Secondo le ipotesi dell'Fbi, Zewei Xu sarebbe stato un membro attivo di un gruppo di hacker cinesi che, nel 2020, su ordine del governo di Pechino, avrebbe carpito informazioni su terapie e vaccini anti-Covid, nonché su segreti che riguardano le "politiche del governo statunitense"
È stato estradato dall'Italia l'ingegnere cinese, Xu Zewei, che era stato arrestato il 3 luglio 2025 a Malpensa con l'accusa di essere un hacker e una spia, su mandato degli Stati Uniti emesso nel novembre 2023.
Il 27 gennaio di quest'anno, la Corte d'Appello di Milano aveva dichiarato "l'esistenza delle condizioni per l'accoglimento della domanda di estradizione" e, nei giorni scorsi, anche l'ultimo grado di giudizio, la Cassazione, ha rigettato il ricorso della difesa.
Il 33enne si trova già negli Stati Uniti, dopo che è stato dato il via libera all'estradizione da parte del Ministero della Giustizia. Secondo i suoi legali è stato consegnato alle autorità estere il 25 aprile scorso.
Xu era atterrato a Malpensa con la moglie per una sorta di viaggio nozze, un breve soggiorno nel capoluogo lombardo, e i due avevano lasciato la bambina piccola dai nonni in Cina. Era stata l'Ambasciata americana a Roma a segnalare il suo arrivo all'Italia con un volo da Shanghai.
Le accuse contro Xu Zewei
Secondo le ipotesi dell'Fbi, Xu sarebbe stato un membro attivo di un gruppo di hacker cinesi che, nel 2020, su ordine del governo di Pechino, avrebbe carpito informazioni su terapie e vaccini anti-Covid, nonché su segreti che riguardano le "politiche del governo statunitense".
L'ingegnere avrebbe spiato università, immunologi e virologi, in particolare dell'Università del Texas, a partire dal febbraio 2020, quando era scoppiata la pandemia da Covid-19.
Avrebbe fatto anche parte di "una campagna di intrusione informatica su larga scala orchestrata" dalla Repubblica popolare cinese, che ha "preso di mira migliaia di computer in tutto il mondo", nota come Hafnium, per aver informazioni su "varie politiche del governo statunitense".
Il team di hacker avrebbe "sfruttato falle informatiche presenti nel software Microsoft Exchange Server" relativo ai messaggi di posta elettronica, per "prendere di mira uno studio legale e altre entità".
Secondo l'accusa, lo schema prevedeva l'ingresso nei computer fingendo di essere autorizzato ad accedere.
In un account e-mail dell'ingegnere 33enne sarebbero state trovate comunicazioni tra i membri del team in cui si parla di intrusioni informatiche senza consenso.
Le accuse nei suoi confronti sono di frode telematica, furto di identità, associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica e accesso non autorizzato a computer protetti.
La difesa: "Accuse fumose"
Secondo il suo avvocato, Enrico Giarda, si tratta di accuse fumose. Di recente i pubblici ministeri di Milano hanno provato a interrogarlo, ma l'indagato non ha risposto.
L'uomo, che dopo l'arresto è stato detenuto in carcere a Busto Arsizio, ha sempre respinto le accuse.
"Sto vivendo il periodo più difficile della mia vita, rischio di subire un processo ingiusto negli Usa e maltrattamenti fisici e psicologici. Non estradatemi. Tutti i miei dati personali, la mail, i contatti sono rimasti alla società per cui lavoravo quando l'ho lasciata nel 2018" si era difeso il cittadino cinese, che ha parlato di un possibile scambio di persona.
"Può essere che un'altra persona abbia utilizzato negli anni successivi il mio pc e la mia utenza, non so cosa sia successo ma ribadisco la mia estraneità", ha ribadito davanti alla giudice Veronica Tallarida l'ingegnere cinese, "non avevo motivo per compiere ciò che mi viene contestato, qualcuno potrebbe aver violato e usato il mio account. Nel 2019-2020 sparì un mio telefono, che motivo avevo per fare spionaggio usando un account col mio nome e cognome?"
Secondo la moglie, l'uomo è una brava persona, ha una figlia di sette mesi ed è un manager che lavora a Shanghai e sviluppa software e servizi IT.