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L’Europa consuma più elettricità, ma a prezzi diversi: perché l’Italia parte svantaggiata

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Di Stefania De Michele
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La domanda di elettricità torna a crescere nell’Ue dopo anni di calo. Italia, Germania e Spagna tra i mercati coinvolti: data center, auto elettriche e reti al centro della sfida

Dopo oltre un decennio di consumi in calo, l’Europa torna a chiedere più elettricità. La crescita riguarda anche l’Italia, insieme a Germania e Spagna, e potrebbe accelerare nei prossimi anni con la diffusione delle auto elettriche, l’utilizzo sempre più esteso della climatizzazione e lo sviluppo dei centri dati per l’intelligenza artificiale.

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Secondo i dati elaborati dal think tank Ember, a settembre 2026 la domanda di elettricità nell’Unione europea ha registrato il tredicesimo mese consecutivo di crescita su base annua, la serie positiva più lunga almeno dal 2018.

Il cambiamento apre nuove opportunità per le energie rinnovabili, ma mette in evidenza anche una criticità: le reti elettriche europee devono diventare più moderne e capienti per trasportare l’energia dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Per l’Italia, che continua a fare ampio ricorso al gas per generare elettricità, la sfida riguarda anche la sicurezza degli approvvigionamenti e il costo dell’energia.

Italia, Germania e Spagna: come cambia la domanda di elettricità

Il ritorno alla crescita non riguarda un solo mercato. Secondo BloombergNEF, considerando le variazioni meteorologiche, negli ultimi dodici mesi la domanda di elettricità è aumentata in molti mesi nelle principali economie europee, tra cui Italia, Germania e Spagna. Il dato è significativo perché arriva dopo una lunga fase di contrazione: nei quindici anni conclusi nel 2023, i consumi elettrici dell’Unione europea erano diminuiti di circa il 9%.

I dati mensili elaborati da Ember mostrano le dimensioni dei tre mercati a settembre 2026. La domanda italiana si è attestata a 27,1 terawattora (TWh), contro i 41,2 TWh della Germania e i 21,1 TWh della Spagna. Si tratta di volumi complessivi, che non vanno confusi con il tasso di crescita: da soli, non indicano quale Paese stia aumentando i consumi più rapidamente.

La differenza tra le economie conta anche per capire le cause del fenomeno. In Germania, la debolezza dell’attività industriale ha contribuito a frenare i consumi negli ultimi anni. In Italia, come negli altri grandi mercati europei, la domanda risente delle condizioni meteorologiche, del livello di attività economica e della progressiva elettrificazione dei trasporti e degli edifici. In Spagna, la disponibilità di energia solare ed eolica e il potenziale di sviluppo dei centri dati possono invece favorire nuovi investimenti.

La tendenza va quindi letta come un cambiamento strutturale, non come una crescita uniforme in tutti i Paesi e in ogni mese. Temperature, produzione industriale e prezzi possono ancora provocare oscillazioni significative.

Il nodo italiano: dipendenza dal gas e prezzi dell'elettricità

Per l’Italia, l’aumento dei consumi si inserisce in un sistema elettrico ancora fortemente dipendente dal gas naturale. Nel 2025, secondo i dati Ember consultabili attraverso World Power Monitor, il gas ha rappresentato il 47,3% della produzione nazionale di elettricità, mentre il solare ha contribuito per il 16,8% e l’idroelettrico per il 15,7%. Le fonti a basse emissioni di carbonio, comprese le rinnovabili, hanno coperto complessivamente il 48,8% della generazione elettrica italiana.

Il confronto con gli altri Paesi europei evidenzia differenze importanti. La Spagna dispone di una quota crescente di produzione solare ed eolica, mentre la Francia beneficia del contributo del nucleare. L’Italia, invece, resta più esposta alle oscillazioni del mercato del gas, che possono incidere sul costo dell’elettricità anche quando aumenta la produzione da fonti rinnovabili.

La questione è anche economica. A settembre 2026, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità sul mercato del giorno prima in Italia ha raggiunto 207,3 euro per megawattora, secondo i dati riportati da Ember e ripresi da GMK Center.

Nello stesso mese, i valori erano pari a 145,4 euro in Germania e 143,2 euro in Spagna e Francia. Sono prezzi all’ingrosso, non le tariffe finali pagate da famiglie e imprese, ma mostrano la diversa esposizione dei mercati nazionali ai costi di produzione e alle condizioni del sistema elettrico.

