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Lo spread supera i 100 punti su Borsa Italiana per la prima volta dal 2025

Patrick King lavora sul floor della Borsa di New York, martedì 23 ottobre 2018. (AP Photo/Richard Drew)
Patrick King lavora sul floor della Borsa di New York, martedì 23 ottobre 2018. (AP Photo/Richard Drew) -  Diritti d'autore  Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved
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Di Arnold Koka
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Il differenziale tra Btp e Bund ha raggiunto 100,17 punti base su Borsa Italiana, ai massimi dalla primavera 2025. Il rendimento del Btp decennale sale al 4,61 per cento mentre i mercati guardano alle tensioni in Medio Oriente

Lo spread Btp-Bund martedì ha raggiunto quota 100 punti base su Borsa Italiana, un livello che non si vedeva dalla primavera 2025. Il differenziale ha toccato il picco di 100,17 con un rialzo di 3,5 punti rispetto a lunedì.

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Diverso il dato di Bloomberg, dove lo spread ha toccato i 99 punti, una differenza dettata dal diverso paniere di titoli. In apertura era di 96 punti.

Anche il rendimento del Btp decennale italiano è salito, chiudendo al 4,61 per cento, secondo Borsa Italiana. Si tratta del massimo valore raggiunto da novembre 2023.

Lo spread misura la differenza di rendimento tra il titolo di Stati di un Paese, nel caso dell'Italia il BTP, e il Bund tedesco, considerato un titolo relativamente sicuro.

Il rialzo arriva in un contesto di incertezza, con lo shock energetico provocato dalla crisi nello Stretto di Hormuz. Per gli investitori il conflitto tra USA e Iran potrebbe portare le banche centrali a rafforzare politiche monetarie restrittive. L'attesa cresce anche per i rialzi dei tassi da parte della Fed statunitense.

Le tensioni che riguardano i titoli di Stato USA (Treasury) colpiscono ancora di più la Francia, dove il differenziale con il Bund tedesco è salito a 119 punti.

Intanto martedì il prezzo del petrolio è calato. Il West Texas Intermediate (WTI), uno dei riferimenti per i prezzi del greggio, è sceso del 2,3 per cento a 90,5 dollari al barile, e il Brent dell'1,9 per cento a 103,2 dollari. Il calo è arrivato dopo il ripristino parziale in Arabia Saudita dell'oleodotto Est-Ovest, che permette di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Per gli investitori però l'allentamento della pressione sul petrolio non basta. Tensioni più lunghe in Medio Oriente rischiano di pesare sull'inflazione e sui tassi di interesse delle banche centrali.

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