Il fatto che le compagnie assicurative si stiano ritirando è il segnale più chiaro che gli estremi meteorologici imprevedibili stanno sfuggendo al controllo, afferma un esperto.
Ondata di caldo record nel Sud-ovest degli USA: il cambiamento climatico spinge gli estremi meteo a nuovi livelli
La pericolosa ondata di caldo che sta battendo i record di marzo in tutto il Sud-ovest degli Stati Uniti non è un semplice episodio di maltempo estremo. È l’ennesima manifestazione di un clima fuori controllo che si ripresenta sempre più spesso man mano che il riscaldamento del pianeta avanza.
Secondo gli esperti, estremi meteorologici senza precedenti e potenzialmente mortali, che a volte colpiscono in periodi anomali e in luoghi insoliti, mettono a rischio sempre più persone. Il Sud-ovest è abituato a fare i conti con il caldo estremo, ma non con temperature di mesi in anticipo, come i 43,3 gradi registrati nel deserto dell’Arizona il 19 marzo, che hanno polverizzato il record assoluto di caldo per marzo negli Stati Uniti.
Giovedì alcune località in Arizona e nella California meridionale hanno registrato valori provvisori di 43 gradi, che costituirebbero la giornata di marzo più calda mai registrata negli Stati Uniti.
“Questo è il cambiamento climatico in tempo reale: estremi che superano i limiti che pensavamo possibili”, afferma il climatologo Andrew Weaver, dell’Università di Victoria. “Quelli che una volta erano eventi senza precedenti sono ormai diventati una caratteristica ricorrente di un mondo che si riscalda”.
«Quasi impossibile senza il cambiamento climatico»
Secondo un rapporto pubblicato il 20 marzo dalla World Weather Attribution (fonte in inglese), un gruppo internazionale di scienziati che studiano le cause degli eventi meteorologici estremi, il caldo di marzo sarebbe stato praticamente impossibile senza il cambiamento climatico provocato dall’uomo.
Più di una dozzina tra scienziati, meteorologi ed esperti di catastrofi intervistati dall’agenzia Associated Press collocano l’ondata di caldo di marzo in una sorta di categoria ultra‑estrema, insieme a eventi come l’ondata di caldo del Pacifico nord-occidentale del 2021, le inondazioni in Pakistan del 2022 e gli uragani devastanti Helene, Harvey e Sandy.
Secondo il Climate Extremes Index (fonte in inglese) della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che comprende diversi tipi di fenomeni estremi, dalle ondate di caldo e di freddo alle piogge torrenziali e alla siccità, l’area degli Stati Uniti colpita da eventi meteorologici estremi negli ultimi cinque anni è raddoppiata rispetto a vent’anni fa.
Negli Stati Uniti oggi si battono il 77% di record di caldo in più rispetto agli anni Settanta e il 19% in più rispetto agli anni 2010, secondo un’analisi dell’AP basata sui dati NOAA.
Sempre negli Stati Uniti, il numero e il costo medio, corretto per l’inflazione, dei disastri meteorologici da miliardi di dollari negli ultimi anni sono raddoppiati rispetto a dieci anni fa e sono quasi quattro volte superiori rispetto a trent’anni fa, secondo i registri della NOAA e di Climate Central, un’organizzazione senza scopo di lucro di scienziati e comunicatori che si occupano di cambiamento climatico.
Estremi che corrono più veloci della nostra capacità di risposta
“È davvero difficile persino tenere il passo con quanto estremi stiano diventando i nostri estremi”, afferma la meteorologa capo di Climate Central, Bernadette Woods Placky. “Sta cambiando il nostro livello di rischio, sta cambiando il nostro rapporto con il meteo, mette più persone in situazioni pericolose e in periodi dell’anno in cui non siamo abituati. Stiamo spingendo gli estremi a nuovi livelli in tutti i tipi di tempo.”
Per i responsabili politici e le autorità che devono gestire le emergenze è diventato un problema enorme.
Craig Fugate, che ha diretto la Federal Emergency Management Agency fino al 2017, afferma di aver visto crescere questi estremi.
“Ci trovavamo sempre più spesso al di fuori del manuale storico. Le mappe delle inondazioni, i modelli di marea, i record di caldo: gli eventi continuavano a verificarsi al di là dell’intervallo su cui avevamo costruito i nostri sistemi. Questo è ciò che vedevamo”, scrive Fugate in un’e-mail.
