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Migranti, "In Niger l'Europa non ha raggiunto i suoi obbiettivi"

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Migranti, "In Niger l'Europa non ha raggiunto i suoi obbiettivi"

Migranti, "In Niger l'Europa non ha raggiunto i suoi obbiettivi"
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Fino a pochi anni fa ogni anno almeno 100mila migranti dal Niger e dai vicini Paesi subsahariani viaggiavano verso la Libia, nella speranza di arrivare in Europa.

Dal 2015, da quando il Niger ha attuato una legge contro l'immigrazione clandestina su impulso di Bruxelles, la situazione è cambiata.

Per il programma Insiders di Euronews la giornalista Valerie Gauriat ha realizzato un reportage in Niger. Ecco la sua intervista con Sophie Claudet.

Sophie Claudet: Abbiamo visto nel tuo reportage che i pacchetti di aiuto dell’Unione Europea non stanno raggiungendo abbastanza persone, e certo non stanno impedendo tutto il traffico di esseri umani. Secondo te la strategia dell’Unione europea in Niger ha fallito?

Valerie Gauriat: Certamente non ha raggiunto i suoi obbiettivi. Ci sono alcune ragioni per questo. Innanzitutto i fondi dedicati alla lotta contro le migrazioni sono destinati a diversi progetti. Uno è riformare e rinforzare la sicurezza interna, gestire i confini e aiutare il Niger a combattere il traffico di esseri umani. Il cosiddetto pacchetto di riconversione che ha l’obbiettivo di aiutare le persone a trovare nuove attività economiche è una piccola parte di tutto ciò. In secondo luogo molte persone ci hanno detto che questi fondi spesso sono gestiti da agenzie di sviluppo che non sempre sanno farlo, quindi c’è molta burocrazia e ci sono molti ritardi.

Sophie Claudet: Non credi anche che sia un’illusione pensare che la migrazione si fermi del tutto? Sin dall’inizio dei tempi le persone si spostano e attraversano i confini.

Valerie Gauriat: Sì, è un’illusione e non credo che nessuno seriamente pensi che si fermerà. Il problema principale è affrontare la questione alla radice nei Paesi d’origine e questo è quello che l’Unione Europa dice da un po’, ma è vero che la maggior parte dei soldi spesi per affrontare le migrazioni è destinata a rinforzare la sicurezza.

Foto di Valerie Guriat
Migranti di ritorno in Niger dopo l'inferno libicoFoto di Valerie Guriat

Sophie Claudet: Non pensi che questo sia un buon esempio delle lacune delle politiche migratorie dell’Europa per cui c’è una strategia complessiva in Europa, ma poi bisogna prendere in considerazione quello che vogliono i governi nazionali, e molti di loro sono ossessionati da sicurezza e migrazione.

Valerie Gauriat: Sì, è vero. Voglio dire, pensiamo allo sviluppo dei movimenti populisti in tutta Europa, la lotta contro le migrazioni e il non lasciare entrare le persone è uno dei grandi argomenti elettorali per tutti questi governi populisti.

Sophie Claudet: Quei 300mila migranti, rifugiati, persone tornate dalla Libia che adesso sono bloccati in Niger, stanno pesando sull’economia del Paese?

Valerie Gauriat: Sì, specialmente nella zona di Agadez, che si basava molto sul business della migrazione.

Sophie Claudet: E la popolazione locale? In particolare i giovani, che hanno poche opportunità, perché il Paese si basava sul business delle migrazioni? Pensi che qualcuno di loro sarà tentato di unirsi a gruppi armati? Perché sappiamo che ce ne sono molti nell’Africa Sub-Sahariana, i gruppi islamisti per esempio.

Valerie Gauriat: Sul posto la gente dice che la principale preoccupazione non è tanto che i giovani si uniscano a gruppi terroristi quanto che si diano alla criminalità in generale.

Sophie Claudet: Sta già succedendo?

Valerie Gauriat: Sta già accadendo, ci sono rapine, c’è contrabbando di droga, di armi, ma d’altra parte le due cose a volte vanno insieme, e il traffico è anche un serbatoio per i gruppi terroristi

Sophie Claudet: In un punto molto importante del tuo reportage affermi che i viaggi nel deserto adesso uccidono più persone di quelli in mare. Perché?

Valerie Gauriat: In primo luogo il deserto vuol dire mille strade, come ci è stato detto spesso laggiù, perché la via principale è stata chiusa per impedire l’immigrazione illegale, le persone stanno prendendo ogni sorta di strada diversa e non sempre conoscono i percorsi come quello principale, in più il fatto che sono nuovi nel business vuol dire che possono essere meno scrupolosi dei cosiddetti trafficanti tradizionali che conoscevano le strade e avevano un codice di condotta, in realtà.

Sophie Claudet: Grazie di essere stata con noi e grazie per il tuo reportage.