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Fondi Ue e sospette irregolarità: il Parlamento greco valuta la revoca dell’immunità a 11 deputati

Comitato etico parlamentare
Comitato etico parlamentare Diritti d'autore  Amna
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Di Ioannis Karagiorgas
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La commissione speciale del Parlamento greco propone all’unanimità la revoca dell’immunità per 11 deputati di Nuova Democrazia su richiesta della Procura europea. Ecco i dettagli del caso Opekepe

In Grecia una commissione speciale del Parlamento ha deciso all’unanimità di proporre alla plenaria la revoca dell’immunità parlamentare per undici deputati appartenenti alla maggioranza di Nuova Democrazia, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura europea nell’ambito dell’inchiesta sul caso Opekepe. Al centro dell'inchiesta presunte irregolarità e frodi nella gestione e nell’assegnazione di fondi agricoli europei destinati agli agricoltori attraverso l’organismo pubblico competente per i pagamenti.

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Nel corso della procedura, nove dei deputati coinvolti hanno presentato memorie difensive scritte e, in modo significativo, tutti hanno chiesto la revoca della propria immunità, dichiarandosi disponibili a collaborare con le autorità giudiziarie. Tra questi, anche figure di primo piano che intendono chiarire rapidamente la propria posizione.

I parlamentari interessati sono: Katerina Papakosta (Trikala), Konstantinos Karamanlis (Serres), Ioannis Kefalogiannis (Rethymno), Notis Mitarakis (Chios), Konstantinos Tsiaras (Karditsa), Konstantinos Skrekas (Trikala), Dimitris Vartzopoulos (Salonicco), Maximos Senetakis (Heraklion), Lakis Vassiliadis (Pella), Christos Boukoros (Magnesia) e Theophilos Leontaridis (Serres).

Tra coloro che hanno preso direttamente la parola davanti alla commissione figurano l’ex ministro dello Sviluppo rurale Kostas Tsiaras e il deputato Notis Mitarakis, entrambi presenti alla riunione e successivamente intervenuti pubblicamente.

Tsiaras ha sottolineato di aver chiesto personalmente la revoca dell’immunità “per una questione di dignità personale” e per accelerare il chiarimento della vicenda. Ha inoltre precisato che il caso che lo riguarda è legato a una richiesta legittima avanzata da un cittadino colpito dal ciclone mediterraneo Giano nella regione di Karditsa.

Mitarakis, dal canto suo, ha ribadito di aver agito nel pieno rispetto della Costituzione e del proprio ruolo istituzionale, spiegando che l’attività contestata riguarda la trasmissione di richieste scritte di cittadini che ritenevano di aver subito ingiustizie amministrative. Pur rivendicando la correttezza del proprio operato, ha dichiarato di voler rinunciare all’immunità per “riabilitare il proprio nome” e rispondere rapidamente alle domande della Procura europea.

La procedura seguita dalla commissione ha previsto, come da prassi, l’audizione dei deputati coinvolti, chiamati a fornire spiegazioni e rispondere alle domande dei membri. Successivamente si è proceduto alla votazione, che ha portato alla decisione unanime di raccomandare la revoca dell’immunità.

Il passaggio finale spetta ora all’Assemblea plenaria del Parlamento, il cui dibattito e voto sono attesi dopo la domenica di Pasqua.

Le accuse formulate dalla Procura europea riguardano, a vario titolo, reati connessi alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea. Tra questi figurano l’istigazione alla frode, anche informatica, e alla falsa dichiarazione, oltre a ipotesi di reati minori legati a pratiche amministrative irregolari.

In particolare, alcune accuse più gravi coinvolgono specifici deputati per presunti reati ripetuti di frode ai danni dell’Ue, mentre per altri parlamentari si parla di condotte riconducibili a violazioni meno gravi ma comunque rilevanti ai fini investigativi.

La richiesta di revoca dell’immunità è finalizzata a consentire alla Procura europea di proseguire le indagini, anche attraverso atti istruttori diretti, come la convocazione dei deputati per fornire chiarimenti.

Il caso rappresenta un passaggio delicato per il governo greco e per il partito di maggioranza, ma al tempo stesso evidenzia una linea di apertura alla magistratura europea, con i diretti interessati che, nella maggior parte dei casi, hanno scelto di non opporsi alla revoca dell’immunità parlamentare.

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