Le autorità sanitarie valutano il rischio di trasmissione dell’hantavirus nella popolazione generale come «molto basso».
L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ora confermato nove casi di hantavirus collegati al focolaio sulla nave da crociera MV Hondius e ha avvertito che potrebbero emergere altri contagi, poiché il virus può avere un periodo di incubazione fino a sei settimane.
Che cos'è l'hantavirus?
Gli hantavirus sono virus che infettano naturalmente i roditori. Il nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove il virus è stato scoperto per la prima volta nel 1976.
Sebbene nel mondo siano state identificate molte specie di hantavirus, solo un numero limitato è noto per infettare l'uomo.
A seconda della variante, l'infezione può causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore; la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS) o la nefropatia epidemica, malattie che interessano i reni.
In Nord, Centro e Sud America gli hantavirus sono noti per causare la HCPS, mentre quelli presenti in Europa e in Asia possono provocare la HFRS.
Che cos'è il ceppo andino dell'hantavirus?
Il virus Andes fa parte della famiglia degli hantavirus ed è l'unica variante nota in grado di provocare una limitata trasmissione da persona a persona attraverso un contatto stretto e prolungato.
Per gli altri tipi di hantavirus, compresi quelli presenti in Europa e in Asia, non sono state documentate trasmissioni tra esseri umani.
Come si trasmette l'hantavirus?
L'uomo può infettarsi entrando in contatto con urina, escrementi o saliva di roditori infetti.
Aumentano il rischio le attività che comportano un contatto con i roditori, come la pulizia di spazi chiusi o poco ventilati, il lavoro agricolo o forestale e il pernottamento in ambienti infestati dai roditori.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la trasmissione da persona a persona è rara ed è stata documentata tra conviventi o partner intimi.
L'agenzia sottolinea inoltre che la trasmissione tra persone sembra più probabile nella fase iniziale della malattia, quando il virus è più contagioso.
Qual è il rischio per la popolazione generale?
Dall'inizio del focolaio, sia l'OMS sia il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) considerano il rischio di trasmissione per la popolazione generale «molto basso».
Secondo l'ECDC, i passeggeri e i membri dell'equipaggio che presentano sintomi devono essere immediatamente isolati, sottoposti a test e assistiti dal punto di vista medico. Chi non ha sintomi deve invece osservare la quarantena e monitorare la comparsa di eventuali disturbi per un periodo fino a sei settimane, ha precisato l'agenzia lunedì.
L'ECDC ha aggiunto che il recente sequenziamento genetico del virus indica con forza che i campioni prelevati dai passeggeri risultati positivi sono collegati alla stessa fonte di infezione e che non si tratta di una nuova variante.
«Al momento non ci sono prove che questa variante si diffonda più facilmente o provochi forme di malattia più gravi rispetto ad altri virus Andes», ha precisato l'agenzia.
Quanto è letale?
Secondo l'OMS, le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello mondiale. Non esiste un trattamento o una cura specifica e l'assistenza si concentra di solito sulla gestione dei sintomi.
Il tasso di letalità va da meno dell'1 % al 15 % in Asia e in Europa e può arrivare fino al 50 % nelle Americhe.
Quali sono i sintomi?
Nell'uomo i sintomi di solito compaiono tra una e otto settimane dopo l'esposizione, a seconda del tipo di virus.
In genere comprendono febbre, mal di testa, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali come dolori addominali, nausea o vomito.
Quanto è diffuso l'hantavirus in Europa?
Le infezioni da hantavirus sono poco frequenti in Europa. Nel 2023 l'ECDC ne ha registrate 1.885, in calo rispetto alle 2.185 del 2022.
A livello globale, l'OMS stima da circa 10.000 a oltre 100.000 infezioni all'anno, con il maggior carico in Asia e in Europa.
Ci sono stati altri focolai?
Uno dei focolai di hantavirus più significativi è stato segnalato in Argentina tra il 2018 e il 2019.
Tra il 28 ottobre 2018 e il 20 gennaio 2019 sono stati segnalati a Epuyén, nella provincia di Chubut, 34 casi confermati, tra cui 11 decessi.
In quel focolaio, tre persone sintomatiche hanno partecipato a eventi sociali affollati, dai quali si è originata un'ulteriore catena di trasmissione. Dopo la conferma di 18 casi, le autorità sanitarie hanno imposto l'isolamento dei contagiati e l'autoquarantena dei possibili contatti.