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Uber tira dritto per la sua strada e si prepara a difendersi a Bruxelles

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Una ragazza prende un Uber in una foto d'archivio
Una ragazza prende un Uber in una foto d'archivio   -   Diritti d'autore  AP Photo/Damian Dovarganes
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Uber difende a denti stretti il proprio modello di business, meglio conosciuto come gig economy. L'azienda con sede a San Francisco ha illustrato alla Commissione europea la sua posizione, in vista della consultazione del 24 febbraio. Bruxelles è pronta a imporre nuove regole per proteggere il lavoro nell'economia dei cosiddetti lavoratori on demand.

Euronews ha intervistato Vicky Pryce, consigliere economico e membro del Cda del Centro per la ricerca economica e aziendale (CEBR): "Il problema con l'Europa è che ogni Paese ha fatto le sue regole e quello che l'Unione europea sta cercando di fare è armonizzare queste regole".

Per Uber, la sua attività è quella di una piattaforma tecnologica e i suoi collaboratori non possono essere classificati come dipendenti. "Se sei un lavoratore autonomo puoi generalmente lavorare per altre persone", spiega Pryce. "Se lavori esclusivamente per un'azienda come Uber e non lavori per nessun altro datore, allora sei più o meno un dipendente e questo ti dà anche dei diritti in più".

Uber in Europa opera in 23 Paesi, con oltre 280mila autisti e 370mila rider che hanno lavorato per la compagnia nel 2020. Tra il 2018 e il 2020, i lavoratori on demand hanno guadagnato 12 milioni di euro, senza contare le mance.

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Le cifre di Uber per il 2020Euronews

Il modello della gig economy ha trovato un terreno fertile nel 2020, l'anno delle restrizioni, delle chiusure, a causa del Covid-19. "Uscendo dalla pandemia ci saranno molte più persone che lavoreranno in modo più flessibile o che vorranno farlo", sottolinea Pryce ai nostri microfoni. "Ma anche che non avranno altra scelta. Bisogna garantire che abbiano almeno i diritti di base come malattia, ferie, ma anche che guadagnino almeno il salario minimo. Tutto ciò sarà una parte molto importante dell'intero pacchetto".

Uber ha già vinto una battaglia in California lo scorso novembre, quando attraverso un referendum è stata approvata la sua proposta di mantenere i suoi autisti come appaltatori.