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Patto Malta-Tripoli, coordinare la guardia costiera libica è un atto criminale?

Patto Malta-Tripoli, coordinare la guardia costiera libica è un atto criminale?
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Migranti sbarcati a Malta il 3 gennaio scorso - REUTERS/Jon Nazca
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Domenica scorsa, il Times of Malta ha pubblicato uno scoop rivelando un presunto patto segreto tra La Valletta e la Libia: le forze armate maltesi avviserebbero Tripoli dell'ingresso nelle proprie acque di barconi carichi di migranti così da permettere alla guardia costiera libica di intercettarli e riportarli indietro, nel paese nordafricano.

Il 18 ottobre scorso, il centralino di Alarm Phone aveva dato notizia dell'intercettazione in zona di competenza maltese di un'imbarcazione riportata in Libia dalla guardia costiera libica, "in violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani".

Le autorità maltesi non hanno smentito la notizia ma lo ha fatto l'ambasciata libica a Malta. Per bocca della portavoce Mina Andreeva, la Commissione europea ha detto di non aver commenti da fare "su qualcosa che non è stato confermato", ma ha ribadito che la "Libia non è un porto sicuro".

Se l'accordo risultasse vero, cosa rischierebbe Malta a livello legale? Il governo Muscat sta violando qualche legge internazionale?

Tutto ruota intorno ad un caso che vede protagonista l'Italia (tanto per cambiare)

Premessa. Il diritto internazionale è prevalente rispetto alle norme nazionali. Riportare migranti in Libia in prima persona viola la convenzione europea dei diritti dell'uomo. Se le forze armate maltesi riconducessero qualcuno verso un paese in guerra come la Libia, La Valletta verrebbe condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) come è già successo nel 2012 all'Italia.

Quel caso, noto come Hirsi Jamaa e altri contro l'Italia, ha fatto scuola e ha segnato la fine della politica dei respingimenti diretti da parte delle autorità italiane. All'epoca, delle motovedette italiane avevano intercettato tre barche cariche di 200 migranti in acque internazionali (all’interno della zona "SAR" Search and Rescue di responsabilità maltese), e le avevano riportate in Libia, da dove erano partite.

L'Italia ha sostenuto di non aver avuto giurisdizione sui migranti salvati in acque internazionali; di parere opposto la Corte che, all'unanimità, ha sentenziato che i migranti saliti sulle nostre italiane erano sotto il controllo de iure e de facto dell'Italia_._

Da allora, la UE e gli stati europei cooperano con la Libia in maniera più sofisticata: equipaggiando la guardia costiera locale, fornendo addestramento e - se fosse vero quanto scritto dal Times of Malta e da Alarm Phone - segnalando ai libici possibili obiettivi di soccorso.

Aiutare un altro Stato a commettere un crimine è (teoricamente) un comportamento criminale

Secondo il diritto internazionale, "quando uno Stato assiste o supporta un altro Stato in una condotta illecita" - ovvero riportare delle persone in un paese non sicuro - "entrambi sono responsabili di fronte alla legge. In quest'ottica, sostenere la guardia costiera libica fornendo informazioni, addestramento o equipaggiamento, al fine di facilitare l'intercettazione dei richiedenti asilo nel Mediterraneo e riportarli in Libia, dove subiscono torture, viola chiaramente il diritto internazionale".

A dirlo è l'avvocato Adel-Naim Reyhani, esperto di diritto delle migrazioni e dell'asilo del Ludwig Boltzmann Institute of Human Rights di Vienna.

Tuttavia, aggiunge Reyahni, la Corte europea dei diritti dell'uomo "non ha ancora applicato questo principio del diritto internazionale".

Almeno finora.

Già perché la Cedu potrebbe emettere un altro storico pronunciamento su un ricorso presentato da un network di Ong e accademici per un episodio del 2017. Secondo l'accusa, l'Italia avrebbe responsabilità penali per aver coordinato, tramite la Guardia Costiera, l'intervento di una motovedetta libica che ha riportato in Libia 47 sopravvissuti a un naufragio. Questi ultimi avrebbero successivamente subito abusi, estorsioni, fame, stupri e torture.

Il concetto chiave di giurisdizione

Casi di collaborazione in operazioni di soccorso - pur senza intervento diretto di mezzi navali - "fanno scattare" o meno la giurisdizione di uno Stato? In questo caso, Malta aveva giurisdizione sui barconi intercettati dalla guardia costiera libica o no?

Diversi avvocati, accademici e Ong sostengono che sì, questo tipo di collaborazione con la Libia è illegale. Ciononostante, "ancora non sappiamo se la Cedu seguirà questa interpretazione", continua Reyhani.

La Cedu decide caso per caso, ma il verdetto - non atteso in tempi brevi - potrebbe avere conseguenze più generali. "I paesi ritenuti colpevoli subirebbero sanzioni, ma la sentenza avrebbe soprattutto un forte valore politico. L'Italia o Malta non potrebbero più continuare questo genere di cooperazione sostenendo di seguire il diritto internazionale", conclude Reyhani.

Vedremo quanto lontano sarà disposta ad andare la Corte.

C'è la possibilità che la Cedu non riscontri violazioni "anche perché al momento di decidere prenderà in considerazione le circostanze politiche e le ramificazioni che il verdetto avrà sulle politiche europee. Tuttavia, se sfavorevole all'Italia - e di riflesso, anche a comportamenti come quello ipotizzato per le autorità maltesi - il verdetto "potrebbe minare la futura collaborazione con la Libia".

Contattato da Euronews, un portavoce della Commissione europea ha scaricato le responsabilità per le operazioni di ricerca e soccorso "sui singoli stati in conformità con il diritto internazionale". La Commissione, aggiunge, "non può fornire interpretazioni giuridiche o analisi del diritto internazionale".

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