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Carburanti, il governo non proroga lo sconto sulle accise e aspetta l'Ue

Lo sconto sulle accise per il diesel non è stato prorogato dal governo Meloni
Lo sconto sulle accise per il diesel non è stato prorogato dal governo Meloni -  Diritti d'autore  Marco Alpozzi/LaPresse via AP
Diritti d'autore Marco Alpozzi/LaPresse via AP
Di Andrea Barolini
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Il governo Meloni non ha prorogato lo sconto sulle accise né introdotto il nuovo meccanismo si sconti fiscali ipotizzato nei giorni scorsi. Si attende il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Nel frattempo, i governi dell’Ue procedono in ordine sparso

Gli automobilisti italiani hanno trovato una brutta sorpresa ad attenderli nella mattinata di mercoledì 7 ottobre. Lo sconto sulle accise che nei mesi precedenti ha limitato parzialmente la crescita dei prezzi del gasolio non è stato prorogato, il che si è tradotto in immediati rincari alla pompa.

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Vanificato di fatto il price-cap introdotto da Eni

La misura scaduta a mezzanotte valeva ormai solo 6,1 centesimi (era scesa nel corso del tempo rispetto allo sconto iniziale). Al suo posto, era stata paventata dal governo Meloni la possibilità di adottare un meccanismo di sconti fiscali che avrebbero dovuto essere finanziati senza gravare sui conti pubblici. Ciò avrebbe dovuto prendere la forma di un nuovo decreto, che avrebbe coinvolto i ministeri dell’Economia e della Sicurezza energetica. Ma per ora nessun nuovo provvedimento è stato approvato.

La stessa compagnia petrolifera Eni, che per il 33% è di proprietà dello stesso ministero dell’Economia e della Cassa depositi e prestiti, ha spiegato che la mancata proroga dello sconto sulle accise vanifica di fatto il tetto temporaneo ai prezzi annunciato nei giorni scorsi dell’azienda.

Von der Leyen ipotizza acquisti congiunti e flessibilità sulle norme climatiche

Nei giorni scorsi il G7 ha deciso di attingere a 100 milioni di barili di greggio presenti nelle riserve nazionali, con l’obiettivo di aumentare l’offerta sul mercato e, a parità di domanda, tentare di contrastare gli aumenti della materia prima. Al contempo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ipotizzato acquisti congiunti, sempre allo scopo di rispondere all’inflazione settoriale.

La stessa responsabile dell'organismo esecutivo di Bruxelles punta a concedere agli esportatori un anno supplementare di flessibilità rispetto alle norme che impongono ai fornitori di dichiarare le emissioni di gas ad effetto serra legate alle loro produzioni. Un obbligo che, dunque, potrebbe essere procrastinato al 2028.

Meloni insiste sulle proroghe al sistema ETS e chiede "indicazioni concrete" alll'Europa

Si attenderò in ogni caso la riunione del Consiglio europeo prevista per i prossimi 15 e 16 ottobre. Giorgia Meloni ha da parte sua già chiesto all’Europa di fornire “indicazioni politiche chiare e concrete, in particolare per ridurre il costo dell’energia e tutelare la competitività dell’industria”. In una nota, ha quindi aggiunto di aver “richiamato il contributo comune elaborato con il primo ministro ceco Andrej Babiš con proposte per alleggerire i costi legati al sistema ETS, sostenere i settori industriali più esposti, limitare l’impatto del costo della CO2 sul prezzo dell’elettricità e rinviare ulteriormente l’entrata in vigore dell’ETS2”.

Si tratta dell’Emissions trading system, ovvero del meccanismo attraverso il quale, da un lato, si attribuisce un prezzo a ciascuna tonnellata di CO2 equivalente, acquistabile o cedibile dalle aziende in ragione delle loro necessità; dall’altro si impone a una serie di settori un tetto complessivo alle emissioni stesse, al fine di assicurarne una limitazione generale.

Altra misura sul tavolo è una possibile tassazione ad hoc sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere e del gas. Si tratta di una possibilità sostenuta anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e che è vista di buon occhio anche da altri governi europei. In attesa di conoscere nel dettaglio le misure che verranno concretamente adottate a livello comunitario, i governi europei stanno agendo però in ordine sparso.

Francia, sostegno a chi percorre molti chilometri. In Germania scontro di 17 centesimi al litro

In Francia è stato di recente prorogato ed esteso un dispositivo di sostegno a chi percorre per ragioni di lavoro molti chilometri. In particolare, saranno concessi 100 euro a ciascuno dei 5,5 milioni di francesi oggetto della misura, più uno sconto sul prezzo alla pompa. Saranno inoltre esenti da tasse, fin a mille euro, gli aiuti concessi dalle aziende ai dipendenti che devono utilizzare un mezzo privato per recarsi al lavoro.

Inoltre, è stata introdotta una regola che impedisce allo Stato di “lucrare” sugli aumenti dei prezzi dei carburanti: l’eventuale surplus di entrate fiscali (Iva e accise) sarà utilizzato per dispositivi di aiuto di fronte alla crisi. In tutto, tali misure dovrebbero costare 450 milioni di euro alle casse pubbliche francesi.

In Germania, a partire dal 1 ottobre il governo Merz ha disposto un abbassamento temporaneo delle accise sui carburanti pari a 17 centesimi al litro, sia sul diesel che sulla benzina. La riduzione rimarrà in vigore fino alla fine dell’anno.

Spagna, prorogato lo sconto di 20 centesimi, che decrescerà però fino a dicembre

Anche il governo della Spagna ha annunciato misure di sostegno a famiglie e imprese, prorogando al 31 dicembre e adattando alcune decisioni adottate già dallo scorso mese di marzo. In particolare, l’esecutivo di Madrid ha fatto sapere di voler mantenere lo sconto di 20 centesimi al litro sui carburanti durante il mese di ottobre. L’aiuto scenderà però a 13 centesimi a novembre e a 6 centesimi a dicembre.

Una necessità impellente per il governo, ormai dimissionario, di Pedro Sánchez, che deve fare i conti con un’inflazione che è arrivata toccare il 4,9% annuo, secondo i dati pubblicati alla fine di settembre dall’Istituto nazionale di statistica. Per Madrid, il costo complessivo del pacchetto in vigore da marzo è stato di circa 5 miliardi di euro, dei quali hanno beneficiato 20 milioni di famiglie e tre milioni di imprese.

In Belgio record storico di 2,501 euro al litro per il diesel

In Belgio esiste sin dalla crisi petrolifera del 1974 un meccanismo che permette di imporre dei tetti ai prezzi degli idrocarburi. Non è dunque possibile per le stazioni di rifornimento superare un valore stabilito, calcolato sulla base di un contratto tra lo Stato e l’associazione di categoria dei produttori e distributori. Il sistema prevede però delle deroghe, ed è anche per questa ragione che i prezzi hanno comunque toccato un record storico alla fine di settembre, con un tetto fissato a 2,501 euro al litro per il diesel.

Anche nel Regno Unito il prezzo alla pompa ha raggiunto un massimo storico, a 199,52 centesimi di sterlina al litro (2,35 euro), battendo il precedente record stabilito nel 2022. Di fronte a tale situazione è stato introdotto ormai da tempo uno sconto di 5 centesimi al litro, che resterà in vigore fino al 31 dicembre.

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