Minas Gerais e São Paulo saranno decisive, ma la mappa elettorale indica altri punti strategici dove il PT può cercare i voti per ribaltare il risultato. Con le campagne allo sprint finale, Euronews analizza geografia e matematica del ballottaggio, che si tiene il 25 ottobre
"Sono molto bravo nelle sfide a eliminazione diretta", ha dichiarato Lula da Silva reagendo alla sconfitta al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, tenutesi lo scorso 4 ottobre.
Il capo di Stato si è affrettato a mostrarsi fiducioso al termine di una notte con un risultato opposto ai principali sondaggi, che lo davano in vantaggio sul suo principale rivale, Flávio Bolsonaro, senatore del Partito Liberale (PL) e figlio dell’ex presidente Jair, il suo predecessore.
Il messaggio è passato e il Partito dei Lavoratori (PT), di cui Lula è stato uno dei fondatori quando il Paese era ancora sotto dittatura militare, ha iniziato a ridefinire le strategie per recuperare terreno.
Il compito appare però pieno di ostacoli, tanto più che, dal ritorno alla democrazia nella seconda metà degli anni Ottanta, i vincitori del primo turno hanno sempre finito per conquistare la presidenza.
Al peso storico si aggiunge la congiuntura politica: nel 2022 Lula cercava di tornare al potere dopo oltre un decennio di assenza e poteva contare su una narrazione più semplice, presentandosi come alternativa a Jair Bolsonaro e capitalizzando il desiderio di cambiamento.
Va considerato anche il portafoglio degli elettori, che stanno sentendo la pressione delle oscillazioni dei prezzi. Nonostante l’inflazione mostri un rallentamento, uno studio di settembre, realizzato da Quaest e citato dal quotidiano O Globo, mostra che più della metà dei brasiliani ha ancora una percezione opposta: il 66% degli intervistati afferma che il proprio reddito è rimasto fermo o è aumentato solo quanto il costo della vita.
Con una base elettorale composta in maggioranza da classi popolari a basso potere d’acquisto, Lula da Silva ha subito un forte logoramento in termini di consenso. Eppure, secondo un sondaggio Datafolha pubblicato giovedì scorso, il candidato del PT registra un tasso di rifiuto superiore a quello di Flávio Bolsonaro di appena il 2% (46% contro 44%).
In altre parole, se Lula paga il prezzo del governo, Flávio porta sulle spalle l’eredità del padre e le resistenze legate a una presidenza che ha contribuito a creare il Brasile più polarizzato delle ultime decadi. Ciò significa che non è solo l’inquilino del Planalto ad avere difficoltà ad allargare il proprio elettorato.
I sondaggi pubblicati dopo il 4 ottobre, con il ballottaggio già all’orizzonte, hanno inizialmente attribuito un vantaggio tra il 4 e il 6% al candidato della destra, ma il margine si è ridotto nelle ultime due settimane. Nell’ultima rilevazione di PoderData/Aya, diffusa venerdì scorso, i due risultano perfettamente appaiati, con il 50% ciascuno.
Uno studio dell’Istituto Vox Brasil, reso noto domenica, mostra invece Lula in vantaggio con il 51% contro il 49% di Flávio Bolsonaro.
La macchina elettorale del PT si aggrappa a questi segnali a pochi giorni dalla sfida decisiva, alla quale parte in svantaggio di soli 2,2 milioni di voti (1,87%), la differenza più ridotta in un primo turno dalla fine del regime militare. Euronews analizza la geografia e l’aritmetica che potrebbero portare a una possibile rimonta del PT.
Il significato del voto nel Minas Gerais
Il destino di Lula dipenderà in larga misura da ciò che accadrà in Minas Gerais, il miglior barometro della politica brasiliana. Dal ritorno della democrazia, chi ha vinto in Minas è sempre arrivato al Palácio do Planalto, la sede del presidente a Brasilia.
Tra i grandi collegi elettorali, è quello più equilibrato: i due candidati sono stati separati da meno di 590 mila voti. Pur dominando più comuni in questo stato, dove ha sconfitto Jair Bolsonaro nel 2022, il veterano leader lavorista perde forza nelle zone che concentrano il maggior numero di elettori.
Delle dieci città più grandi di questo stato, Lula ne ha vinta una sola, Juiz de Fora, nel sud-est. A Minas le caratteristiche sociodemografiche sono molto varie e occorre bilanciare i guadagni in diverse aree del territorio.
Diventano centrali per il presidente i voti dell’area metropolitana di Belo Horizonte, dove si concentrano diversi comuni che, per dimensioni demografiche, possono fare la differenza nel conteggio finale. Ma è importante anche convincere parte dell’elettorato nelle altre estremità dello stato.
Lì l’attenzione dovrà concentrarsi su comuni di medie dimensioni in aree rurali del Triângulo Mineiro, nelle zone vicine a Goiás e nel nord, dove esistono da tempo solide basi a favore del PT, sebbene siano divise in questa elezione.
Flávio Bolsonaro ha vinto in due dei quattro comuni più popolosi del nord di Minas, assicurandosi il più grande, Montes Claros, che conta quasi 441 mila residenti ed è l’unico di questa parte settentrionale dello stato a superare la soglia dei 100 mila abitanti.
San Paolo: il peso del maggiore collegio elettorale
San Paolo è il maggiore collegio elettorale del Paese (21,5% del totale) e potrebbe rivelarsi decisivo. In questo stato, da solo, Flávio ha ottenuto oltre 3,4 milioni di voti in più rispetto a Lula, un margine superiore a quello registrato a livello nazionale tra i due.
