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Elezioni in Brasile, chiusi i seggi: testa a testa per la presidenza tra Lula e Bolsonaro Jr

Gli elettori fanno la fila in un seggio elettorale durante le elezioni generali a Brasília, domenica 4 ottobre 2026.
Gli elettori fanno la fila in un seggio durante le elezioni generali a Brasília, domenica 4 ottobre 2026. -  Diritti d'autore  Foto AP/Eraldo Peres
Diritti d'autore Foto AP/Eraldo Peres
Di Manuel Ribeiro
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I brasiliani hanno votato dalle 8 alle 17 locali. Spoglio cominciato, i primi risultati sono attesi entro 3 ore dalla chiusura delle urne. Probabile che si vada al secondo turno il 25 ottobre

I brasiliani hanno votato domenica per il primo turno delle elezioni presidenziali, in cui il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori (PT) corre per la rielezione contro il senatore Flávio Bolsonaro, del Partito Liberale.

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Le urne si sono aperte alle 8 del mattino e chiuse alle 17 ora locale (le 22 in Italia), dopodiché è cominciato lo spoglio.

Si tratta di un voto che attira attenzione a livello internazionale, perché definirà se questa potenza economica dell'America Latina proseguirà con un governo di sinistra o si unirà all'ondata conservatrice di destra sostenuta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Prossimo a compiere 81 anni, il veterano della sinistra Lula da Silva si è candidato per un quarto e ultimo mandato avvertendo gli elettori che la sovranità del Brasile è a rischio a causa delle pressioni esercitate da Trump.

Da parte sua il senatore Flávio Bolsonaro, 45 anni, esordisce invece nella corsa alla presidenza, in cui punta a seguire le orme del padre, Jair Bolsonaro, che ha governato il Paese tra il 2019 e il 2022 prima di finire in carcere con l'accuso di avere tentato un colpo di Stato con l'assalto alle istituzioni di Brasilia, sulla base di quanto accaduto al Campdoglio di Washington nel 2021.

Gli elettori si mettono in fila in un seggio elettorale durante le elezioni generali a Rio de Janeiro, domenica 4 ottobre 2026.
Gli elettori si mettono in fila in un seggio elettorale durante le elezioni generali a Rio de Janeiro, domenica 4 ottobre 2026. AP Photo/Bruna Prado

Come sono arrivati i due candidati al voto in Brasile

Il presidente Lula ha espresso il proprio voto e ha sventolato una bandiera brasiliana al seggio elettorale, affermando che si "deve fare di più per garantire il futuro del Brasile".

Dopo aver votato, il senatore Bolsonaro ha dichiarato invece che "il Brasile non può sopportare altre sofferenze, come le tasse elevate e il numero così elevato di donne uccise".

I sondaggi indicavano un testa a testa tra i due principali candidati, Lula da Silva (45% nelle intenzioni di voto) e Bolsonaro (43%), che ha messo in evidenza la sua prossimità con la Casa Bianca e insistito sul fatto che il Brasile debba concludere accordi migliori con l'amministrazione Trump, in particolare per quanto riguarda l'economia dei minerali rari.

Se nessun candidato superasse la soglia del 50%, come previsto, si va al secondo turno in calendario il 25 ottobre.

Quasi 160 milioni di elettori sono stati chiamati al voto, che in Brasile è obbligatorio e dunque l'astensione va giustificata.

I brasiliani hanno eletto anche 27 governatori statali, i deputati dei vari Stati e 513 rappresentati federali della Camera dei Deputati oltre a 54 degli 81 senatori del Paese.

All'estero si è votato invece solo per il Presidente e per il Vicepresidente e la consultazione ha interessato circa 918 mila persone.

In base ai risultati provvisori disponibili finora, Lula da Silva è in testa in Malesia, Singapore, Cina, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda ma anche a Roma e a Milano, dove ha ottenuto il 50,16% delle preferenze. Flávio Bolsonaro prevale nelle Filippine e in Giappone.

Sulla consultazione elettorale aleggia l'inchiesta aperta dalla Polizia Federale per una possibile interferenza degli Stati Uniti, come annunciato dal suo responsabile, Andrei Rodrigues. "Si tratta di un'indagine in corso, una procedura preliminare", ha affermato Rodrigues domenica.

Da parte sua il presidente del Tribunale Superiore Elettorale, Kassio Nunes Marques, ha affrontato la questione in conferenza stampa, sostenendo che "finora" non vi sono "prove concrete" di interferenze internazionali riguardanti i sistemi digitali o le apparecchiature utilizzati durante il processo elettorale anche se "alcuni mesi fa" vi erano preoccupazioni in tal senso.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP, AP, Euronews

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