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Protesi mammarie difettose: la sentenza UE sul caso PIP

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Protesi mammarie difettose: la sentenza UE sul caso PIP
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È uno scandalo che risale a 10 anni fa, ma la portata della frode è mondiale. La corte suprema dell'UE si è pronunciata sul caso PIP, l'azienda che produce protesi mammarie.

La società francese PIP ha venduto fino a un milione di impianti difettosi in 65 paesi. Ben 400.000 donne hanno ricevuto protesi realizzate con il silicone per materassi.

Giovedì la Corte ha stabilito che la compagnia assicuratrice della responsabilità civile dell’impresa produttrice può far valere il limite geografico, relativo al territorio Francese, previsto contrattualmente.

L'azienda si era assicurata in Francia, ma vendeva l’'80 percento delle protesi in tutto il mondo. Olivier Aumaître, l'avvocato che rappresenta le vittime, non si dice soddisfatto della sentenza.

"Ci sono casi estremamente gravi di donne che hanno avuto problemi linfatici. Ciò significa che il gel PIP costituito da componenti industriali è entrato nel sistema linfatico senza che nessuno sappia realmente cosa accadrà tra 10, 20, 30 anni. Ciò che preoccupa è che più gli anni passano, più vediamo la comparsa di sintomi estremamente preoccupanti che suggeriscono che il gel PIP è certamente pericoloso ".

Tuttavia, come ha spiegato a Euronews la Corte stessa "questo non significa affatto che le vittime non francesi non potranno ricevere un risarcimento né avere giustizia. Le vittime di un’implantologia di protesi difettose possono sempre ottenere il risarcimento dai responsabili del danno e l’elenco dei potenziali responsabili non si esaurisce certo con l’azienda produttrice e la sua compagnia assicuratrice. Nella causa davanti al giudice tedesco, nell’ambito della quale la Corte di giustizia si è pronunciata in via pregiudiziale, ad esempio, sono stati chiamati a rispondere dei danni anche gli enti che hanno autorizzato l’uso delle protesi mammarie difettose e il personale medico che le ha impiantate".

La decisione arriva in un momento di particolare sensibilità verso le quesitoni sanitarie, in cui l'Europa riflette sul suo ruolo nella protezione della salute dei cittadini.