È stato messo in custodia cautelare l’ex uomo forte del basket greco - proseguono le deposizioni degli imputati per lo scandalo delle "partite truccate"
L’inchiesta sulle presunte partite di basket truccate in Grecia porta in carcere anche l’ex presidente della Federazione ellenica di pallacanestro (EOK), Evangelos Liolios, e un suo stretto collaboratore. Dopo le deposizioni dei due indagati, giudice istruttore e pubblico ministero hanno disposto la custodia cautelare per entrambi, ritenuti dagli inquirenti figure centrali nel presunto sistema di manipolazione dei risultati di 49 incontri.
Il provvedimento è il terzo mandato di custodia cautelare nell’ambito di un’indagine che sta scuotendo il basket greco. In precedenza era stato arrestato un ex arbitro, il primo a comparire davanti ai magistrati venerdì.
Liolios: "Una macchinazione per estromettermi"
L’ex presidente, che ha lasciato la guida della federazione, respinge le accuse di corruzione e sostiene di essere vittima di una manovra orchestrata per allontanarlo dall’incarico. Secondo quanto riferito da fonti vicine all’indagine, durante la deposizione avrebbe dichiarato di trovarsi davanti ai magistrati perché "qualcuno vuole estromettermi dalla guida della federazione".
La linea difensiva riprende quella sostenuta fin dall’inizio attraverso il suo legale: secondo Liolios, il suo coinvolgimento sarebbe il risultato di una "macchinazione" organizzata da persone con cui è in conflitto da quattro anni. L’ex dirigente avrebbe inoltre contestato la ricostruzione di un sistema di corruzione che, secondo l’accusa, sarebbe andato avanti per circa un decennio con l’obiettivo di alterare i risultati di partite disputate in diverse competizioni.
I controlli fiscali e la difesa sul patrimonio
Nel corso dell’interrogatorio, Liolios avrebbe messo a disposizione degli inquirenti la documentazione relativa alla propria situazione economica, richiamando quattro controlli fiscali effettuati nell’ultimo decennio. Secondo la sua versione, nessuno avrebbe fatto emergere irregolarità a suo carico.
L’ex presidente avrebbe citato anche un accertamento condotto nel 2025, relativo agli anni 2019 e 2020, che avrebbe riguardato il suo patrimonio personale, la società sportiva Promitheas, la sua azienda, le cassette di sicurezza e i conti bancari in Grecia e all’estero. Anche in questo caso, ha sostenuto, non sarebbe emerso nulla di illecito.
Piena negazione delle accuse anche da parte dell’imprenditore coindagato, considerato uno stretto collaboratore di Liolios.
Altri tre indagati davanti ai magistrati
La fase degli interrogatori prosegue con le deposizioni degli ultimi tre dei sei indagati comparsi davanti alla giustizia dopo l’emissione dei mandati di arresto. Tra loro ci sono un’arbitra ancora in attività e due ex arbitri, accusati di corruzione.
L’inchiesta punta a fare luce su una presunta rete di manipolazione dei risultati che avrebbe coinvolto partite di diverse categorie del basket greco. Le accuse sono contestate dagli indagati e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.