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«El Niño è una distrazione»: perché l’ondata di caldo mortale in Europa non è naturale

Una donna si ripara dal sole con un ventaglio a Rennes, nella Francia occidentale, lunedì 22 giugno 2026.
Una donna si ripara dal sole con un ventaglio a Rennes, nella Francia occidentale, lunedì 22 giugno 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Liam Gilliver
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Gli europei boccheggiano per l’ultima ondata di caldo, che secondo gli esperti è amplificata dal riscaldamento a lungo termine, non da El Niño.

L'Europa occidentale continua a boccheggiare per la terza ondata di caldo dell'anno e le temperature roventi non sembrano destinate a calare prima del fine settimana.

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Lunedì 22 giugno la Francia ha posto in allerta rossa più della metà dei suoi 96 dipartimenti della Francia continentale, invitando i cittadini alla «vigilanza assoluta» e a evitare l'esposizione diretta al sole durante questa fase di caldo intenso.

Il provvedimento arriva mentre vaste aree del Paese fanno i conti con temperature oltre i 40℃ e una serie di notti tropicali, in cui la colonnina di mercurio non scende mai sotto i 20℃ nell'arco delle 24 ore.

Due bambini di quattro e due anni sono stati trovati morti nell'auto di famiglia nella Francia sudorientale lunedì, e le autorità hanno confermato che il caldo intenso è la «principale pista di indagine». Le due tragiche morti si aggiungono a quelle di tre anziani deceduti nei pressi di Bordeaux nel fine settimana per problemi di salute legati alle temperature estreme.

Dall'altra parte della Manica, il Met Office del Regno Unito ha diramato per oggi e domani un'allerta rossa per caldo estremo su alcune aree dell'Inghilterra centrale e meridionale e sul Galles. Nei prossimi giorni le temperature potrebbero salire fino a 39℃ e anche quelle notturne resteranno «molto elevate».

«Anche l'umidità è un fattore, che rende questa ondata di caldo ancora più incisiva, con lo stress da caldo che rappresenta un pericolo per tutti», afferma il Met Office.

In Germania l'aumento delle temperature ha accresciuto il rischio di incendi boschivi, soprattutto nel sud e nell'est del Paese. Regioni che comprendono Bonn, Stoccarda e Francoforte si preparano a temperature prossime ai 40℃ nel fine settimana.

Dietro l'ondata di caldo in Europa c'è El Niño?

All'inizio del mese la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti ha dichiarato che le condizioni di El Niño sono ufficialmente in atto nel Pacifico tropicale, dopo mesi di monitoraggio.

Molti previsori avvertono che questo El Niño potrebbe rivelarsi il più intenso da decenni, spingendo alcuni media a parlare di un cosiddetto «Super El Niño». Si tratta però di un'espressione giornalistica, non di una categoria scientifica ufficiale usata dalla NOAA.

El Niño (in spagnolo «il bambino») è un fenomeno naturale che si verifica quando le temperature del mare nell'Est del Pacifico diventano insolitamente elevate. Questo può far salire le temperature globali e aprire la strada a fenomeni meteorologici più estremi.

I precedenti episodi di El Niño, come quello tra maggio 2023 e marzo 2024, hanno contribuito a un caldo da record che ha alimentato una serie di ondate di calore mortali, incendi e inondazioni in tutto il mondo.

Gli esperti dell'IHE Delft Institute for Water Education nei Paesi Bassi hanno avvertito che El Niño può avere una serie di effetti a catena oltre all'aumento delle temperature, tra cui siccità, insicurezza alimentare e persino carenze di elettricità.

Molti media attribuiscono l'attuale ondata di caldo in Europa a El Niño, ma Ioanna Vergini, fondatrice della piattaforma globale di previsione meteorologica WFY24 (fonte in inglese), spiega a Euronews Earth che questa lettura «non è corretta dal punto di vista meteorologico».