Anche per questo, l’aumento della domanda non si traduce automaticamente in una bolletta più bassa o in una maggiore convenienza delle rinnovabili. Per sfruttare appieno l’energia prodotta da sole e vento servono reti capaci di gestire flussi variabili, sistemi di accumulo e collegamenti adeguati tra le diverse aree del Paese e dell’Europa.

Auto elettriche, climatizzazione e intelligenza artificiale: i nuovi consumi

La crescita della domanda è legata soprattutto al cambiamento del modo in cui viene utilizzata l’energia.

Auto elettriche, pompe di calore e climatizzatori trasferiscono alla rete consumi che in passato dipendevano direttamente dai combustibili fossili. A questi si aggiungono i centri dati, infrastrutture indispensabili per servizi digitali e applicazioni di intelligenza artificiale, che richiedono elettricità in modo continuativo.

Il settore automobilistico offre un'indicazione della velocità di questa trasformazione. Secondo i dati pubblicati il 19 ottobre da Reuters, le immatricolazioni di auto elettriche a batteria in 17 mercati europei sono aumentate del 70,3% a settembre 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le auto elettriche hanno rappresentato circa il 30% delle nuove vetture vendute nei mercati considerati. Un dato che segnala un’accelerazione della mobilità elettrica, anche se non misura direttamente l’aumento dei consumi complessivi di elettricità.

Un altro fronte è quello dei data center. Secondo BloombergNEF, la capacità elettrica installata di queste infrastrutture in Europa potrebbe più che raddoppiare entro il 2035. Finlandia e Spagna sono tra i mercati che potrebbero beneficiare maggiormente dei nuovi investimenti, grazie alla disponibilità di elettricità a costi competitivi e a basse emissioni. Per l’Italia, la capacità di attrarre questi progetti dipenderà anche dalla disponibilità di connessioni alla rete, dalla rapidità delle autorizzazioni e dai costi energetici.

Reti elettriche europee, la sfida è trasportare l'energia dove serve

Il ritorno della crescita dei consumi rende più urgente l’ammodernamento delle infrastrutture. Una rete progettata per gestire una determinata distribuzione della domanda e della produzione può incontrare difficoltà quando aumentano rapidamente i nuovi carichi, mentre gli impianti solari ed eolici vengono realizzati in aree lontane dai principali centri di consumo.

Il problema non riguarda soltanto l’Italia. Ember sottolinea che le reti europee, estese ma in parte obsolete, devono essere modernizzate per accompagnare l’elettrificazione. Se la capacità di trasmissione non cresce allo stesso ritmo della produzione rinnovabile, una parte dell’energia disponibile può non raggiungere le aree in cui è richiesta. Allo stesso tempo, quando sole e vento producono meno del previsto, il sistema deve poter contare su altre fonti, accumuli e collegamenti transfrontalieri.

L’espansione delle reti richiede investimenti e tempi di realizzazione spesso lunghi. Per l’Italia, la sfida consiste nel coordinare nuovi impianti rinnovabili, sistemi di accumulo e infrastrutture di trasmissione, evitando che i limiti della rete rallentino la transizione o mantengano elevata la dipendenza dalle centrali a gas.

Prezzi del gas e crisi internazionali, il rischio per l'inverno

Nel breve periodo, la ripresa della domanda si intreccia con le incertezze sul mercato internazionale del gas. Le tensioni legate al conflitto che coinvolge l’Iran e le difficoltà nelle esportazioni dal Golfo Persico alimentano i timori per l’approvvigionamento globale. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, un aumento dei consumi per il riscaldamento potrebbe rendere il mercato europeo più vulnerabile a nuove impennate dei prezzi.

Un gas più caro può incidere sulla produzione elettrica e sui costi sostenuti da imprese e famiglie. Il rischio è particolarmente rilevante per i Paesi che, come l’Italia, utilizzano il gas in misura significativa per generare elettricità. Prezzi elevati possono inoltre frenare parte della domanda industriale, attenuando la crescita dei consumi che oggi emerge dai dati europei.

Nel medio periodo, tuttavia, l’elettrificazione può ridurre l’esposizione alle importazioni di combustibili fossili, a condizione che sia accompagnata da una maggiore produzione nazionale da fonti pulite e da reti adeguate. La transizione energetica europea si trova così davanti a un doppio obiettivo: soddisfare una domanda elettrica destinata a crescere e farlo senza trasferire sui consumatori costi sempre più elevati.

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