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Leader UE chiedono un'azione comune contro l'impennata dei prezzi dell'energia

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen parla con Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, durante una riunione al vertice Ue a Bruxelles, 15 ottobre.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen parla con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa durante una tavola rotonda al vertice UE a Bruxelles, il 15 ottobre. -  Diritti d'autore  AP / Geert Vanden Wijngaert
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Di Marta Pacheco
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I leader UE chiedono a Bruxelles misure comuni per ridurre i costi dell’energia, garantire forniture e aiutare le industrie in difficoltà, mentre la crisi pesa sui bilanci e sulle ambizioni climatiche del blocco

I leader dell’UE hanno invocato una risposta europea coordinata alla crisi energetica, sollecitando la Commissione europea a introdurre misure mirate e temporanee per alleggerire il peso su famiglie e imprese, anche ampliando il sostegno finanziario ai settori più colpiti dall’impennata dei prezzi dell’energia.

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Al termine dei negoziati del vertice del Consiglio europeo, proseguiti fino a notte inoltrata giovedì, i leader hanno espresso preoccupazioni anche per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Hanno chiesto alla Commissione di rafforzare la capacità e l’efficienza delle raffinerie di petrolio europee, in calo dal 2009.

Hanno inoltre manifestato interesse a esplorare acquisti congiunti volontari di energia, sul modello della piattaforma avviata dalla Commissione per sostituire le forniture di gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.

Questi appelli arrivano nel pieno di una grave crisi energetica che mette a rischio l’industria europea e lascia milioni di famiglie esposte alla povertà energetica durante l’inverno.

L’aumento dei prezzi dell’energia e dei tassi di inflazione ha spinto diverse capitali dell’UE a chiedere maggior sostegno alla Commissione europea.

L’Italia e la Grecia hanno chiesto di recente a Bruxelles di autorizzare spese aggiuntive senza avviare procedure di infrazione, vista la natura eccezionale dello shock energetico.

L’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) ha avvertito il 14 ottobre che i mercati del diesel resteranno sotto pressione almeno fino al 2027 e che i prezzi all’ingrosso del diesel in Europa potrebbero tornare a salire nelle prossime settimane.

I prezzi del diesel sono scesi rispetto ai record di settembre, oltre 200 dollari al barile, ma i valori di riferimento "restano quasi il doppio del prezzo del petrolio greggio e dei livelli precedenti alla crisi", ha sottolineato l’IEA.

A maggio i Paesi dell’UE hanno ottenuto dalla Commissione il via libera per concedere aiuti finanziari diretti ai settori più colpiti e ad alta intensità energetica, tra cui agricoltori, industria pesante e autotrasportatori. Ma con il protrarsi della crisi energetica le risorse pubbliche si assottigliano.

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha chiesto una risposta coordinata dell’UE, invece di fare affidamento solo su misure nazionali.

Giovedì ha dichiarato che "i costi dell’energia hanno alimentato una nuova ondata di inflazione in Europa", sostenendo che Bruxelles deve valutare "misure aggiuntive e ulteriore flessibilità" per aiutare le famiglie e le imprese più vulnerabili.

Il leader greco ha avvertito che i negoziati richiederanno tempo, spiegando di non aspettarsi un accordo "oggi o domani".

Anche il primo ministro finlandese Petteri Orpo ha sollecitato un intervento immediato dell’UE per affrontare l’impennata dei prezzi dell’energia.

"Servono misure di breve periodo, perché dobbiamo garantire prezzi bassi per cittadini e imprese", ha affermato.

Crisi energetica, finanze sotto pressione

Le misure puntano ad attenuare l’impatto economico immediato della crisi, ma mettono anche in luce i limiti dei governi dell’UE nel proteggere le loro economie dagli shock geopolitici.

Desmond Lawrence, senior investment strategist del gestore statunitense State Street Investment Management, ha avvertito il 14 ottobre che Francia e Belgio si stanno avvicinando lentamente a un livello di indebitamento insostenibile.

Gli effetti dell’escalation in Medio Oriente hanno riacceso i timori di interruzioni nelle forniture di energia e nelle rotte marittime strategiche, in particolare nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi militari dell’Ucraina contro le raffinerie russe stanno aggravando ulteriormente la crisi dei carburanti.

I leader europei hanno avvertito che la crisi in Medio Oriente rischia di provocare interruzioni durature nelle catene di approvvigionamento globali, soprattutto per energia, fertilizzanti e alimenti, una situazione che potrebbe trasformare le misure "mirate e temporanee" della Commissione in interventi di fatto permanenti.

Uno scenario del genere aggiunge un’ulteriore complicazione ai negoziati politici in corso sul prossimo bilancio pluriennale del blocco, che ha suscitato di recente le critiche dei contributori netti Germania, Paesi Bassi e Svezia, giudicato troppo ambizioso.

L’esito dei colloqui influenzerà gli obiettivi di transizione energetica dell’UE, che la Commissione continua a considerare il modo più efficace per rafforzare l’autonomia strategica e ridurre i prezzi dell’energia nel lungo periodo.

Allo stesso tempo i leader dell’UE hanno accolto con favore la proposta della Commissione di rinviare di un anno le norme di monitoraggio e rendicontazione delle norme sul metano per gli importatori di petrolio e gas.

La decisione è stata criticata dagli ambientalisti, secondo i quali il gettito derivante da tali norme potrebbe oscillare tra circa 5,3 e 13,6 miliardi di euro con prezzi di mercato ordinari, arrivando a cifre ancora più elevate nelle fasi di crisi delle forniture.

La proposta arriva dopo le pressioni di Macron, dell’industria e degli Stati Uniti, principale fornitore di gas naturale liquefatto (GNL) dell’UE. Deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo.

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