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Nuove competenze per un nuovo mercato del lavoro

Nuove competenze per un nuovo mercato del lavoro
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Le competenze sono la moneta di scambio del ventunesimo secolo, e insieme all'istruzione sono elementi cruciali che danno forma al futuro delle nostre società e delle nostre economie. Le vostre competenze sono al passo con i tempi?

Nuove competenze per nuove esigenze

Siamo andati a Le Havre, in una fabbrica che produce gondole motore per aerei. Qui sono usate tecnologie innovative che ci proiettano nella "fabbrica del futuro". Naturalmente le competenze dei lavoratori si evolvono con l'avvento del digitale. Entriamo nell'industria 4.0.

Secondo stime del World Economic Forum, più della metà dei lavoratori dovrà riqualificarsi o migliorare le proprie competenze entro il 2022. Fabrice ha chiesto una formazione, e questo ha avuto un impatto sul suo modo di lavorare, dice parlando di una certa operazione che viene oggi effettuata con l'aiuto di un robot: "Prima quest'operazione si faceva a mano, era faticosa e ci volevano tre quarti di una giornata lavorativa, adesso in un quarto di giornata è fatta, e con grande precisione".

Le tecnologie digitali consentirebbero alle industrie di ridurre i costi e migliorare l'efficienza, principi chiave per la competitività delle imprese, ma anche per lavoratori come Mickaël Lebaillif, apprendista ingegnere, e Nicolas Lepape, il suo tutor. "Lavorare sulle nuove tecnologie - commenta Mickaël - non è per tutti. Io lavoro su due aree, la realtà virtuale e la realtà aumentata, che sono poco conosciute nel campo dell'industria". Per Nicolas, "L'idea alla base di questi nuovi mestieri è di avere un background da ingegnere industriale, che si occupa degli aspetti meccanici e produttivi, ma con in più competenze reali in tutte le aree del digitale". E questo, conclude Mickaël, "Ci apre delle porte, è più facile essere assunti perché conosciamo già queste tecnologie".

Un nuovo modo di lavorare che consentirà a quest'azienda di consegnare 2 mila nuovi motori in tre anni anziché 15. Ma l'automazione solleva anche il problema di come evolverà il ruolo della forza lavoro umana. Secondo Cédric Halé, direttore delle risorse umane di Safran Nacelles, "La transizione dev'essere positiva, e a questo scopo va preparata. La fabbrica del futuro è questo: uno strumento industriale al servizio dei team, che permette alla forza lavoro umana di concentrarsi sul suo valore aggiunto e su compiti a forte valore aggiunto. Questo ci consentirà di essere più efficienti, di distinguerci nell'ambito delle nostre attività."

Le nuove tecnologie sono in continua evoluzione. Come fare in modo che le competenze dei lavoratori tengano il passo? A Lione, Alban Guyot gestisce Entreprise du Futur, una rete di 19 mila datori di lavoro che cercano di dare una risposta a domande come questa. "È una delle grandi domande, non abbiamo ancora trovato tutte le risposte - spiega Alban -, ma si sta lavorando parecchio in questo momento nelle imprese su come la tecnologia possa rispondere a esigenze legate all'innovazione, allo sviluppo internazionale, alla comprensione delle aspettative del cliente, eccetera, e tutti questi problemi che stanno emergendo sono potenzialmente creatori di nuove figure professionali".

Il corso accelerato: il mondo del lavoro nell'Ue e nel mondo

Il tasso di disoccupazione nell'Unione europea a febbraio era al 6,5 per cento, un risultato record che però si traduce in oltre 16 milioni di europei senza lavoro.

Il mondo del lavoro sta attraversando un'importante fase evolutiva dovuta a più fattori:

  • Sviluppo tecnologico
  • Cambiamento climatico
  • Cambiamenti demografici
  • Globalizzazione

In tutto il mondo si contano 190 milioni di disoccupati, 64,8 milioni hanno meno di 24 anni. 300 milioni di lavoratori vivono in condizioni di estrema povertà, con meno di 1,70 euro al giorno. 2 miliardi di persone si guadagnano da vivere nell'economia sommersa.

L'aumento dei salari è calato dal 2,4 all'1,8 uno virgola otto per cento fra il 2016 e il 2017. Il divario retributivo esistente fra uomini e donne è del 20 per cento. Sfide che vanno affrontate mentre si prevede la creazione di 344 milioni di posti di lavoro entro il 2030.

Marianne Thyssen: "Dobbiamo imparare per tutta la vita"

Abbiamo chiesto di parlarci di queste sfide a Marianne Thyssen, commissaria europea all'occupazione, affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori.

"Penso che una delle principali sfide sia sicuramente quella delle competenze. A quasi 70 milioni di persone in Europa mancano le competenze digitali di base, e questo non va bene, perché vediamo parecchi posti vacanti che non vengono occupati. Dobbiamo impegnarci a formare di più e meglio i lavoratori, rendendo le competenze, l'istruzione e la formazione più rilevanti per il mercato del lavoro. Io dico sempre, quando si parla di competenze, che 'occupabilità' non è una parolaccia. Dobbiamo tenere conto del fatto che, dopo gli studi, bisogna entrare nel mercato del lavoro, e questa transizione deve avvenire il più possibile senza scossoni".

Come fare in modo che i cittadini acquisiscano queste competenze, e che lo facciano in modo efficiente?

"Dobbiamo chiedere ai cittadini di valutare le proprie competenze e di fare uno sforzo, naturalmente. Dobbiamo anche chieder loro di essere pronti a imparare per tutta la vita. Penso che nei prossimi anni non potremo più dire: vado all'università, o a un'altra scuola, prendo la mia laurea ed è finita lì. No! Dobbiamo formarci, riformarci, aggiornarci. E saremo impegnati in formazioni per tutta la vita. Ma dal punto di vista dei governi, delle autorità pubbliche, anche noi dobbiamo fare la nostra parte e fare in modo che siano disponibili offerte di buon livello. Ed è quel che cerchiamo di fare già in quelli che abbiamo chiamato 'Percorsi di miglioramento del livello delle competenze' per dare agli adulti una seconda chance, ed è in questo contesto che chiediamo agli stati membri di assicurarsi che questo aiuti i cittadini ad avere una possibilità di riqualificazione e una valutazione individuale, ad avere un'offerta adeguata e a poter documentare le competenze acquisite".

E come sfruttare al meglio il potenziale che abbiamo nell'Unione europea nell'ambito della globalizzazione?

"Dobbiamo essere pronti in quanto europei ad assumere un ruolo guida, e non esportare solo prodotti e servizi, ma anche i nostri valori. Penso che molti nel mondo guardino all'Europa perché sanno che qui abbiamo una buona qualità della vita. E dobbiamo fare in modo che anche in futuro chi vive qui goda di una buona qualità della vita. Quindi nei nostri accordi commerciali - che riguardano servizi, prodotti e catene globali di valore - dobbiamo fare in modo che siano inclusi anche accordi sulla protezione ambientale, sull'occupazione, sulla sicurezza sociale, sulle condizioni di lavoro dignitose e così via".