle famiglie dei caduti, il presidente Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e le autorità. Proseguono intanto le indagini sulle cause dell'incidente che ha causato anche 11 feriti

Sono rientrate in Italia le salme dei quattro militari deceduti nell'incidente dell'elicottero Chinook precipitato giovedì scorso in Bosnia durante una missione di addestramento. L'aereo militare che le trasportava è atterrato lunedì mattina all'aeroporto di Ciampino di Roma, dove si è svolta una cerimonia di accoglienza alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

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A rendere omaggio ai caduti erano presenti, oltre ai familiari e alle autorità militari, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Le vittime sono i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e i membri del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana Franco Adriano Zecchillo, tenente, e Laura Procacci, sergente.

Camera ardente al Celio, attesi i funerali

Dopo l'arrivo a Roma del C130, tre delle salme sono state trasferite al Policlinico militare del Celio, dove è stata allestita la camera ardente, mentre quella di Laura Procacci è stata invece portata al Policlinico Tor Vergata per ulteriori accertamenti medico-legali.

All'esterno dell'ospedale militare si sono radunati commilitoni e colleghi dei reparti di appartenenza delle vittime. Poco dopo sono arrivati anche i familiari, che avevano partecipato all'accoglienza all'aeroporto di Ciampino.

I funerali di Stato dei quattro militari sono previsti per questo martedì alle 9:00 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma.

Tre inchieste per chiarire le cause dello schianto in Bosnia

Tra i feriti rimane ricoverato nell'ospedale di Tuzla il tenente colonnello medico Flavio Favari, unico superstite della squadra sanitaria della Croce Rossa coinvolta nell'incidente.

"È un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo", ha raccontato dall'ospedale bosniaco ai media italiani.

Sui motivi dell'impatto con il suolo sono state avviate tre indagini distinte, compresa quella delle autorità bosniache. In Italia risultano aperti due procedimenti contro ignoti.

La Procura militare procede per il reato di perdita colposa di aeromobile militare, mentre la Procura civile ipotizza i reati di disastro e omicidio colposi e lesioni colpose.

Gli accertamenti si concentreranno soprattutto sull'analisi dei rottami dell'elicottero e della scatola nera, elementi considerati fondamentali per ricostruire gli ultimi minuti di volo. Magistrati e investigatori lavoreranno insieme alla commissione tecnica inviata dalla Difesa in Bosnia, che dovrà raccogliere testimonianze e verificare lo stato del velivolo.

Le ipotesi: guasto tecnico o errore umano

Al momento gli investigatori escludono un atto ostile o un'azione terroristica. Restano invece aperte le ipotesi di un improvviso guasto tecnico oppure di un errore umano.

Il Chinook era impegnato in una missione di evacuazione medica ed era partito da Viterbo con una sosta tecnica a Pratica di Mare prima di raggiungere la Bosnia. A bordo viaggiavano complessivamente quindici militari.

L'elicottero è precipitato in un'area agricola nei pressi di Brcko. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figura anche un video che mostrerebbe gli ultimi istanti di volo del velivolo. Nelle immagini l'elicottero sembrerebbe tentare di recuperare quota prima di perdere il controllo e precipitare da un'altezza di circa cinquanta metri.

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