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Oro e argento in forte rialzo ad agosto: timori sul debito USA agitano i mercati

ARCHIVIO. Lingotti d'oro impilati in un caveau della Zecca degli Stati Uniti, a West Point, New York, luglio 2014
Foto d'archivio. Lingotti d'oro impilati in un caveau alla zecca statunitense di West Point, New York, luglio 2014 Diritti d'autore  AP Photo/Mike Groll
Diritti d'autore AP Photo/Mike Groll
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Ad agosto oro e argento sono balzati al rialzo, spinti dall’indebolimento del dollaro, dal crescente debito pubblico USA e dal venir meno delle attese di un nuovo rialzo dei tassi Fed, mentre gli investitori tornano ai beni rifugio.

I metalli preziosi sono diventati uno dei temi di investimento più brillanti del mese, recuperando le perdite accusate all’inizio dell’anno. Il rialzo dell’argento è stato ancora più marcato di quello dell’oro.

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Il prezzo dell’oro ha toccato un massimo storico di 5.598 dollari l’oncia il 28 gennaio, prima di correggere bruscamente nel corso dell’anno fino a scendere a circa 3.942 dollari a fine giugno, con un calo di circa il 30% rispetto al picco.

Da quel minimo il metallo ha rimbalzato, con la parte principale del movimento avvenuta in agosto, e al momento della stesura di questo articolo scambia intorno a 4.466 dollari. Finora l’oro è in rialzo dell’11% questo mese e del 3,6% da inizio anno.

Il rally dell’argento è stato ancora più spettacolare.

Il metallo ha toccato un massimo storico di 121,65 dollari l’oncia il 29 gennaio, per poi precipitare a circa 54,7 dollari a metà luglio, una flessione di circa il 55% dal picco.

Da allora è risalito di circa il 20%, con la maggior parte del recupero avvenuta in agosto, e al momento scambia intorno a 66 dollari. Al momento l’argento guadagna il 16,5% questo mese, ma resta in calo di oltre il 7% da inizio anno.

L’ultima gamba rialzista dei metalli preziosi ha accelerato questa settimana. Il Tesoro statunitense, a partire dal 9 settembre, ha raddoppiato l’ammontare dei riacquisti di titoli di Stato con scadenze tra 10 e 30 anni, portandolo ad almeno 4 miliardi di dollari (3,4 miliardi di euro) per operazione, con l’obiettivo di rassicurare un mercato obbligazionario nervoso.

L’annuncio è arrivato poche ore prima che altri dati confermassero che il debito pubblico statunitense ha superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari (34,4 mila miliardi di euro), circa due anni in anticipo rispetto alle proiezioni dell’Ufficio del bilancio del Congresso.

Il rendimento dei Treasury trentennali era salito al livello più alto dal 2007, prima di ritracciare sulla notizia dei riacquisti, e il dollaro è sceso bruscamente di conseguenza, riaccendendo i discorsi sulla cosiddetta strategia di 'dollar debasement', ossia la teoria secondo cui l’accumulo del debito finisce per erodere, nel tempo, la fiducia nella valuta.

I dati deludenti su occupazione e vendite al dettaglio negli Stati Uniti, insieme a un’inflazione più contenuta, hanno spinto gli operatori a ridurre le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre. Secondo i dati del CME FedWatch, tale probabilità è scesa da oltre il 50% a circa un terzo.

Rendimenti più bassi rendono più attraenti oro e argento, che non offrono cedole, mentre banche centrali e fondi quotati continuano ad aumentare le loro posizioni, secondo i dati del World Gold Council.

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