«Il Pacifico al momento non si trova in una fase di El Niño intensa e, anche quando lo è, la sua influenza diretta sul caldo estivo in Europa è debole e poco definita», sottolinea.

«Siamo di fronte a un classico fenomeno di blocco del jet stream che agisce su uno sfondo di caldo da record. La cupola di calore è il meccanismo, il riscaldamento di lungo periodo è l'amplificatore, El Niño è solo una distrazione».

Quando e dove si fa sentire l'impatto di El Niño?

Pur potendo avere effetti gravi, El Niño colpisce soprattutto le regioni tropicali. Le inondazioni sono un rischio frequente in Sud America, ad esempio nel nord del Perù, e possono interessare anche parti dell'Africa orientale, dell'Asia centrale e degli Stati Uniti meridionali.

Durante El Niño aumentano anche la siccità e il rischio di incendi, in particolare in gran parte dell'Australia, nelle zone settentrionali del Sud America e in Paesi asiatici come l'Indonesia.

In Europa e nel Regno Unito gli effetti di El Niño sono molto più indiretti, ma possono comunque aumentare la probabilità di condizioni più instabili più avanti nell'anno, con un autunno e un inizio d'inverno più miti, piovosi e ventosi.

«El Niño può anche essere associato a fasi di fine inverno più fredde e stabili nel Regno Unito», aggiunge il Met Office britannico. «Eventuali impatti verranno comunque valutati in modo più dettagliato più avanti nell'anno, man mano che le previsioni si aggiorneranno».

Gli esperti di clima prevedono che alla fine di quest'anno e nel 2027 il mondo registrerà con tutta probabilità temperature molto elevate, ma questo non sta contribuendo al caldo intenso che già attanaglia gran parte dell'Europa occidentale.

El Niño «va e viene», il cambiamento climatico no

La maggior parte degli episodi di El Niño ha fatto aumentare temporaneamente la temperatura media globale di circa 0,2℃.

Un effetto comunque ben diverso rispetto al cambiamento climatico di origine antropica, che ha fatto salire la temperatura media superficiale globale di circa 1,3-1,5℃ rispetto ai livelli preindustriali.

Gli effetti di El Niño si sommano quindi a un mondo che si sta già riscaldando. È per questo che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, più caldo perfino del 2016, pur in presenza dell'effetto rinfrescante naturale di un episodio di La Niña.

La Niña (in spagnolo «la bambina») tende in genere a raffreddare le temperature globali rafforzando gli alisei e portando in superficie, lungo il Pacifico equatoriale, acque più fredde dalle profondità oceaniche. Anche La Niña si manifesta in modo irregolare, ma tende a durare più a lungo di El Niño.

«El Niño è un fenomeno naturale», ricordava già in maggio la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra, prima che le condizioni di El Niño fossero ufficialmente dichiarate. «Va e viene».

«Il cambiamento climatico, al contrario, peggiora finché non smetteremo di bruciare combustibili fossili. È il cambiamento climatico, quindi, che deve preoccuparci davvero»
Dr Friederike Otto
Professoressa di scienze del clima all'Imperial College di Londra e cofondatrice del World Weather Attribution

L'Europa si sta riscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale, con temperature aumentate di circa 2,5°C rispetto ai livelli preindustriali.

Alcune aree dell'Europa si spingono nell'Artico, la regione che si riscalda più rapidamente del pianeta, dove le temperature aumentano a un ritmo da tre a quattro volte superiore alla media globale. Con lo scioglimento di neve e ghiaccio, la superficie terrestre riflette meno luce solare, mentre le superfici più scure che emergono assorbono più calore, amplificando ulteriormente la fusione.

Le politiche di controllo delle emissioni hanno aiutato l'Europa a ridurre l'inquinamento atmosferico, con benefici significativi per la salute umana e per l'ambiente. Ma hanno anche ridotto le nubi basse generate dagli aerosol, che agivano come una barriera rinfrescante.

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