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Caso Lyhanna, Macron invita ad agire "senza demagogia" sulla giustizia

Il presidente della Francia Emmanuel Macron si dice "scioccato" e denuncia "un disfunzionamento" della giustizia sul caso-Lyhanna
Il presidente della Francia Emmanuel Macron si dice "scioccato" e denuncia "un disfunzionamento" della giustizia sul caso-Lyhanna Diritti d'autore  AP Photo
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Di Christina Molle Agenzie: AFP
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Al termine del Consiglio dei ministri di mercoledì 10 giugno, la portavoce del governo ha riferito le parole del capo dello Stato sulla morte della giovane Lyhanna. Quest’ultimo invita a non rispondere a un dramma con le urla

L'ondata di commozione suscitata dalla morte di Lyhanna, giovedì scorso, continua a scuotere la politica francese. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato mercoledì al Consiglio dei ministri che questa vicenda, in cui "è evidente che ci sono stati malfunzionamenti evidenti", mette in gioco "la fiducia nelle nostre istituzioni", secondo la portavoce del governo Maud Bregeon.

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Macron: "Fretta e demagogia sono risposte non all'altezza"

Esprimendo "l'emozione della Nazione" e "l'affetto e la solidarietà alla famiglia", il capo dello Stato ha ritenuto che in ogni caso "dovrebbero prevalere il rispetto, il sostegno e il senso di decoro. (...) A una tragedia non si risponde con le grida. Fretta e demagogia sono risposte non all'altezza".

"Ora bisogna capire che cosa attiene alle responsabilità individuali e che cosa ai problemi di sistema dell'insieme dei servizi pubblici coinvolti", ha aggiunto il presidente francese. Ha inoltre invitato ad attendere l'esito delle ispezioni, il 19 giugno, per agire "con metodo" e "rafforzare tutto ciò che deve esserlo alla luce dei fatti".

"Continuare ad aumentare i fondi alla giustizia"

Se il progetto di legge appena depositato sulla protezione dell'infanzia dovrà "essere modificato, sarà solo alla luce dei fatti", ha aggiunto il capo di Stato di Parigi, che non ha fatto riferimento alla proposta di legge sostenuta in particolare dalla presidente dell'Assemblea nazionale per affrontare in modo globale le violenze di genere e sessuali.

Bregeon ha assicurato inoltre che l'esecutivo non nasconderà "la polvere sotto il tappeto" e ha precisato che "se saranno necessarie sanzioni, verranno erogate. Se il testo di legge presentato dal governo dovrà essere emendato, sarà emendato". Ha inoltre annunciato che il governo proporrà al Parlamento di "continuare ad aumentare i fondi per la giustizia nel 2027", senza fornire però ulteriori informazioni.

Sébastien Lecornu riconosce un problema di «mezzi» della giustizia

Da parte sua, il primo ministro Sébastien Lecornu ha riconosciuto davanti al Senato un problema di "mezzi" del sistema giudiziario francese, citando in particolare il lavoro congiunto tra gli inquirenti, i gendarmi, le procure "che avrebbe forse potuto permettere di evitare la tragedia di Lyhanna".

Ha inoltre annunciato un decreto nei "prossimi giorni" sulla cui base verrà imposto di fornire motivazioni per i casi di archiviazione delle denunce per reati sessuali su minorenni. "La stesura di questo decreto è già in corso e lo firmerò insieme al Guardasigilli nei prossimi giorni", ha precisato il primo ministro. Una misura direttamente legata al caso Lyhanna: nei giorni scorsi alcuni media locali hanno rivelato che il principale sospettato, Jérôme B., era già stato oggetto in passato di diverse denunce, alcune delle quali erano state appunto archiviate.

Il Senato istituisce una commissione d'inchiesta

Il Senato ha deciso intanto di istituire una commissione d'inchiesta sui malfunzionamenti della giustizia. "Vogliamo tracciare un quadro complessivo della reale situazione della giustizia, andando ben oltre il perimetro dell'inchiesta sulla scomparsa di Lyhanna", ha spiegato il gruppo Les Républicains. L'obiettivo sarà di "determinare il carattere sistemico dei problemi", ha promesso Gérard Larcher, presidente del Senato, aprendo la seduta delle domande al governo.

Muriel Jourda, senatrice della provincia bretone del Morbihan, sarà relatrice di questa missione di controllo trasversale insieme a diversi referenti nominati all'interno di ciascun gruppo politico, hanno precisato vari senatori della commissione.

Lunedì quasi 60mila persone hanno manifestato in tutta la Francia per denunciare i problemi della giustizia nel trattamento dei casi di violenza sessuale, in particolare quelli che riguardano minorenni. I manifestanti hanno chiesto anche le dimissioni del ministro della Giustizia, Gérald Darmanin. Quest'ultimo ha rifiutato di lasciare l'incarico, ma ha presentato le sue scuse per quella che ha definito una "enorme falla" nel caso Lyhanna.

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