L’organismo assolve i 35 imputati per i costi del referendum del 1-O e per la promozione internazionale dell’indipendentismo catalano
Il Tribunale dei Conti ha applicato la legge di amnistia all'ex presidente della Generalitat della Catalogna Carles Puigdemont e ad altri 34 ex alti funzionari del Governo catalano per la loro presunta responsabilità contabile nelle spese legate al 'procés' indipendentista.
La sentenza pone fine al procedimento contro i 35 imputati dalla Procura e da Sociedad Civil Catalana, relativo al finanziamento del referendum del 1º ottobre 2017 e alle attività di promozione all'estero dell'indipendentismo.
Revocate le cauzioni per Puigdemont e i collaboratori
Oltre ad assolvere gli interessati in applicazione della legge di amnistia, il Tribunale dei Conti ha ordinato di revocare le cauzioni imposte durante il procedimento.
La sentenza, pronunciata mercoledì dalla consigliera del Secondo Dipartimento della Sezione di Giudizio, si estende anche a Oriol Junqueras e agli ex consiglieri Raül Romeva, Toni Comín, Lluís Puig e Dolors Bassa, oltre che all'ex presidente Artur Mas.
La chiave della decisione è più contabile che politica. La giudice conclude che non è stato dimostrato che le spese dell'1-O e dell'azione esterna della Generalitat tra il 2011 e il 2017 siano state pagate con fondi del bilancio dell'Unione europea e, su questa base, dichiara applicabile la Legge Organica di Amnistia.
Le somme in gioco non erano irrilevanti. La Procura chiedeva circa 3,1 milioni di euro e Sociedad Civil Catalana alzava la cifra fino a cinque milioni. Gli imputati avevano versato oltre quattro milioni in cauzioni per evitare il sequestro dei loro beni. La decisione, però, non è definitiva. Può essere impugnata in appello davanti alla camera dello stesso Tribunale dei Conti e, successivamente, in cassazione davanti alla Corte Suprema.
Due anni in attesa di Lussemburgo per Puigdemont
Il procedimento era congelato dall'estate del 2024. Il 29 luglio di quell'anno, il Tribunale dei Conti ha sottoposto otto questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia dell'Ue e la giudice aveva scritto di ritenere "molto difficile conciliare" l'amnistia con la lotta contro l'impunità delle frodi e della corruzione imposta dal diritto europeo.
La risposta è arrivata il 16 luglio di quest'anno. Lussemburgo ha analizzato cinque delle otto domande e ha incentrato la sua decisione sull'articolo 325 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che obbliga gli Stati a combattere le frodi ai danni degli interessi finanziari comunitari, sia per le entrate sia per le spese del bilancio dell'Unione.
Sulla base di tali indicazioni, il tribunale spagnolo ha chiesto alle parti di fornire documentazione sull'origine dei fondi. Il risultato è stato reso noto questo mercoledì. Per Puigdemont si tratta della prima amnistia effettiva, mentre la sua situazione penale resta nelle mani della Corte Suprema.
Quando tornerà Puigdemont in Spagna?
La sentenza contabile arriva otto giorni dopo la decisione che ha spianato la strada al suo ritorno. Il 6 ottobre, la Corte costituzionale ha accolto, con sette voti contro cinque, il ricorso di amparo di Dolors Bassa e ha stabilito che l'amnistia deve coprire anche la malversazione, il reato che la Corte Suprema si rifiutava di amnistiare.
Pochi minuti dopo, il giudice Pablo Llarena ha revocato l'ordine di arresto contro Puigdemont, e anche quelli nei confronti di Comín e Puig. Era in vigore da luglio 2024 e il magistrato ha precisato che la revoca non equivale alla sua amnistia. Llarena prevede di proporre l'archiviazione del procedimento tra questo venerdì e il prossimo martedì.
Puigdemont può tornare. Un'altra cosa è che voglia farlo subito. Il suo avvocato, Gonzalo Boye, è stato netto martedì a Catalunya Ràdio: "Non tornerà in mezzo alla campagna elettorale", che è ciò che vorrebbe il PSOE.
Secondo Boye, l'ex presidente aspetterà che si tengano le elezioni politiche e "tornerà quando lo deciderà lui", con un piano di rientro che illustrerà quando l'amnistia verrà applicata integralmente. Quel momento non è imminente: il legale ha parlato di un arco di tempo tra una e tre settimane. Non è la prima volta che si esprime in questo senso. Già il 6 ottobre, a 3Cat, aveva ritenuto che "non sarebbe sensato" misurare la temperatura del Paese in piena campagna.
Lo stesso Puigdemont è stato meno preciso. Ha salutato la revoca dell'ordine come "una chiara sconfitta dello Stato spagnolo", ma non ha dato alcun indizio sulla data. Il suo ritorno, insiste, sarà una decisione "di Paese e non di partito", la stessa logica con cui, secondo Boye, decise di partire nel 2017.