L’attuale presidente ha vinto nel capoluogo statale, ma ha visto il senatore di destra avanzare nella Grande San Paolo, dove quest’ultimo ha conquistato 25 dei 39 comuni, sebbene Lula abbia mantenuto un leggero vantaggio nel totale dei voti di questa area urbana.
Guarulhos, secondo comune più popoloso della regione, è passato a destra, così come Osasco, città a forte tradizione operaia che illustra la penetrazione della campagna conservatrice nel cosiddetto "cinturão vermelho", la cintura rossa caratterizzata da poli industriali e forte tradizione sindacale.
Lula è costretto a conquistare nuovi elettori in una regione metropolitana frammentata, senza trascurare l’interno dello stato di San Paolo, travolto da un’ondata di sostegno al bolsonarismo.
Distretto Federale, est di Goiás e Nordest urbano
Le analisi dei politologi indicano che il successo di Flávio Bolsonaro al primo turno non è arrivato dalle capitali statali, dove Lula da Silva ha perso appena lo 0,6% dei voti. È stato costruito invece nei comuni più piccoli, con popolazione più giovane, prevalentemente bianca e con forti legami con l’agroindustria (calo del 4,6%).
È questo il profilo riscontrato in vari comuni di Goiás, lo stato in cui Lula ha perso più voti in termini percentuali (8,45%). Per il PT, l’opportunità si trova in particolare nelle aree ad alta densità demografica dell’est goiano, a ridosso di Brasilia (il cosiddetto Entorno), con generazioni di famiglie di origine del nord-est del Paese, alti livelli di vulnerabilità socioeconomica, forte dipendenza dai servizi pubblici e lavoro informale.
In queste periferie esiste margine di crescita in comuni come Águas Lindas e Valparaíso, quest’ultima città già amministrata in passato dal PT. All’interno del Distretto Federale (DF), le principali aree di possibile recupero del consenso si trovano nelle regioni più popolate che presentano dinamiche simili, in particolare Ceilândia, dove Lula ha superato il 60% dei voti alle elezioni del 2006.
Secondo un’analisi del quotidiano brasiliano Metrópoles, nel DF e nell’Entorno esiste un bacino di 700 mila elettori che si sono astenuti, hanno votato scheda bianca o nulla e che rappresentano ora la "terra promessa delle squadre di campagna".
Flávio Bolsonaro ha vinto in 17 delle 19 circoscrizioni elettorali del DF e in 28 dei 33 comuni dell’Entorno, ma il PT può puntare su quella fetta di elettorato che non ha scelto alcun candidato. L’obiettivo è ridurre le distanze e ravvivare la militanza, (ri)conquistando elettori particolarmente sensibili ai discorsi incentrati sui programmi sociali.
Nel Nord-est si potrebbe fare uno sforzo ulteriore per portare più cittadini alle urne, soprattutto nei centri urbani. Lula ha vinto in tutti e nove gli stati di questa roccaforte del PT, pur avendo perso 258 mila voti rispetto al 2022. Una nuova mobilitazione potrebbe quindi rafforzare il peso di una regione favorevole che, al primo turno, ha garantito al PT oltre 11 milioni di voti.
L’elettorato di Lula più incline all’astensione
L’astensione è una variabile inevitabile, poiché il 2026 ha registrato il tasso più alto di astenuti in un’elezione generale dal 1998: il 21,08%, pari a circa 33,4 milioni di elettori.
Anziani e persone con un basso livello di istruzione, segmenti che tendono a votare per il PT, sono tra coloro che più sono rimasti a casa, con un impatto naturalmente negativo sui numeri di Lula. Per lui sarà necessario mobilitare questi gruppi sociali, compresi gli over 70, anche perché il 49,1% di questa fascia di popolazione, per la quale il voto è facoltativo, non ha partecipato al voto del 4 ottobre.
In ogni caso, questo scenario non implicherebbe automaticamente una riduzione del sostegno a Flávio. I comuni oltre i 100 mila abitanti con i tassi di astensione più elevati si trovano in stati vinti dal figlio di Jair Bolsonaro: Rio Grande do Sul, San Paolo, Minas Gerais e Mato Grosso do Sul. Se più persone in questi comuni si presenteranno alle urne, il voto al candidato di destra potrebbe acquistare maggior peso.
Un altro contingente di voti molto ambito, oltre 8,7 milioni, appartiene ai principali candidati esclusi al primo turno: Augusto Cury (Avante), Renan Santos (Missão) e Ronaldo Caiado (PSD). Secondo la maggior parte degli analisti e dei sondaggi, gli elettori della cosiddetta "terza via" dovrebbero migrare in maggioranza verso il campo del senatore del PL.
Cury, seppur timidamente, e Caiado hanno ufficializzato il loro sostegno a Bolsonaro. Questi calcoli, però, non sono lineari. Alcuni sondaggi (Quaest e Palver) indicano che la maggioranza dei sostenitori dello scrittore e psichiatra, considerato un moderato, si colloca dalla parte di Lula. Inoltre, Renan Santos, che non ha preso posizione a favore di uno dei due finalisti, ha dichiarato che il maggiore "pericolo" viene da Flávio Bolsonaro.
Il candidato del PL può avere in mano le carte più forti, ma Lula da Silva ha ancora alcune mosse che potrebbero ribaltare la partita.