Aggiunge: “Abbiamo costruito le nostre comunità sulla base di circa cent’anni di dati meteorologici passati, dando per scontato che fossero una buona guida per il futuro. Quella supposizione sta iniziando a crollare. E il segnale più chiaro non è il dibattito scientifico. Sono le compagnie assicurative che se ne vanno”.
I combustibili fossili spingono le temperature a nuovi massimi
Gli scienziati del clima di World Weather Attribution hanno effettuato un’analisi rapida – non ancora sottoposta a revisione paritaria – per capire se il cambiamento climatico abbia influito su questa ondata di caldo nel Sud-ovest. Hanno confrontato le temperature attese in questa settimana con quanto osservato nella regione nei mesi di marzo dal 1900 e con modelli al computer di un mondo con il cambiamento climatico. Hanno concluso che “eventi caldi come quello di marzo 2026 sarebbero stati praticamente impossibili senza il cambiamento climatico causato dall’uomo”.
Secondo il rapporto, il riscaldamento dovuto alla combustione di carbone, petrolio e gas naturale ha aggiunto tra 2,6 e 4 gradi alle temperature percepite.
“Possiamo affermare con grande sicurezza che il riscaldamento causato dall’uomo ha aumentato le temperature che osserviamo a causa di questa cupola di calore, spingendole da livelli molto sgradevoli a condizioni potenzialmente pericolose”, spiega Clair Barnes, scienziata dell’Imperial College di Londra e coautrice del rapporto.
Esempi sempre più numerosi di caldo estremo e meteo violento
L’ondata di caldo nel Sud-ovest rientra a pieno titolo nella categoria degli “eventi giganteschi”, con temperature fino a 16,7 gradi superiori alla norma, afferma il climatologo Chris Field, dell’Università di Stanford.
Field ne cita altri cinque negli ultimi sei anni: l’ondata di caldo in Siberia del 2020, quella nel Pacifico nord-occidentale del 2021 che ha reso la British Columbia più calda della Death Valley, l’estate 2022 in Nord America, Cina ed Europa, un’ondata di caldo nel Mediterraneo occidentale nel 2023 e un’ondata di caldo nel Sud-est asiatico sempre nel 2023, caratterizzata da un’umidità molto elevata.
E a queste non si aggiunge l’ondata di caldo nell’Antartide orientale del 2022, quando le temperature sono state di 45 gradi superiori alla norma. È l’anomalia più grande mai registrata, sottolinea lo storico del meteo Chris Burt, autore del libro Extreme Weather.
Il peggioramento dei fenomeni meteorologici legato al cambiamento climatico non riguarda solo le giornate di caldo estremo, ma comprende anche uragani più violenti, siccità e piogge torrenziali, spiegano gli scienziati all’AP.
Inondazioni devastanti hanno colpito l’Africa occidentale nel 2022 e di nuovo nel 2024. L’Iran si trova nel pieno di una siccità lunga sei anni. E il devastante tifone Haiyan, che ha colpito le Filippine nel 2013, ha scioccato il mondo.
La supertempesta Sandy, che nel 2012 ha inondato New York e le città vicine, ha generato venti di intensità da tempesta tropicale su un’area pari a quasi un quinto degli Stati Uniti continentali. Ha sollevato onde alte 3,5 metri su 3,6 milioni di chilometri quadrati, circa metà della superficie del Paese, con un’energia equivalente a cinque bombe atomiche come quella di Hiroshima, spiega il meteorologo Jeff Masters, di Yale Climate Connections.
E non bisogna dimenticare gli incendi boschivi, aggravati da caldo e siccità. Tra gli estremi più recenti vanno quindi inclusi i roghi di Palisades ed Eaton del 2025, che sono stati il disastro meteorologico più costoso negli Stati Uniti lo scorso anno, ricorda il meteorologo ed economista di Climate Central Adam Smith.
“È a causa del cambiamento climatico che osserviamo più eventi estremi, più intensi e con un numero così elevato di record infranti”, afferma Friederike Otto, climatologa dell’Imperial College di Londra che coordina la World Weather Attribution.