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Ex Ilva, inizia lo stop dell'area a caldo a Taranto: lunedì sciopero in tutti gli stabilimenti in Italia

Lo stabilimento ex Ilva di Taranto
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Acciaierie d'Italia ha annunciato lo stop alla produzione in Puglia in attesa della pronuncia della Cassazione e la "fermata temporanea generale" degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre. I sindacati annunciano agitazioni in tutti gli impianti dopo il tavolo con il governo

Sciopero per tutte le sedi ex Ilva lunedì 12 ottobre. Lo annunciano i sindacati dopo l'incontro di giovedì a Palazzo Chigi con il governo, mentre venerdì è iniziata la sospensione delle attività produttive nell'area a caldo di Taranto. Resto a rischio licenziamento oltre duemila lavoratori in Italia.

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Acciaierie d’Italia ha annunciato uno stop agli impianti di Taranto, Genova e Novi Ligure nello stesso giorno dell’incontro sul futuro dell’azienda.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha insistito sulla necessità di un decreto legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori e che punti a una Cassa integrazione non per chiusura attività, ma in una prospettiva di continuità. L'esecutivo dovrebbe portarlo nel prossimo Consiglio dei ministri in programma martedì.

Da venerdì sono state sospese tutte le attività produttive degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, in ottemperanza al decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio che ne aveva decretato lo stop, dopo il rigetto della richiesta di sospensione dell'esecuzione, notificato lunedì scorso.

Gli impianti saranno mantenuti in modalità di riscaldo, ovvero al minimo tecnico senza produzione. Lo ha fatto sapere Acciaierie d’Italia in una nota inviata a prefetto, enti locali e forze dell’ordine, nella quale si fa anche richiesta di ammortizzatori sociali.

Lo stop, programmato anche con la sospensione degli approvvigionamenti di materie prime, sarà tale fino almeno alla decisione della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sui ricorsi di Ilva e di AdI il 20 ottobre.

Lo stop di Taranto aggrava la crisi negli altri stabilimenti ex Ilva

L'azienda ha anche annunciato che entro il "prossimo 15 novembre" avverrà la "fermata temporanea generale" degli stabilimenti ex Ilva di Genova e di Novi Ligure.

"L’annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile", dicono i sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere. "È una prospettiva insostenibile per le lavoratrici e i lavoratori, per Genova e Novi Ligure e per l’intera filiera siderurgica del nostro Paese", denuncia Salis.

Per il presidente della regione Liguria Marco Bucci e per l'omologo del Piemonte Alberto Cirio, "l’annunciata chiusura degli stabilimenti ex Ilva di Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi rappresenta una notizia molto grave, non solo per Liguria e Piemonte, ma per l’intera filiera dell’acciaio italiana, strategica per il futuro industriale del Paese".

"Inaccettabile", l'idea della chiusura anche per i sindacati. "I lavoratori hanno mostrato un grande senso di responsabilità e quindi bisognerebbe evitare che a pagare il prezzo di scelte e di errori che non sono dei lavoratori siano scaricate su tutte lavoratrici e lavoratori dell’Ex Ilva", ha detto il segretario generale Fiom-Cgil, Michele de Palma, presente all'incontro a Palazzo Chigi.

Per dell’Usb, la strategia industriale di un Paese "non la decide la magistratura", con la componente dell'esecutivo nazionale Sasha Colautti che pretende che l'impotenza di fronte ai giudici non diventi un alibi per il governo.

Si cerca di scongiurare lo stop definitivo degli altiforni

Una situazione che potrebbe ulteriormente aggravarsi a cascata se dovesse essere sospeso anche il mantenimento in riscaldo negli altiforni di Taranto prima del pronunciarsi della Cassazione. Lo spegnimento definitivo dell’area a caldo non lascerebbe possibilità di riavvio successivo, sancendo il definitivo stop alla produzione e vanificando qualsiasi decisione della Suprema Corte.

Il sottosegretario Mantovano ha fatto sapere che il governo sta "verificando se ci sono i margini per non arrivare allo spegnimento completo affinché non si determini un pregiudizio completo agli impianti", prima di puntare su una produzione di acciaio green con impianto Dri (che non fanno uso di altoforno) e forni elettrici, purché nell’ambito di un "piano industriale credibile".

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