Il sito web del giornale è tornato accessibile per la prima volta dal 2016, mentre l'edizione cartacea sarà in edicola dalla prossima settimana. La chiusura improvvisa nel 2016 venne letta come una spallata di Orbán alla stampa di opposizione
È ripartito il Népszabadság. La versione online di quello che fino al 2016 era il principale quotidiano d'opposizione in Ungheria è tornata accessibile giovedì. L’edizione cartacea, secondo quanto comunicato dal direttore, dovrebbe tornare nelle edicole giovedì prossimo.
La sua chiusura, dieci anni fa, giustificata dalla proprietà con ragioni di sostenibilità finanziaria, era stata letta come una spallata dell'allora premier Viktor Orbán nei confronti della libertà di stampa, con il giornale che si era occupato diindagini sulla corruzione di alti ufficiali di Fidesz, il partito di Orbán, nel governo e nella Banca nazionale.
Il nuovo sito del Népszabadság ("Libertà del popolo")tratterà notizie di attualità ungherese e internazionale, nonché gli avvenimenti importanti e di attualità della società e dell’economia, con approfondimenti, analisi, reportage e interviste.
Il nuovo giornale torna con le vecchie firme
Anche il Népszava entrerà a far parte del gruppo editoriale: in futuro, i contenuti del giornale appariranno anche sul settimanale Népszabadság. L’editore del rinnovato giornale è Liberty Press Kft., che detiene anche i diritti editoriali del Jelen e del Népszava.
La redazione si baserà essenzialmente sullo staff del Népszava – che accoglie molti ex collaboratori del Népszabadság.
I fondi a disposizione della nuova proprietà garantiranno risorse sufficienti per il funzionamento del giornale per due anni.
La chiusura improvvisa coinvolse un amico di Orbán
L'8 ottobre 2016 i giornalisti si stavano preparando al trasloco della redazione quando l'editore del giornale, Mediaworks Hungary Zrt., sospese improvvisamente la pubblicazione del giornale e chiuse anche il sito web. Nello stesso mese Mediaworks fu acquisita da Opimus Press, società appartenente al gruppo di Lőrinc Mészáros, uomo più ricco d'Ungheria e caro amico di Orbán.
Il giornale smise di uscire in edicola da un giorno all'altro. Ai redattori venne bloccato l'accesso alla mail aziendale e non gli venne più consentito entrare in redazione.
L’ultimo numero pubblicato prima della chiusura
“A Orbán non dà fastidio volare in elicottero” era il titolo dell’editoriale del numero unico dell’8-9 ottobre 2016. L’incipit proseguiva così: «Al primo ministro non interessano né lo scandalo dell’elicottero di Rogán né le maniere da aristocratico del ministro di gabinetto, fintantoché ciò non incide sulla popolarità del Fidesz» – è trascorso un decennio, durante il quale questa affermazione si è trasformata in una realtà che ha portato alla sconfitta elettorale.
Un altro articolo sollevò la questione che se in Ungheria ci fossero, in proporzione alla superficie, tante centrali eoliche quante ce ne sono in Romania, in una giornata ventosa ciò significherebbe una produzione di energia elettrica pulita e gratuita pari a quasi un milione e mezzo di euro. Dieci anni dopo, il mancato sfruttamento dell’energia eolica è rimasto immutato in Ungheria.
L’autore dell’articolo intitolato «Fidesz darebbe nuovo slancio al business fondiario» aveva avvertito che, nonostante la comunicazione del governo, la vendita dei terreni demaniali sarebbe proseguita. I dieci anni trascorsi da allora hanno dimostrato quali vaste aree di terreno siano finite nelle mani di quali proprietari, spesso con una forte concentrazione.